Per l’Anm si tratta di norme “punitive” – Nelle ultime ore in Italia torna a riaccendersi il dibattito tra politica e giustizia. Prima l’indagine su diversi politici della regione Emilia Romagna e adesso l’Anm critica con severità le norme del governo di larghe intese in materia di giustizia e boccia le proposte del Ministro Andrea Orlando. L’Associazione nazionale magistrati non usa mezzi termini e sostiene che “le notizie finora diffuse sulla riforma della giustizia non possono che suscitare delusione”. I vari interventi sono considerati di “scarso respiro” e sulla proposta dell’esecutivo di ridimensionare le ferie dei magistrati c’è uno degli attacchi più duri e sorprendenti: “Sarebbe un grave insulto non per l’intervento in se stesso ma per il metodo usato e per il significato che esso esprime”. Anche sulla prescrizione c’è qualche perplessità e si mette in discussione l’operato del governo, che avrebbe messo in campo “norme punitive” dovute a “violente accuse rivolte ai magistrati di volersi sostituire al legislatore”.

In difesa delle sacre e lunghe ferie – Il pensiero del governo e del Partito democratico in particolare è ben riassunto dal vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, che su Twitter scrive: “Adesso ci spiegheranno che anche il taglio da 45 a 30 giorni di ferie è una minaccia all’autonomia e all’indipendenza della magistratura?”.


In effetti l’Associazione nazionale magistrati mette in discussione il ridimensionamento delle ferie che, fino ad oggi, iniziano il primo agosto e si concludono il 15 settembre. Una goccia nel mare degli sprechi della giustizia italiana, eppure è un esempio di come in questo Paese le caste per eccellenza, di cui la magistratura fa parte, non sono disposte a fare nessun passo indietro per provare a rendere l’Italia un Paese in linea con il resto del mondo occidentale. Negli ultimi decenni siamo stati abituati a uno scontro aspro tra le parti (politica e magistratura), ma in vista della nascita della terza Repubblica, che prima o poi dovrà vedere la luce, certi atteggiamenti lasciano perplessi.

Giovenale e gli interrogativi sulla giustizia – La crisi economica impone sacrifici e un utilizzo più efficace e meno dispendioso delle varie componenti istituzionali. Questo è un principio ben chiaro negli Stati Uniti, in Germania e in Gran Bretagna. Perché non dovrebbe essere così in Italia? Perché quando si vuole realizzare una riforma della giustizia, di destra o di sinistra, ci si deve scontrare con gli interessi del settore che per mantenere lo status quo sale sulle barricate e accusa il mondo politico di voler distruggere l’indipendenza della magistratura? Perché si arriva a un simile imbarbarimento del dialogo, dopo che l’Anm ha partecipato ai tavoli di confronto organizzati dal ministero della giustizia conoscendo bene i contenuti dei provvedimenti che sono stati approvati dal Cdm del 29 agosto e che sono in corso di pubblicazione? Si potrebbe rispondere con una buona dose di malizia a simili interrogativi. Negli ultimi anni si sono messi in evidenza gli sprechi del mondo della politica. Giusto e ancora non si è fatto abbastanza, ma non si parla mai degli stipendi dei magistrati e di altri aspetti inerenti la galassia della giustizia. In un contesto del genere la massima di Giovenale, tratta dalla VI Satira, è sempre attuale. “Quis custodiet ipsos custodes?”, ovvero “Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?”.

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