Tra le cose più interessanti del variegato e ampio Festivaletteratura di Mantova terminato il sette settembre, che vive grazie al felice connubio tra scrittori, pubblico, organizzatori e volontari, quest’anno in una edizione sempre più ricca e fertile di idee, ci siamo trovati di fronte all’economista americano Jeremy Rifkin che ha presentato il suo ultimo libro “La società a costo marginale zero. L’Internet delle cose, l’ascesa del Commons collaborativo e l’eclisse del capitalismo“, edito da Mondadori.

La città durante il corso della manifestazione si anima, e vengono riscoperti e goduti angoli particolari del centro cittadino, che diventa così un grande “salotto letterario”, anche se la città non è tra le più grandi d’Italia, di sicuro il festival dopo diciotto anni comincia a diventare un punto di riferimento anche a livello internazionale. Si può tranquillamente affermare che il Festivaletteratura abbia raggiunto l’obiettivo di rendere la letteratura a portata di tutti, perché è impossibile in quei giorni non imbattersi in un incontro con l’autore o in un reading, ma è anche salito di anno in anno il tenore culturale della manifestazione, che riscuote grande successo anche per la partecipazione e la collaborazione di tutti i mantovani, e per la concomitanza dal di diversi festival “paralleli” nella stessa città, come il Mantova Musica Festival, il Festival Teatro – Arlecchino d’Oro e Segni d’Infanzia, e la vicinanza di Festivalfilosofia che anima le città di Modena, Carpi e Sassuolo. Mantova, nella settimana del Festival, è una città diversa, e le corti e gli antichi palazzi si riempiono di un aria di rinnovamento e di crescita.

Come dicevamo a renderla ancora più cosmopolita e frizzante ci si è messa la presentazione dell’ultimo libro di Rifkin. “L’ascesa dell’anticapitalismo” è stato il titolo dell’evento che lo ha visto protagonista in piazza Castello, dove era presente in prima fila anche la presidente della camera dei deputati Laura Boldrini, si spera non solo a fare bella presenza di rappresentanza. Rifikin non è uno che le manda a dire e da anni si occupa dell’impatto che i cambiamenti scientifici e tecnologici possono avere sull’economia, sul lavoro, sulla società e sull’ambiente. Ha affrontato le problematiche etiche legate alla biotecnologia e alla genetica, toccando anche le tematiche riguardanti le risorse energetiche del pianeta e tutte quelle che a questo proposito hanno a che vedere con la sostentazione alimentare degli umani, con un libro subito diventato un “cult” per i vegani e i vegetariani, il saggio “Ecocidio”, contro quella che lui chiama la cultura della bistecca.

Questa volta ci portava l’idea di “Commons”, che sarebbe in parole semplici l’economia della condivisione. Una diversa forma di economia dove si trasforma l’idea di possesso in una idea di accesso, che poi corrisponderebbe all’idea di avere una moto in comune con tutti gli inquilini del palazzo, purché si riuscisse a decidere quando poterla utilizzare in sintonia con le esigenze degli altri. Il suo esempio del giocattolo del bambino è abbastanza illuminante. Un bambino infatti a suo avviso utilizza un giocattolo solo per qualche ora intensamente, o per qualche giorno, o al massimo per qualche settimana. Dopodiché questo giocattolo potrebbe entrare in una sorta di cassa comune, che ne permetterebbe l’utilizzo da parte di un altro bambino, mentre il genitore che ha acquistato quel giocattolo potrebbe riceverne in cambio un credito per un altro giocattolo a sua volta riciclato e condiviso. Certo resusciterebbe lo stesso Platone per dare un bacio in fronte a Rifkin, ma i problemi per la realizzazione di questi programmi non sono facili da risolvere.

Rifkin però lavora molto sulla fondamentale democratizzazione di questo processo che sarà di sicuro lento, ma inevitabile, perché lo sfruttamento senza limiti delle risorse ci porterebbe a degli scenari affatto gradevoli. Il Commons è anche il simbolo della solidarietà, della condivisione che porta in primo piano la crescita evolutiva dello spirito umano. Non sembra uno sprovveduto, anche se disegna degli scenari che possono apparire fantascientifici, tipo la condivisione di cose reali attraverso l’estensione delle potenzialità della stampa 3d e del raggiungimento del costo zero dal punto di vista energetico, con lo sviluppo dell’eolico e del solare. Dopotutto è anche il consulente di una certa Angela Merkel, che è a capo di una nazione che non è certo fatta di idealisti sognatori, che pure sembra prosperare da tanti punti di vista e soprattutto dal punto di vista dell’economia.

Ha anche affermato che Renzi ha letto tutti suoi libri, e che spera che legga anche questo, ma il panorama che prospetta si realizzi, cioè quello di una società “iperumanistica”, che abbracciando a cuore pieno le sorti del pianeta , questa fragile palla sperduta nell’universo, tenda verso la riduzione allo zero del costo marginale delle cose, può essere un panorama gradito a quelli che gestiscono i reali poteri economici? Non comincia a trovare delle difficoltà relative alle serpi in seno anche Renzi il volenteroso, nonostante la determinazione? Il capitalismo sarà veramente sconfitto dalla fine dell’entusiasmo e dal calo di interesse per un gioco da parte un bambino? Qualunque siano gli scenari che ci troveremo di fronte nel frattempo riteniamo sia meglio alimentare la fantasia. Al di là dell’osservazione concreta di chi gli ha fatto notare che se fosse stato un ventenne italiano, oggi sarebbe senza lavoro, e se fosse stato un cinquantenne non avrebbe avuto le giuste competenze su Internet, come si è detto in qualche altro incontro di Festivaletteratura si può imparare a scrivere le fiabe, ma anche a riscriverle e a cambiare il finale.

© Riproduzione Riservata

Commenti