La perdita delle tre suore missionarie italiane, uccise selvaggiamente in Burundi, ha scosso di nuovo le coscienze. Il ritmo di crescita delle violenze, a cui si è assistito in quest’anno, le immagini feroci di uccisioni per mano degli estremisti, in varie zone del Medioriente come l’Iraq e la Siria, ma anche quelle in Africa con in testa la Nigeria, danno una percezione degli eventi in corso di livello castrofico. Non si conosce il motivo che ha spinto ad assissanare brutalmente le tre sorelle, suor Lucia Pulici di 75 anni, suor Olga Raschietti di 83 anni e suor Bernadetta Boggian di 79 anni. Le indagini della polizia locale, hanno condotto all’erresto di due persone, ritenute responsabili dell’omicidio, avvenuto nella notte tra domenica 7 settembre e lunedì 8, nel convento di Kamenge, un piccolo villaggio alla periferia di Bujumbura. Il vice direttore generale della polizia del Burundi, Godefroid Bizimana, ha dichiarato che “l’assassino ha sgozzato due religiose”, le sorelle suor Lucia e suor Olga, “prima di accanirsi su una delle due a colpi di pietra sul volto. Il corpo di una terza religiosa decapitata” si tratta di suor Bernadetta, la quale sarebbe stata tra le prime a ritrovare i cadaveri delle consorelle, prima di venir a sua volta uccisa perché l’omicida era ancora presente sulla scena del crimine, “è stato scoperto tra le due e le 3 del mattino nello stesso convento”. Dalle fonti era emerso che le tre religiose erano state oggetto di violenza sessuale, sebbene le fonti più vicine alla missione, abbiano smentito questa dichiarazione. L’oltraggio c’è stato ma non la violenza sessuale. Le tre suore uccise appartenevano alla Congregazione delle Missionarie di Maria, erano suore Saveriane, e vivevano nel convento “Guido Maria Conforti” nel villaggio di Kamenge. Non si comprende se le cause che hanno condotto alla barbara uccisione, siano dovute ad un tentativo mal riuscito di rapina ma dal convento non sarebbe stato portato via nulla e dalle fonti di agenzia, molte suore italiane erano rientrate da poco dall’Italia, portando nel convento oggetti e strumenti di difficile reperimento nel paese, ma questi non sono stati toccati.

In una statistica apparsa sul Sismografo, “il numero di operatori pastorali uccisi dall’inizio del 2014 aumenta a 18”. E le cifre dei missionari italiani operanti in tutto il mondo, è di circa 10 milioni, tra cui vi sono numerosi religiosi, suore e sacerdoti ma anche moltissimi laici, che forniscono sostegno attivo alle popolazioni in difficoltà e fanno opera di testimonianza. Sono sparsi in ogni angolo della terra: Asia, Africa, America Latina, Oceania, e anche in Europa, che per cause di forza maggiore, inerenti la non cessata crisi economica, è divenuta anch’essa “terra di missione”. Dai primi anni 90 tuttavia, si è vista la crescente disaffezione dei giovani alla vita delle missioni. Fu quello il periodo in cui si raggiunse il record delle 20 mila presenze missionarie all’estero. Dagli anni 30, in cui l’italia aveva 4.013 missionari, sino agli anni 90, dove nel 1991 si toccò il picco dei 20 mila, il numero dei missionari è sempre stato in crescita ma dopo, si è assistito ad un calo importante. Il padre comboniano Alberto Pelucchi, ha sottolineato, quanto in questo calo, pesi la crisi di vocazione: “Oggi i giovani ci ammirano, ci stimano ma non ci imitano. La solitudine, l’incomprensione, il lottare possono anche fare paura”. Certo, nel disamoramento ha contribuito l’atteggiamento di sfiducia e sospetto ingenerato dai comportamenti all’interno dele sfere religiose, quali le accuse di pedofilia e di cattiva gestione dei beni. I giovani, sensibili a questi temi, in una società molto spesso disorientata e distante dall’abbracciare i valori della solidarietà, considerano anche i religiosi come legati ai beni terreni e non liberi da comportamenti ritenuti lontani dall’etica. Questo ed altri fattori, legati alla visione di una vita agiata e priva di scossoni, hanno influito sull’allontanamento dal piano operativo che l’Opera Missionaria italiana ha sempre svolto. Eppure, si parla di crisi vocazionale ma al contrario, i laici che decidono di andare nei luoghi del dolore e della sofferenza, sono in aumento e l’età è molto più bassa. Si parla di un 58% al di sotto dei 40 anni, meno di uno su quattro ha più di 50 anni, il 60% è sposato; numerosi sono quelli che decidono di partire con il coniuge ed i figli, e il numero delle donne è pari al 56%. Dall’analisi, sembrerebbe dunque che si può scegliere di fare vita di missione, senza necessariamente essere legati agli ordini religiosi. Ed un’importante testimonianza è data dalla enorme presenza di giovani impegnati su campo insieme alle Ong. I missionari religiosi, nel tempo hanno aumentato il loro livello anagrafico ed a partire sono quelli che hanno in media 63 anni, questo è il tracciato fatto dalla rivista “Popoli e missione”, che è in stretta sinergia con la fondazione della Cei, “Missio”.

Il paese straniero, al primo posto nell’accoglienza dell’opera volontaria e solidale di questi uomini e di queste donne, è l’Africa. Il 55,7% dei missionari laici si trova qui, mentre il 38,6% è in America Latina. I luoghi della massima povertà e del disagio sociale, in cui la forbice di chi ha tutto e quella di chi non ha nulla tranne un corpo per rivestire l’anima, è sempre più larga. Ed a pagare il calo dovuto all’allontanamento dalla sfera religiosa, ci sono primi fra tutti i Comboniani che negli anni 80 erano più di 1.200 e nel 2011 sono scesi ad 800, con un’età media superiore ai sessanta anni. Ma i religiosi che continuano a svolgere opera missionara seppur sono calati, in molti luoghi costituiscono ancora, un punto di riferimento fondamentale sia per la popolazione, sia per le istituzioni e le forze dell’ordine, perché forniscono centri di equilibrio umano, sociale e democratico, oltre che centri di stimolo e crescita spirituale. Un semplice sacerdote può essere inviato dal proprio vescovo per “svolgere il proprio ministero” nella missione. Questo servirà prima di tutto, al sacerdote che vivendo umile, tra gli umili, riceverà un bagaglio spirituale ed umano unico e prezioso. Inoltre, potente è l’opera svolta dagli ordini come i Francescani, i Gesuiti ed i Salesiani. Ed a questi ultimi, va il nostro particolare ed affettuoso pensiero perché per numerosi giovani della nostra locale comunità, i Padri Salesiani sono stati non solo testimoni, ma guide nel nostro percorso di crescita personale.

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