Oggi si è persa quell’armonia architettonica e paesaggistica tipica di un tempo. C’è stato uno stravolgimento totale che testimonia purtroppo l’incuranza dell’uomo verso il territorio. E’ sufficiente prendere uno scatto fotografico del passato e compararlo a uno del presente, che immortala lo stesso luogo, e osservare immediatamente la notevole trasformazione avvenuta nei territori che abitiamo. Gli abusi edilizi e la cementificazione irrazionale hanno distrutto molto delle bellezze naturali stravolgendo l’equilibrio ambientale a tal punto che in questi giorni una volta in più abbiamo toccato con mano come la situazione dell’Italia è critica. Secondo i dati riportati nell’Annuario dati ambientali dell’Ispra il nostro Paese deve confrontarsi seriamente con il problema dell’inquinamento acustico, dell’erosione del suolo, della frequenza e intensità di eventi estremi come alluvioni, siccità e ondate di calore. Drammatici i dati oltre il 42% delle sorgenti oggetto di controllo supera i limiti consentiti; ogni secondo si perdono 8 metri quadrati di suolo; è aumentato il numero medio di notti tropicali e con esse le specie “aliene” animali e vegetali potenzialmente tossici. Sempre l’Ispra conferma che l’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità (58mila specie animali e 6.700 piante superiori) ma con una minaccia di estinzione alta circa il 31%.

I fattori principali di perdita del territorio e d’inquinamento sono legato all’urbanizzazione “irrazionale”, cementificazione, rettificazione dei fiumi, costruzione di edifici e strade abusive, contaminazione del territorio con sostanze inquinanti, condizioni climatiche e geomorfologiche. Una lettura che non lascia dubbi sul fatto che gran parte dei problemi ambientali sia legata alle attività umane. Nel rapporto emerge che circa 6 milioni d’italiani occupano un’area di 29.500 km2 considerata ad “alto rischio idrogeologico”; gli edifici a “rischio frane e alluvioni” sono 1.260.000, di cui oltre 6 mila scuole e 531 ospedali, in pericolo 1 milione di persone che vivono in Campania, 825 mila in Emilia Romagna, oltre 500 mila tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Come se non bastasse tutto ciò, l’Italia è il paese dei disboscamenti dei versanti regioni come la Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta sono regioni classificate a rischio proprio a causa del dissennato disboscamento. Quindici comuni italiani su cento non sono dotati di piani urbanistici che mettano paletti all’edificazione, a riprova del fatto che in una situazione così drammatica e alla presenza di forti ritardi nel prevenire i disastri, l’impatto dei condoni edilizi emanati dai vari governi Berlusconi, sia stato devastante. Una riconsiderazione fa fatta anche tra i rapporti ambiente e industria.

L’industria come si è sviluppata in Italia dal boom economico ad oggi ci ha lasciato in eredità non-luoghi come Ilva, l’area ex industriale di Bagnoli, il Polo petrolchimico del siracusano, Porto Marghera, Tirreno Power di Vado, la ferriera di Trieste. Aziende che hanno cessato di produrre a causa della crisi economica lasciando desolazione e inquinamento. La tutela del territorio deve diventare una priorità e farlo può essere un modo di superare in parte la crisi economica: ridisegnare il territorio, convertire le aree industriali abbandonate, curare i territori montano-collinari, sostenere l’ambiente con attività agricole, silvocolturali e pastorali, rafforzare le pene per i reati di disastro ambientale, focalizzare l’attenzione sulle nuove forme di sviluppo economico compatibili è la strada giusta. L’Euro barometro ha chiesto ai cittadini europei quanto sia importante per loro la tutela ambientale. Su 28 mila intervistati con un consenso del 95%, gli europei hanno svelato un’anima green ritenendo che si possa salvar il pianeta ma bisogna puntare sull’uso efficiente delle risorse naturali e sulla protezione dell’ambiente. Per contribuire al benessere del pianeta gli europei intervistati si sentono inoltre coinvolti in prima persona nella gestione dell’ambiente e quindi pronti a fare di più per il suo bene. Anche gli Italiani secondo una ricerca Ipsos sono più attenti all’ecologia di quanto lo fossero 15 anni fa.

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