La dieta e la politica italiana – Dopo le vacanze estive la parola d’ordine per gli italiani è dieta. Intorno a questo termine si creano trasmissioni televisive, rubriche e si animano dibattiti tra amici. Da sempre è uno degli argomenti preferiti delle cittadine e dei cittadini del Bel Paese. Strano, però, che lo stesso tema, negli ultimi decenni, non abbia attirato l’attenzione del mondo della politica che, in un modo o nell’altro, è riuscita a ingrassarsi e in alcuni casi si è anche ammalata di bulimia. La crisi economica del 2008, tra le sue varie conseguenze, ha avuto il merito di porre l’attenzione su questo vizio della politica italiana. La necessità di stringere la cinghia ha costretto gli italiani a fare dei sacrifici e ha imposto a diversi politici di fare altrettanto. Alcuni favoritismi di cui godevano sono soltanto un lontano ricordo, ma ancora non è sufficiente. Se un politico si pesasse su una bilancia, risulterebbe fuori forma. Ancora è troppo grasso e dunque bisogna insistere con la dieta. Non c’è altra alternativa. Forse i kg potrebbero diminuire se si intervenisse anche sulle spese di alcuni dei loro luoghi di lavoro.

Il taglio del 3% delle spese per i ministeri – Ad esempio i ministeri e la loro coda troppo ingombrante, per entrare nello snello Stato che si vuole costituire. Per questo motivo il Presidente del consiglio, Matteo Renzi, e il Ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, nella giornata di domani si incontreranno con i vari ministeri per dare il via all’annunciato taglio del 3% delle relative spese. Palazzo Chigi si prepara a questa riunione e nelle ultime ore si sono incontrati il premier, il Ministro Maria Elena Boschi, il consigliere economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il commissario alla spending review Carlo Cottarelli. L’imperativo categorico è arrivare ai tanto citati 20 miliardi di tagli indicati da Matteo Renzi. Una cifra difficile da raggiungere, ma in questo momento l’ottimista del gruppo è Cottarelli che è convinto di ricavare entro il 2015 circa 500 milioni di euro dai tagli alle municipalizzate, le quali in un solo anno verrebbero ridotte da 8 mila a 2 mila.

La road map di Cottarelli – Poi c’è da fare tutto il resto e sembra che i ministri del governo di larghe intese abbiano accettato un accordo di massima sui tagli di spesa del 3%. Altre risorse, secondo la road map tracciata dal commissario Cottarelli, dovrebbero essere recuperate dal maggiore coordinamento tra le forze dell’ordine (che sarebbe un primo passo verso la richiesta dei sindacati di polizia di riorganizzare i vari corpi armati) e dalla revisione di incentivi e trasferimenti da parte di diversi ministeri alle imprese. Da questo piano, almeno stando alle prime dichiarazioni del Ministro dell’interno, Angelino Alfano, dovrebbe rimanere escluso il blocco agli stipendi delle forze dell’ordine. Il leader del Nuovo Centro Destra, a tal proposito, ha affermato: “Ci sono le condizioni per lo sblocco degli stipendi delle forze di polizia”. Staremo a vedere, però per il resto dei dipendenti della Pubblica amministrazione, come ha confermato il Ministro Marianna Madia, il blocco dei salari non è in discussione. In attesa di conoscere i particolari dei tagli nei diversi ministeri, si può affermare che si tratta di un piano ambizioso, anche se, stando ai primi numeri, dovrebbero mancare circa 10 mld rispetto a quelli promessi dal premier e allora altre sforbiciate potrebbero diventare realtà.

© Riproduzione Riservata

Commenti