Si inizia a Bolzano. Gli ultimi a riprendere in Sicilia e Puglia – Ci siamo. E’ ufficialmente iniziato un nuovo anno scolastico. I primi a sedersi sui banchi, nella giornata di oggi, sono le alunne e gli alunni della provincia autonoma di Bolzano. Fra due giorni toccherà a quelli della provincia autonoma trentina e a quelli molisani. L’11 settembre rientreranno gli alunni di Abruzzo e Val d’Aosta, mentre in 14 regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia-Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto) le lezioni riprenderanno lunedì 15 settembre. Gli ultimi ad entrare in classe, il 17 settembre, saranno gli alunni siciliani e pugliesi. E’ questo il calendario stilato per la scuola italiana e quindi è caduta nel vuoto la richiesta di alcuni assessori al turismo del settentrione, che avevano chiesto una proroga delle vacanze a causa del maltempo estivo. Il Ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, ha subito dato parere negativo e non poteva essere altrimenti.

La scuola, una bussola senza meta – Con le attuali norme vigenti in Italia, far slittare l’anno scolastico è qualcosa di impossibile. Non si può prescindere dai 200 giorni minimi di attività didattiche e inoltre c’è il periodo degli esami di Stato. Si è trattato soltanto di una proposta estiva, tutto qua. Quello che preoccupa gli studenti, le famiglie e i docenti è l’attuale situazione del sistema scolastico italiano. Un settore che negli ultimi decenni ha subito un crollo senza precedenti. Umiliato dalla classe politica che non gli ha concesso l’attenzione necessaria e da una società contemporanea orfana dei principi fondamentali degli ultimi secoli. In un contesto del genere la scuola è diventata una bussola senza meta. Al suo interno molti docenti sembrano combattere, in pieno stile Don Chisciotte, contro i mulini a vento rappresentati da una realtà lontana dalle aule. La distanza tra banchi e strada non è l’unico aspetto preoccupante per la scuola. A questo va ad aggiungersi il rapporto conflittuale tra alcuni professori. A causa di stipendi al di sotto della media europea, infatti, spesso si mette in scena una sorta di “guerra tra poveri”.

Lo status quo della scuola italiana – Si fa a gara per ottenere quei fondi per i progetti scolastici. E anche in questo settore c’è uno sperpero di denaro. Le idee innovative, che in Europa fanno parte del settore dell’istruzione, sono rare e osteggiate. In Italia, soprattutto al sud, si creano progetti che sono soltanto protesi di lezioni da svolgere in classe durante l’orario scolastico e invece vengono fissati il pomeriggio per far arrotondare il professore, il quale la mattina è impegnato nella sua attività di vicepreside o chissà cosa. Se nel resto dell’Unione europea uno sportello di consulenza filosofica, un progetto cinematografico, giornalistico o artistico sono delle certezze, in Italia diventa tutto molto difficile. Le nuove generazioni, che spesso presentano progetti per cercare di entrare nel complicato mondo del lavoro, sono ostacolate all’interno dello stesso sistema caratterizzato da invidie insopportabili per quello che dovrebbe essere il cuore pulsante della formazione del Paese. Eppure è così e la speranza risiede nella parola meritocrazia. Se la prossima riforma annunciata dal governo riuscirà a scardinare lo status quo della scuola italiana, sarà un bel passo in avanti. Perché non servono soltanto assunzioni per risolvere la questione scolastica del Paese.

Foto: Ansa

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