La sinistra renziana chiede un piano europeo sul lavoro – La festa dell’Unità di Bologna si è conclusa con una sorpresa. Sul palco insieme a Matteo Renzi c’erano i suoi alter ego europei. Quelli che in questi mesi sono stati accostati alle idee del Presidente del consiglio. Si tratta del premier francese Manuel Valls, del giovane e affascinante leader del Partito socialista spagnolo Pedro Sanchez, del segretario generale del Partito socialista europeo Achim Post e del leader dei laburisti e vicepremier olandese Diederik Samsom. Eccola la squadra della sinistra renziana nel vecchio continente. Pronta a rivoltare il socialismo europeo, secondo loro fermo a logiche novecentesche, e a lanciare un guanto di sfida ad Angela Merkel e al nuovo Commissario, il popolare Jean Claude Juncker, sul rigore. La richiesta della sinistra in camicia bianca, i cinque politici sono comparsi con la stessa divisa alla festa democratica, è maggiore flessibilità e un piano europeo sul lavoro.

Renzi e la sfida sul rigore – Su questa linea si muoveranno insieme nei prossimi mesi e cercheranno di ricordare al Ppe che il loro candidato lussemburghese non sarebbe stato eletto senza i voti del Pse e soprattutto del Pd. Per questo motivo, ha ricordato Matteo Renzi, “dobbiamo chiedere conto della promessa di Juncker sul piano di 300 mld e noi chiederemo di essere molto puntuale. Noi i soldi sappiamo dove metterli. Nell’ edilizia scolastica, nella banda larga e nelle opere contro il dissesto. Noi sappiamo dove metterli ma devono essere investimenti slegati dalla cultura del rigore del patto di stabilità”. Il premier vorrebbe cambiare passo in Italia rispetto al recente passato e per farlo è convinto di dover iniziare a utilizzare in maniera corretta i fondi che giungono da Bruxelles. Poi Renzi ha fatto una riflessione su quello che sta avvenendo lungo la frontiera del Mediterraneo e ha invitato, per l’ennesima volta, l’Europa a rispondere con una sola voce: “Dire che c’è spazio per la politica vuol dire che l’Europa non è solo regolamenti e vincoli di bilancio e poi dimenticare cosa accade nei nostri mari. Vuol dire che ci vuole la politica, fare alleanze in Ue perché l’Ue si occupi di immigrazione”.

Bologna e la svolta della nuova sinistra europea – Non poteva mancare un riferimento all’Isis e Renzi lo fa tirando in ballo il M5s e le sue intenzioni di dialogare con i terroristi: “Razzi e Salvini sono andati in Corea del Nord, Salvini ha visto Nord sulla cartina e ci è andato. Quello che mi sconvolge è quello che Salvini ha detto rientrando. Non sorridiamo più invece quando Di Battista dice che bisogna dialogare con i terroristi dell’Isis. Con il Pd e Bersani non dialogano, ma con i terroristi sì”. Al di là delle affermazioni del premier, il vero protagonista della serata è stato il segretario del Psoe spagnolo Pedro Sanchez. Il nuovo volto della sinistra iberica, che in tempi non sospetti ha detto di ispirarsi a Renzi, si è voluto soffermare su un problema comune di Spagna e Italia, il lavoro: “Ne abbiamo abbastanza di sentire dire di fare più sforzi quando ne abbiamo fatti per tutta la vita, abbiamo bisogno di un nuovo patto europeo per lo sviluppo ed il lavoro”. Anche Manuel Valls ha preso la parola e ha ricordato al popolo della sinistra come “la nostra azione sta cominciando a dare i suoi frutti e questo è stato possibile grazie alla vittoria di Matteo Renzi. Se vogliamo essere ascoltati dobbiamo essere uniti, non lo siamo stati abbastanza in passato”. Possono chiamarsi renziani o meglio nipotini di Tony Blair, perché si ispirano all’ex Primo ministro, ma la questione politica centrale è la nascita, a Bologna, di un progetto europeo per una nuova sinistra.

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