In questi giorni in cui le divise della pubblica sicurezza vengono messe in discussione in seguito agli episodi a tutti noti in cui è difficile capire il labile limite tra l’esercizio delle proprie funzioni e l’abuso di esse, e l’ancor più labile distanza tra la libertà e il rispetto delle regole, è stato dato un servizio al Tg2 in cui si parlava dell’operato del corpo dei Carabinieri. L’operato stavolta però è quello che si muove nel contrasto al furto e al mercato illegale di opere d’arte. Al di là dell’intento distensivo verso le figure dei tutori dell’ordine, chissà infatti quanto è casuale la messa in onda di questo servizio, rimane il fatto che il servizio dei Carabinieri è uno dei pochi mezzi utili contro lo scempio del patrimonio artistico del paese, che deve lottare contro un mercato illegale che si è fatto ormai di dimensioni planetarie “Esistono mercati in cui il giro di affari è decisamente superiore a quello che può essere il mercato interno” – ci dice infatti il Gen. Mariano Mossa, Com. CC. Tutela Patrimonio Culturale. – “Ci sono paesi che non avendo una legislazione come la nostra, evidentemente, non ostacolano quello che può essere il mercato illecito internazionale delle opere d’arte”. In certi stati non è difficile ritrovare, anche dopo anni, opere d’arte, che hanno subito una sorta di “riciclaggio” e di pulizia, anche tramite gallerie e mercanti d’arte senza tanti scrupoli. Notevole allora il lavoro dei carabinieri che hanno a disposizione una banca dati di cinque milioni e mezzo di oggetti descritti, e 570.000 immagini di oggetti e opere trafugate finite nelle mani dei ricettatori. Attraverso questo sistema di catalogazione unico al mondo i tecnici dell’arma sono arrivati a scoprire che spesso i ricettatori tagliano le opere d’arte, per evitare che siano chiaramente riconoscibili, e magari per guadagnare anche di più.

Recuperati oltre dodicimila pezzi di varia provenienza attraverso il monitoraggio del vasto mondo di internet, ma questo mercato internazionale gestisce un traffico di ricettazione che raggiunge valori elevati inferiori di poco solo al traffico di droga e di armi. E per fortuna qualcuno diceva che con l’arte e la cultura non si mangia. E’ mutata negli anni anche la figura del ladro e del ricettatore, perché le opere d’arte più sono di valore più diventa difficile piazzarle sul mercato, e spesso i furti sono fatti su commissione, e direttamente collegati ad un’altra figura che è impossibile non definire patologica, cioè quella di un collezionista che gode nel veder diventare sua, esclusivamente sua, un opera d’arte che poi non potrà mai mostrare liberamente. 
Se si considera una delle caratteristiche precipue di un’opera artistica, che è rappresentata dal suo essere un oggetto “sociale”, una cosa che acquista senso e valore proprio nella condivisione, appare chiaro che si è di fronte a delle menti deviate che tentano di sopperire a degli squilibri psichiatrici. Proprio come il protagonista dell’ultimo film di Tornatore, Virgil Oldman, richiestissimo battitore d’aste che, con la complicità dell’amico di vecchia data Billy, riesce a impossessarsi a basso costo di tele dal valore inestimabile. Senza nulla togliere al film del grande regista “La miglior offerta” racconta di una serie di personaggi che vivono in maniera strana e ossessiva il proprio rapporto con la vita.

Ma che la l’arte sia la vita è ormai a tutti noto, e se per alcuni vi è una vita squilibrata anche il rapporto con l’arte non può che riflettere queste dinamiche. In ogni caso è palese che trafugare opere di importanza straordinaria non è mai una cosa che può avvenire solo per guadagno. Uno dei quadri più famosi in assoluto “La natività del Caravaggio“, trafugato a Palermo quarantacinque anni fa, nonostante sia ricercato da tutte le Polizie internazionali, non è mai stato ritrovato. Altre opere importanti invece come “l’urlodi Munch, sono state rubate e poi fatte ritrovare, segno innegabile della difficoltà dello smercio di simili opere. La mafia, che è stata additata varie volte come il probabile committente, potrebbe anche esserlo realmente, perché solo un potere simile può avere l’ardire e la potenza di custodire un opera universalmente nota, non solo dal punto di vista dello spazio, ma anche da punto di vista della visibilità, dato che un opera del genere la riconoscerebbe anche il più ignorante degli ignoranti. Ai Carabinieri un plauso e un in bocca al lupo per la mole immane di lavoro, agli artisti un in bocca al lupo e una traccia da seguire: il falso d’autore. Potrebbe soddisfare la voglia di possesso malata di certi collezionisti ed essere una buona fonte di guadagno. Pure perché come dice Virgil Oldman, “In ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico.”

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