L’idea di Renzi sulla Pubblica amministrazione – “C’erano troppi politici e abbiamo iniziato a ridurne il numero, c’è troppa burocrazia e abbiamo messo un tetto al loro stipendio come segnale e dobbiamo semplificare, un problema che riguarda anche la fiscalità. Anche nella macchina pubblica bisogna fare tagli, c’è troppo grasso che cola”. Con queste parole, pronunciate all’inaugurazione delle Rubinetterie bresciane, il premier Matteo Renzi è tornato sul mondo della Pubblica amministrazione. Dichiarazioni che mettono in luce il pensiero del segretario del Partito democratico sull’apparato statale e sul desiderio di snellirlo e renderlo meno ingombrante sulle casse dello Stato. Un’idea di fondo condivisa nella maggior parte dei Paesi occidentali. Un principio che è emerso con forza dopo la crisi economica del 2008, la quale ha segnato uno spartiacque con il passato e ha posto qualche cambiamento rispetto all’epoca precedente.

Le parole del premier e le forze dell’ordine – Come in ogni ciclo di depressione sociale, la società si riorganizza con novità rilevanti e rielabora alcuni suoi capisaldi. Durante quest’ultimo evento, in grado di colpire Stati Uniti e Europa, l’imperativo categorico è diventato rendere più dinamica la macchina statale. Chi, per un motivo o per un altro, si è trovato a gestire uno Stato senza un carrozzone è riuscito a rilanciarsi con facilità rispetto ad altri che, invece, hanno dovuto fare i conti con meccanismi contorti all’interno del sistema statale. La storia è sempre la stessa e la visione della realtà è ormai chiara. Però le ultime dichiarazioni del Presidente del consiglio sulla Pubblica amministrazione, considerando le tensioni con i corpi di polizia, rischiano di trasformarsi in un clamoroso autogol. Si potrebbe pensare, infatti, che le parole di Renzi fossero indirizzate alle forze dell’ordine. E se così fosse, si partirebbe con il piede sbagliato. Non è tra la polizia o altri corpi dello Stato che si annidano gli sprechi.

Per la Cgil il governo Renzi è come gli esecutivi precedenti – Le carenze dei commissariati e la difficoltà di fare il pieno di benzina nelle macchine di servizio, mostrano come lo sperpero di denaro si trova altrove. Questa prospettiva è condivisa dal segretario della Cgil Susanna Camusso. La numero uno del principale sindacato italiano ha detto: “Se l’idea del grasso che cola sono le retribuzioni da mille euro degli infermieri o da 1.200 euro dei poliziotti non ci capiamo proprio”. La Camusso, però, da un giudizio generale sul governo Renzi e la sua analisi è negativa: Quella di Renzi “è l’agenda di Monti, ma anche quella di Tremonti nel 2010, quella della lettera della Bce nel 2011, e poi quella di Letta”. Infine non manca la frecciata della segretaria della Cgil a Renzi e al suo rapporto con i sindacati: “Gli 80 euro sono stati un’ottima cosa, ma non possono essere uno specchietto per le allodole che nasconde precarizzazione e impoverimento di lavoratori, pensionati e ceto medio. Se il premier boccia l’austerità in Europa, poi però a casa nostra la pratica in modo impeccabile. Dovrebbe provare, sia pure con gradualità, delle politiche nuove. L’unico cambiamento vero rispetto agli altri governi, pare la scelta di non dialogare più con le parti sociali”. Un altro capitolo della saga Matteo Renzi vs la Cgil è andato in onda. Adesso si aspetta, con trepidazione, il prossimo.

© Riproduzione Riservata

Commenti