Quando alle feste ci si divertiva – La cronaca d’Italia è ricca di notizie su feste che si tramutano in risse e generano scontri violenti tra i presenti. Non è il caso della festa dell’Unità di Bologna, ma quella che dovrebbe essere un punto d’incontro dei militanti e simpatizzanti del Partito democratico, si è trasformata in un duro attacco nei confronti dell’attuale segreteria di via del Nazareno e del governo guidato da Matteo Renzi. Critiche che rischiano di riportare sul terreno dello scontro i democratici, dopo un periodo di calma forzata per il trionfo alle elezioni europee. Le danze le ha aperte Massimo D’Alema con le accuse al premier, ai membri della segreteria e addirittura al quotidiano del Pd, Europa, etichettato come “stampa clandestina”. Poi è stato il turno di Pierluigi Bersani che ha messo in discussione il doppio incarico premier-segretario ricoperto da Renzi e ha rivendicato di averlo smacchiato lui il giaguaro. Alla lista non poteva mancare Pippo Civati. Nelle ultime settimane è finito nell’anonimato e la sua mancata presenza alla festa del Pd, perché è stato invitato solo tramite sms, è stata la risposta polemica alla nuova classe dirigente democratica.

Se si polemizza anche sulla bellezza – Le polemiche, però, non sono finite. Il cerchio è stato chiuso da Rosy Bindi, che è tornata a parlare del rapporto tra politica e bellezza: “Penso che le donne ministro siano state scelte anche perché erano giovani, non solo perché erano brave, ma anche perché erano belle”. La frecciata è rivolta in primis al Ministro Maria Elena Boschi. L’affascinante esponente democratica è la vera beniamina della gente della festa dell’Unità e tra un selfie e l’altro ha deciso di rispondere, con il sorriso, alle parole della sua collega di partito: Credo che siamo e saremo giudicati per quanto siamo bravi non per quanto siamo belli. In politica c’è un valore etico e non estetico e per me il valore etico è rispondere con i fatti ai bisogni dei cittadini ed è quanto stiamo facendo tutti i giorni. Rispondere a qualche polemica non mi interessa, si va avanti con il sorriso”. Con questo spirito, tra le correnti del Partito democratico, ci si avvia verso la ripresa dei lavori parlamentari.

Uno scontro che potrebbe avere una prima vittima: il Jobs Act – Già, perché c’è una questione politica dietro ai battibecchi degli ultimi giorni. Il governo Renzi verrà giudicato sulle riforme e la necessità del Paese è approvarle in breve tempo. Se si dovesse tardare all’appuntamento, potrebbe pagarne le spese il premier. Forse qualcuno in via del Nazareno se lo augura, ma sarebbe l’Italia a subirne le conseguenze. Riemerge, quindi, la solita mentalità di una parte della sinistra italiana. Pronta a minare i propri esecutivi in nome di personalismi e dibattiti sterili. Una prima vittima di queste frizioni tra renziani e il resto del partito potrebbe essere il Jobs Act. Il pacchetto di riforma sul lavoro del Ministro Poletti dovrebbe essere approvato entro il 31 dicembre. Una data sempre più lontana, sia per le posizioni della sinistra del Pd sull’articolo 18 e sulle modifiche dello Statuto dei lavoratori annunciate dal governo, sia per i fastidi emersi nei confronti di Renzi e del suo esecutivo. Dunque la prima vittima di questo scontro, nel principale partito italiano, potrebbe essere la riforma sul welfare. Chi lo andrà a spiegare agli elettori?

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[Foto: Federico Bernini/LaPresse]

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