Alfano cerca l’intesa con le forze dell’ordine – Il Presidente del consiglio, Matteo Renzi, e il Ministro della difesa, Roberta Pinotti, si trovano al vertice della Nato in Galles e allora per cercare di placare le proteste dei vari corpi delle forze dell’ordine, il governo ha deciso di avviare una trattativa e a svolgerla, per conto di Palazzo Chigi, è il Ministro dell’interno, Angelino Alfano. In realtà già ieri il leader del Nuovo Centro Destra aveva parlato di “richieste legittime da parte dei sindacati di polizia”, ma aveva criticato i toni accesi della protesta. Frasi minacciose che non erano piaciute neanche al premier, però, proprio per evitare ulteriori tensioni tra le istituzioni, si è deciso di trovare una mediazione dopo l’annuncio del Ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, di bloccare gli stipendi dei dipendenti pubblici anche per il 2015. Una via di mezzo già garantita da coperture economiche confermate dai tecnici del ministero dell’economia, che già a luglio avevano dato il via libera a un aumento di stipendio per i cittadini in divisa.

Le risorse trovate e le casse dello Stato – Una decisione, però, rimandata dal governo e le parole del Ministro Madia hanno fatto esplodere la rabbia delle forze dell’ordine, le quali si sono sentite prese in giro dopo le parole dell’esponente del Partito democratico. L’impressione è che l’esecutivo possa approvare un adeguamento degli stipendi a partire da ottobre prossimo e fino alla fine del 2014. Una mossa in grado di pesare sulle casse dello Stato per un miliardo e 200 milioni di euro. A quel punto il Ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, dovrebbe rifare i conti e non è detto che in un contesto come quello attuale vengano trovate le risorse. Per un simile motivo la risposta di Matteo Renzi potrebbe essere negativa e al massimo il premier cercherebbe un’intesa al ribasso che non dovrebbe trovare d’accordo i sindacati di polizia. I toni sono accessi e Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato Sap, ha inviato una lettera aperta al Presidente del consiglio in cui chiede “rispetto e dignità” per le donne e gli uomini in divisa.

Le richieste dei sindacati di polizia e una riforma della sicurezza – Il rappresentante del sindacato più movimentato della polizia italiana pone delle domande retoriche, per cercare di attirare l’attenzione di Renzi: “Lo sa lei che cosa vuol dire tutelare e difendere la sicurezza dei cittadini, rischiando la propria vita, a partire da poco più di 1.200 euro netti mensili? Da sette anni facciamo sacrifici, non ce ne chieda altri perché abbiamo già dato. Le nostre retribuzioni sono al palo per via dei mancati rinnovi contrattuali e del tetto stipendiale, metà dei commissariati e delle caserme è assolutamente fatiscente e non in linea con la legge 626, un terzo delle autovetture di servizio è costantemente ferma in riparazione”. Tonelli, sul problema dei fondi per sbloccare gli stipendi dei suoi colleghi, si rifà alla linea di pensiero della spending review e della riorganizzazione del sistema delle forze armate. Un principio che garantirebbe, secondo il sindacato Sap, un risparmio dai 2 ai 4 miliardi di euro l’anno: “Lei ha più volte sottolineato che cinque Forze di Polizia sono troppe. Per noi questa è musica, perché da sempre come sindacato autonomo sosteniamo la necessità di una riforma della sicurezza che riduca i Corpi dello Stato, che snellisca apparati e burocrazie, azzeri mega stipendi e prebende di capi e vertici”. Quindi la soluzione delle forze dell’ordine è ristrutturare il loro apparato, rendendolo più snello e funzionale. Quale risposta darà il governo?

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