La maieutica è la tecnica della levatrice, la donna che aiuta le partorienti; in filosofia, secondo il pensiero di Socrate, così come la levatrice aiuta le donne incinte a partorire, così è possibile attraverso domande mirate aiutare i propri interlocutori a portare alla luce la verità che ciascuno di noi ha già dentro e che va ritrovata al proprio interno. Per Socrate è attraverso il dialogo, strumento sovrano del metodo socratico che si favorisce la scoperta della verità che ogni uomo porta in sé. In poche parole le parole e le domande quasi provocatorie e irritanti di Socrate avevano solo il fine di contrastare la presunzione di sapere dell’interlocutore per condurlo docilmente, dove aver scrostato le coperture di una conoscenza acritica e approssimativa su una strada più vera della conoscenza.

In una maniera più dolce e meno irritante è quello che si propone di fare il ginecologo, e collezionista da anni di opere d’arte, Antonio Martino, dell’ospedale S.Pietro Fatebenefratelli, insieme alla psicologa dell’arte Miriam Mirolla, che ha organizzato sei incontri, con cadenza settimanale, a partire dal cinque settembre presso il MaxxiBase di Roma. Gli incontri si chiameranno per l’appunto “Partorire con l’arte. Ovvero l’Arte di partorire.” Nutrito il comitato scientifico con Francesco Buranelli, segretario della Pontificia commissione per i Beni culturali della Chiesa, Claudio Strinati, storico dell’arte, Ginevra Cascelli, ostetrica e antropologa, Irene Martini, biologa, Francesco Nucci, neurochirurgo, Claudia Roberti, chirurgo. E fra i relatori non mancheranno gli artisti come Luigi Ontani, Mario Airò, Paola Gandolfi, Jannis Kounellis e altri, che per l’occasione realizzeranno un’opera dedicata alla maternità.

Dell’arte come terapia si era già sentito parlare, e soprattutto di arte come terapia preventiva, ma l’accostamento con uno dei momenti più belli dell’avventura umana, quello del parto riporta ancora in primo piano il discorso dell’utilità della bellezza, e soprattutto con la sua vicinanza con il principio del bene. Dare la vita, offrire il proprio corpo come tramite per la creazione è uno di quei passaggi attraverso il quale la polarità femminile ritrova l’essenza del proprio essere, e rappresenta uno dei punti di vantaggio dell’essere donna che l’artista ha sempre provato a riformulare con la creazione artistica. Anni di oppressione del genere femminile, per una sorta di rivalsa dell’altro sesso, trovano il punto di partenza proprio da questo vantaggio del quale nemmeno il genere femminile ha mai saputo trarre i frutti. Le madri di oggi “non ascoltano molto il loro corpo” – dice Ginevra Cascelli ostetrica e antropologa, che partecipa a questa serie di incontri. “Dovrebbero usare il maggior tempo a disposizione rilassandosi, praticando uno sport come il nuoto, che le avvicina allo stato del feto immerso nel liquido amniotico, assecondare le proprie passioni, imparare a captare i movimenti del bambino e sentire la consistenza della pancia insieme al partner, oltre che leggere libri sulla gravidanza, che è un evento che produce cambiamenti nel corpo,nella mente, e nello status sociale.”

«L’arte – sottolinea Martino – raggiunge il suo scopo quando riesce a essere presente nel quotidiano delle persone. Non deve restare relegata nei musei e nelle collezioni private, ma deve poter servire concretamente all’umanità. Me ne sono reso conto man mano che maturavo l’idea di unire il mio lavoro di ginecologo alla passione per l’arte. Per questo al corso porterò alcuni dei dipinti della mia collezione, come Gravida di Aurelio Bulzatti. Del resto è provato scientificamente che la bellezza dell’arte e della musica è di vantaggio alle donne in gravidanza. Io stesso, dopo aver fatto nascere oltre cinquemila bambini, ho potuto riscontrarlo. Una simile iniziativa che porta la preparazione al parto fuori dall’ospedale e all’interno di un museo può anche contribuire a ridurre l’eccessiva medicalizzazione della gravidanza. “

In un momento storicamente difficile come quello che stiamo vivendo diventa ancor più significativo riaffermare l’amore per il bene, per il bello e per la vita che nasce. Coltivare la cultura e la sensibilità per l’arte e per il bello aiuta nei rapporti interpersonali, e questo vale per i medici nel confronto coi malati e nella coppia nel rapporto di relazione e in quello con i figli, ma vale soprattutto per il sociale, che spesso non avvantaggia per nulla questo momento così delicato. Questo è un mondo che non sembra più amare il bello. Che si interroga di continuo sul valore dell’arte e della cultura, perché pare che oggi gli unici valori siano quelli delle cose che si posseggono e dei soldi per sopravvivere. Insegnare a tutti che i temi della dolcezza, della bontà, della creatività e della luce della bellezza sono gli unici da proteggere a spada tratta, prima di difendere con l’oppressione e la morte valori di prevaricazione e di annullamento del pensiero dell’altro, specialmente in nome di idee passate fintamente come religiose, rappresenta una sorta di carezza per il grembo dell’umanità. Reagire con l’arte e la bellezza è uno dei modi migliori per difendere la vita nascente.

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