La sfortuna nel calcio si chiama Giuseppe Rossi – Il 2014 verrà ricordato come un anno terribile per Giuseppe Rossi. Dopo l’ottimo inizio nell’ultimo campionato di calcio, il fuoriclasse della Fiorentina era stato costretto a operarsi e da quel momento era iniziato un vero e proprio calvario. La sua corsa disperata verso il recupero, per cercare di partecipare ai Mondiali in Brasile, non aveva prodotto alcun esito. L’ex c.t. della nazionale, Cesare Prandelli, l’aveva lasciato a casa e con il senno di poi il nuovo allenatore del Galatasaray ha fatto bene, perché se Rossi si fosse infortunato durante la campagna brasiliana, ci sarebbe stato un altro coro di critiche nei confronti di Prandelli. Oggi il fantasista viola, per concludere nel peggiore dei modi questo anno solare, è finito sotto i ferri in Colorado e dovrà stare lontano dai campi di gioco per quattro o cinque mesi. In poche parole Rossi rientrerà dopo la pausa natalizia e ricomincerà a giocare nel 2015. Se di solito la sfortuna viene associata a un numero, nel mondo del calcio potrebbe identificarsi con un nome, quello di Giuseppe Rossi.

Un talento ostacolato dagli infortuni – Il grande talento del calcio nostrano è limitato da una serie di infortuni che lo rallentano nella sua carriera. Un qualcosa che non si vede con frequenza in un contesto del genere. Probabilmente, se oggi non fosse stato bloccato da alcuni stop forzati, sarebbe alla corte del Manchester United. Si, perché in tempi non sospetti sir Alex Ferguson lo considerava un suo pupillo. Tutto, però, è cambiato. In un panorama calcistico che non sa aspettare e fa della velocità un tratto distintivo, i continui rallentamenti di Giuseppe Rossi l’hanno messo fuorigioco. L’hanno costretto a ritagliarsi uno spazio in società che non sono al top in Europa. Proprio per questo, molto probabilmente, Rossi si è legato alla nazionale. Una delle poche opportunità per giocare contro grandi avversari. Da comprendere, dunque, lo sfogo rabbioso dopo l’esclusione voluta da Prandelli. Un atteggiamento che non corrisponde al ragazzo mite e educato conosciuto in questi anni, ma alcuni eventi della vita possono condurre a una sorta di degenerazione personale.

L’esempio di Paperino e il coraggio di rialzarsi, sempre – Proprio come accade a uno dei personaggi storici della Walt Disney. Paperino, zio premuroso di Qui, Quo e Qua, è stato costretto, spesso e volentieri, a dover sfidare il fato e la rabbia è stata una logica conseguenza. In vari episodi che l’hanno visto attore principale, si è imbattuto in una serie di eventi sfortunati in grado di solleticare l’umore dello spettatore. E’ vero, Paperino è uno dei personaggi più divertenti della Walt Disney, ma nello stesso tempo incarna i limiti degli esseri viventi. Proprio lui che è un cartone animato, ci insegna la nostra finitezza, l’impossibilità di superare una linea che in alcuni casi dell’esistenza diventa insormontabile. Una difficoltà nell’oltrepassare un ostacolo dettata non solo da problemi legati alla nostra persona, ma anche dal contesto che ci circonda e in cui viviamo. L’influenza dell’altro, tema ricorrente nella contemporaneità, è qualcosa con cui ha fatto i conti Giuseppe Rossi. Quando nel bel mezzo del suo exploit calcistico si è scontrato con il difensore Rinaudo, sono iniziati i problemi. Da quell’istante ha dovuto confrontarsi con una realtà che, in alcuni casi, pone degli ostacoli sul nostro sentiero. Proprio come succede a Paperino. L’augurio per Rossi è di percorrere le orme della star della Walt Disney e di essere in grado di rialzarsi con l’ironia e la forza di cui avrà bisogno. In bocca al lupo.

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