Si è giunti ad un momento importante nella crisi Ucraina, dopo cinque mesi di scontri tra l’esercito governativo di Kiev e i separatisti filorussi che hanno lasciato più di duemila morti sul campo, fra i quali molti giornalisti. Ieri, alle 18 ora locale, è scattato il cessate il fuoco nell’est dell’Ucraina, a seguito dell’accordo firmato tra le due parti, a Minsk, in Bielorussia con il placet di Mosca. Nella stessa giornata a Newport, in Galles, dal vertice Nato sono venuti fuori altri accordi tra i leader dell’Unione Europea, gli stati membri della Nato e gli USA. Ci saranno 5 basi Nato ad est e 5 mila uomini che rafforzeranno le difese ai confini, per tutelare quegli stati come Lituania, Estonia, Lettonia ed Ucraina dalle ingerenze russe e dalle intenzioni di nuove annessioni. I militari Nato potranno entrare in azione nel giro di 48 ore ove fosse necessario; una presenza militare permanente con la presenza di forze speciali, navi e aerei. Le cinque basi saranno nei paesi baltici, in Polonia e Romania, dove sono state già avviate le esercitazioni.

La tregua Kiev-filorussi che consta di 14 punti, è stata siglata alla presenza della Russia e dell’Osce, previsto anche lo scambio di prigionieri. L’Osce sarà il guardiano che vigilerà sul rispetto dell’accordo ma per il momento, le forze governative e separatiste resteranno alle loro postazioni, vigili. L’Europa inoltre ha varato il pacchetto di nuove sanzioni contro i russi, responsabili dell’aggravarsi della situazione interna all’Ucraina con il supporto di militari e armi, lo sconfinamento nei territori ucaini e l’occupazione dell’est, senza scordare l’annessione già avvenuta della Crimea. Le nuove sanzioni entreranno in vigore a partire da lunedì e ad essere colpiti saranno i capitali russi sul mercato, il settore della difesa e della tecnologia, questo quanto evidenziato dal documento presentato. Ampliato l’elenco dei cittadini russi che avranno i beni congelati, il divieto di viaggiare nei paesi dell’Unione, in cui è stato inserito anche il nuovo governo di Crimea. Il Presidente ucraino Petro Poroshenko ha dichiarato da parte sua, “Pronti a concedere il decentramento” dei poteri e ampia autonomia linguistica. Le richieste del Premier ucraino Arseny Yatsenyuk, invece sono state quelle che Stati Uniti ed Europa dovranno farsi garanti del percorso diplomatico e fare in modo che gli accordi siano rispettati. Ma i filorussi hanno precisato che la tregua, non significa rinunciare all’indipendenza, che resta il loro principale obbiettivo dunque, sebbene il cessate il fuoco sembra reggere la strada per raggiungere una soluzione comune, è molto difficoltosa.

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha manifestato il proprio pensiero, affermando che tutto questo percorso avrà validità solo se la tregua avrà gli esiti positivi auspicati, e allora, le sanzioni contro i russi potrebbero essere revocate ma gli effetti non saranno di certo immediati. Stanotte in Ucraina, non ci sono stati scontri né colpi di mortaio sparati, si vedrà nei prossimi giorni se l’intesa funziona. Di Nuovo, Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano, ha chiesto di lasciare spazio ad un atteggiamento di saggezza e di tenere aperto il canale del dialogo, rivolgendosi in particolare, a Vladimir Putin. Al vertice della Nato nel Galles, conclusosi ieri, si è affrontato il caso scottante della guerra in Iraq, della polveriera mediorientale e della violenza strategicamente attuata dallo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Linea dura, senza sconti, ma anche desiderio di riportare equilibrio e serenità alle popolazioni devastate dall’azione degli estremisti e la ferrea volontà di porre fine al genocidio contro le minoranze religiose. Un desiderio di Pace che appare ancora inattuato e di cui si parlerà domani, domenica 7 settembre sino a martedì 9 in Belgio, ad Anversa. Qui si riuniranno più di 300 capi spirituali delle grandi religioni mondiali, per la Ventottesima edizione dell’incontro internazionale “Uomini e religioni”, che viene promosso dalla Comunità di Sant’Egidio. Il tema di quest’anno sarà “La Pace è il futuro: religioni e culture in dialogo cento anni dopo la prima Guerra Mondiale”.

Attuale e caldo come tema perché si è consapevoli che la via del dialogo e il confronto tra uomini e culture spesso molto differenti, abbiano necessità non solo del supporto logistico delle azioni miltari ed economiche ma che l’interrogazione su una nuova fase spirituale sia fondamentale, e l’occasione del centenario del Primo Conflitto Mondiale, fa da specchio alla situazione attuale, dove L’est Europa, il Medioriente e l’Africa sono sconvolte dalle guerre, e tra gli effetti più spaventosi si assiste alle emergenze umanitarie e all’esodo di fiumi di rifugiati. In una nota della Comunità di Sant’Egidio, si legge: “L’anniversario della Prima Guerra Mondiale, invita tutti a riflettere sull’inutilità dei conflitti e a impegnarsi nella costruzione di una Pace stabile e duratura”. Alla cerimonia di apertura, saranno presenti il vescovo di Anversa, Monsignor Johan Bonny, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e Herman van Rompuy, Presidente del Consiglio d’Europa, reduce dal vertice Nato di Newport. Il programma prevede 25 tavole rotonde che avranno come protagonisti i rappresentanti delle religioni e quelli del mondo politico, culturale economico della Siria, dell’Iraq del Kurdistan, sino alla Nigeria, alle Filippine e naturalmente, L’Ucraina. L’incontro si concluderà martedì 9, con “una preghiera per la Pace secondo le diverse religioni presenti”, seguirà una processione e infine, uno dei momenti più attesi ed emozionanti: la proclamazione sulla “Grote Markt” dell’Appello di Pace 2014. Ed in quest’epoca storica tanto travagliata, che divide, uno stringersi nella comunione spirituale e nella richiesta unanime di Pace, potrà essere di giovamento per noi tutti.

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