I panni sporchi si lavano in pubblico – C’era una volta la sinistra. Quella che lavava i panni sporchi in casa propria e non al lavatoio pubblico. Oggi, invece, quegli antichi mezzi tanto usati dalle donne di inizio Novecento sono tornati di moda tra i dirigenti della corrente post comunista del Partito democratico. Quella che oggi si chiama SinistraDem e fa capo a Gianni Cuperlo, oppure i cosiddetti bersaniani sono tornati alla carica. Dopo la pausa estiva, infatti, i vari Civati, D’Alema, Bersani hanno iniziato a criticare il governo in ordine sparso. La prima mossa l’ha fatta Pippo Civati, che ha deciso di non partecipare a un dibattito della festa nazionale del Pd a Bologna, perché è stato invitato solo tramite sms. Poi è stata la volta di Massimo D’Alema. L’ex Presidente del consiglio ha criticato l’operato del governo di larghe intese e la gestione personale del partito. Infine l’ex segretario Pierluigi Bersani si è soffermato sulla doppia carica, premier-segretario, ricoperta da Matteo Renzi: “E’ un fatto strutturale, quando il tuo segretario è capo del governo devi stare attento a quel che dici. La discussione è un pochino inibita. Su questo va aperta una riflessione larga entro la fine dell’anno”.

La replica di Orfini a D’Alema – Si potrebbe pensare che l’ala sinistra del Pd si è ricompattata, dopo tanto tempo, nella dura opposizione al premier. Invece le dichiarazioni del Presidente dei democratici, Matteo Orfini, aprono un fronte interno nella corrente post comunista del maggior partito italiano. Orfini critica con durezza le parole di D’Alema, di cui è stato portavoce: “Non condivido l`opinione di D`Alema. Per la prima volta si è messa in campo una politica di redistribuzione della ricchezza con l`operazione degli 80 euro; si cerca di dare una soluzione al problema della precarietà nella scuola; si assume l`impegno a estendere i diritti come la maternità e la malattia ai lavoratori che non li hanno riconosciuti. Non è poco. Soprattutto se si guarda alla subalternità alla destra dei precedenti governi di centrosinistra”. Orfini, inoltre, rimanda al mittente le accuse di culto della personalità nel Pd e di partito ad personam.

“Non c`è alcun culto della personalità nel Pd” –  “Basta fare una breve ricerca d`archivio per vedere che a Renzi ne ho dette di tutti i colori, e tanti altri con me. E’ la dimostrazione che non c`è alcun culto della personalità nel Pd. Abbiamo fatto un congresso, che è finito. Renzi è il segretario democratico e il premier; in campo c`è un gruppo dirigente rinnovato, emerso non per cooptazione ma nel fuoco della battaglia politica. Siamo un gruppo dirigente plurale ma che sta facendo lo sforzo di tenere insieme il Pd e rafforzare l`azione di governo”, ha aggiunto Matteo Orfini. Infine sulle frecciate di Bersani il giovane turco asserisce come “in tempi non sospetti ho detto che la debolezza dei precedenti governi del centrosinistra è stata anche provocata dal fatto che premiership e leadership fossero separate. La coincidenza rafforza l`azione del governo. Però il Pd deve essere all`altezza del 41% dei consensi”. D’Alema e Bersani si aspettavano dure reazioni dal fronte renziano del partito, ma sono rimasti spiazzati dopo le parole di Orfini che ha risposto punto su punto alle loro accuse. Dichiarazioni in grado di mettere in luce come anche nell’ala sinistra del Pd è in corso una rottamazione rispetto al recente passato.

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[Lavatoio pubblico – Foto di Franco Iacomelli, 2009]

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