Il pensiero sull’altro e le forze dell’ordine – A differenza del Novecento, soprattutto della prima parte del secolo, oggi si tende a dare maggiore importanza all’altro. La persona che ci sta di fronte, le sue esigenze, quello che vuole raggiungere. Quali sono i suoi obiettivi, il suo punto di vista, la sua visione della realtà. Di fronte troviamo un mondo parallelo e diverso dal nostro. Stupore, emozione e difficoltà nel parlare sono le prime reazioni. Sull’universo dell’altro si sono soffermate le speculazioni filosofiche di Sartre, Camus e Ortega y Gasset, tanto per citare alcuni grandi pensatori contemporanei. Ecco, qualcuno si potrebbe chiedere cosa c’entra una simile riflessione filosofica con l’imminente sciopero dei vari sindacati della polizia di Stato dopo l’annuncio del Ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, di bloccare gli stipendi anche per il 2015. In realtà il legame con il pensiero sull’altro è forte. Non accade spesso di vedere le forze dell’ordine posizionate in un punto diverso della barricata e sfilare sotto i palazzi delle istituzioni romane per chiedere maggiore considerazione.

Una situazione insostenibile – E’ un evento unico e raro. Il poliziotto e il manifestante. Le parti non si invertiranno, è ovvio. Però accadrà qualcosa di particolare. La cittadina o il cittadino in divisa indosserà i panni della persona che protesta. Per anni il loro compito è stato quello di impedire di far degenerare i cortei e nelle prossime settimane si troveranno immersi nella visione dell’altro, di quello che ogni tanto sfila per le piazze italiane per reclamare i propri diritti e per gridare ai governanti di turno “ci sono anche io”. In realtà le forze dell’ordine sono da diverso tempo in agitazione. Continui tagli ai commissariati e alle loro strutture sono una routine degli ultimi governi. Si è arrivati anche a non avere sufficiente benzina o mezzi di trasporto adeguati. Mentre in passato la propaganda leghista pensava alle ronde, che si sono dimostrate un fallimento, i vari corpi di polizia facevano fatica a svolgere il lavoro di sempre a causa dell’assenza di fondi. La situazione non è migliorata con gli altri esecutivi post berlusconiani.

Una reazione unica nella storia della Repubblica – E’ sufficiente navigare sul sito del Sindacato autonomo di polizia, sap-nazionale.org, per rendersi conto della degenerazione della vicenda. In altri tempi sembrerebbe di leggere una piattaforma sindacale in difesa degli operai di qualche fabbrica disseminata sul territorio, invece si tratta delle forze dell’ordine. Quelle che, per molto tempo e per colpa del radicalismo dell’ideologia, sono state identificate come il nemico del popolo. Vecchi concetti ancora presenti soltanto nelle frange estremiste. Sta di fatto che i vari governi non hanno risposto alle esigenze dei componenti delle forze dell’ordine. Il Sap fa notare come gli stipendi dei poliziotti sono bloccati da ben cinque anni. Un periodo in grado di andare al di là del quinquennio, a causa della violenta crisi economica. Per questo motivo le parole del Ministro Marianna Madia sono state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per chi chiede una vera riforma della sicurezza, di unificare e ridurre i corpi di polizia e di sbloccare le retribuzioni, questa decisione è un ennesimo schiaffo che rischia di provocare una reazione unica nella storia della Repubblica: il poliziotto è pronto a immedesimarsi nei panni dell’altro, del manifestante che aderisce a uno sciopero generale.

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