Parco Giovanni Colonna, Duca di Cesarò - Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014
Parco Giovanni Colonna, Duca di Cesarò - Foto di Andrea Jakomin/Blogtaormina ©2014

Per noi, la Villa di Taormina, è uno dei simboli della nostra città, da qui sono passate e continuano a passare, intere generazioni di taorminesi, dall’infanzia all’età matura. I bimbi, accompagnati da nonni e genitori per giocare; i ragazzini con gli amichetti del tempo per sfidarsi in gare d’ogni tipo purché ardimentose. I giovani con gli amori per scambiarsi baci e carezze furtive, tremando per l’emozione della scoperta d’esser già grandi. Gli adulti a passeggiare lungo i viali alberati e raccontare di gente del posto oppure a parlare dei tempi che furono per dire, “che tutto è cambiato, nulla è più come una volta”. La Villa di Taormina è un luogo di memorie ed è una porzione dell’anima di questa città.

Noi la chiamiamo così, semplicemente “La Villa” ma il nome è “Parco Giovanni Colonna, Duca di Cesarò” ed è il Giardino Pubblico di Taormina. Il nome fu dato dopo che nel 1923, il Duca di Cesarò, Giovanni Colonna che all’epoca era Ministro delle Regie Poste e Telegrafi, ne consentì l’espropriazione “ad uso di pubblica utilità”, sotto l’amministarzione di Francesco Atenasio. I cittadini riconoscenti, decisero che il parco doveva essere titolato al Duca. Ma in precedenza era di proprietà del Prof. Salvatore Cacciola e della moglie, la nobildonna inglese Lady Florence Trevelyan, che ne seguì il progetto di realizzazione e ne fece un luogo unico, una specie di museo all’aperto. Il parco ha tre ingressi, due laterali ed uno principale che si trova sulla Via Bagnoli Croci. L’impianto risale al periodo 1890-99 e fu realizzato, seguendo in modo meticoloso le indicazioni della Lady, affascinata dalle essenze della macchia mediterranea e suggestionata dai colori siciliani ma conscia che per pensare ad un parco, occorreva rifarsi alla tradizione inglese dei giardini. Lady Trevelyan si trasferì definitivamente a Taormina, dopo il suo soggiorno qui e innamoratasi del Cacciola, nel 1890, lo sposò. Questo è l’anno in cui acquistò Isola Bella, per farvi coltivare specie diverse di fiori e piante ed allevò diverse specie di uccelli, che poi vennero successivamente intodotti nel parco, una volta ultimati i lavori. Qui si trovano l’Olea Europea, la Ceratonia siliqua, il Laurus nobilis; ci sono varie specie di Agavacee e Pinaceae e la Lady che amava piante ed animali in egual maniera, da Isola Bella portò esemplari di colombe, canarini, tortore e i pappagalli, in un mix di mediterraneità ed esoticità.

Noi ci siamo abituati ma il parco è sempre pieno di atmosfere particolari, che risentono del cambio delle stagioni. Passeggiare tra i viali alberati, all’ombra degli ulivi che in memoria dei caduti delle due Guerre, hanno targhe con i nomi dei caduti affisse sul tronco, lasciarsi andare alla tranquillità respirando l’odore dei fiori, di cui le aiuole sono piene, è una ricchezza per lo spirito ed un beneficio per il corpo. Ci sono panchine dove potersi riposare ad ammirare il paesaggio da cartolina, con il mare di Villagonia e Naxos; la città medievale che si mostra con la Torre di Mezzo e l’Etna, che ovunque ci segue a guardia di queste zone. Il “Parco Giovanni Colonna”, in effetti, è un orto botanico per le specie che sino ad oggi qui sono cresciute e per realizzarlo la Lady inglese, usò vari lotti di terreno che dal Piano Bagnoli, arrivavano fino quasi alla sottostante Villagonia, una delle frazioni, vicino alla stazione ferroviaria. Lady Trevelyan acquistò tutti i terreni, diede ordine di abbattere le precedenti costruzioni e fece dell’irregolarità del terreno un uso sapiente, realizzando il parco su diversi livelli, collegati da ampie scalinate e scalette che conducono a piazzette nascoste con panche di mattoni, riparati da sguardi indiscreti ma che regalano la vista sul mare, emozionando anche noi che già sappiamo. I viali e le stradine di collegamento, sono tutti pavimentati con ciottoli e mattoni in argilla che le danno un’aria retrò molto chic. Il nome dato dalla Lady, non è certo quello attuale ma si chiamava Hallington Siculo, in omaggio all’ultima residenza inglese della Trevelyan, ad Hallington Demesne, Notrhumberland.

Una delle caratteristiche che più colpiscono e che hanno sempre affascinato noi sin da bambini, però sono quelle che chiamiamo “casette” o “pagode” dall’evidente influenza orientale. Sono chiamate anche The Beehives, gli alveari o Victorian Follies, un misto architettonico che rimanda agli stili della Belle Epoque, affamata di armonie naturali e contrasti fantastici e di simbologie teosofiche, che la Lady mostrava di conoscere. Le pagode sono “costruzioni a faccia vista” e hanno terrazze su divesi piani, con archi che si aprono a formare affacci e finestre, e torrette orientaleggianti in cima. Ce ne sono in diversi punti del parco e la loro unicità è data dai materiali, tutti ritrovati in situ, risultanti dagli scavi per rendere il terreno pronto per la realizzazione del giardino. Per cortuirle sono stati impiegati la pietra calcarea, il materiale lavico, i mattoni rossi; e sono stati inseriti anche elementi provenienti da epoche precedenti: capitelli ed altri resti di epoca greco-romana, elementi decorativi del cinque-seicento. Lady Trevelyan amava recarsi qui a dipingere ed amava accogliere gli ospiti, sorpresi che in un solo luogo, potesse albergare tanta bellezza. Ma l’interesse della Lady per il mistero e la teosofia è rappresentato meglio da una specie di piccolo complesso megalitico, in cui noi ragazzini inventavamo le nostre storie, consumando la merende sotto gli alberi. Sono degli “pseudo dolmen” di pietra calcarea e oltre ad una loro simbologia esoterica, servirono a recuperare i materiali avanzati. Lady Florence era stata rapita dalla città e dalla gente ed in una delle sue lettere, scritte quando giunse qui, alla fine degli anni ’70 dell’Ottocento scrisse: “La salita per Taormina dona un susseguirsi di piacevoli emozioni per paesaggi di grandiosa, enorme bellezza, con tutta una serie di vedute molto pittoresche dell’Etna, il mare azzurro, le baie, i promontori, le montagne e i villaggi costruiti sulle sommità rocciose. Il tutto diventa indescrivibile, tanto grande e rara è la sua bellezza!”

Il “Parco Giovanni Colonna” è l’espressione di un sogno: creare un luogo in cui tutto questo potesse essere ammirato e respirato a fondo. Noi abbiamo ricevuto in eredità quel sogno e siamo tenuti a tramandarlo e rispettarlo. Lady Trevelyan da buona inglese, era abituata al contatto con la natura, amava le lunghe passeggiate, faceva escursioni e spesso si recava a Monte Venere. Anche qui, fece piantare varie specie arboree perché è qui, che desiderava essere sepolta, nelle proprietà di Contrada Mendicino, dove c’è la sua tomba. Il parco che è diventato un bene della città, offre l’opportunità di fare una paseggiata distensiva ma poiché la gente gli è fortemente legata, nel tempo ha accolto anche le memorie di periodi tristi. C’è un piazzale, che appare quasi come una scena teatrale all’eperto e qui si trova il “Monumento dei Caduti”, insieme al cannone austroungarico, dell’epoca della prima Guerra Mondiale. Poco distante, come se si fosse costretti ad una visita guidata nella presa di coscienza degli orrori della guerra, la riproduzione di un siluro a lenta corsa (SLC) chiamato anche “Maiale di Mare”. Un mezzo subacqueo a propulsione elettrica, in dotazione alla nostra Marina Militare durante la Seconda Guerra Mondiale. La parte anteriore conteneva la carica esplosiva e veniva cavalcato da due sommozzatori, che raggiunto l’obbiettivo da colpire, sganciavano la testata, la applicavano alla carena della nave nemica, al di sotto della linea di galleggiamento. Piazzata ed innescata la carica, si allontanavano con il mezzo. La copia, in scala reale, è stata realizzata all’arsenale militare di Trento, nel 1993, un atto commemorativo per uno di nostri ragazzi che hanno perso la vita combattendo, il Sergente Sommozzatore, Salvatore Leone, che ebbe la medaglia al valor militare, perchè durante l’offensiva contro la base navale di Gibilterra, cavalcava un siluro simile a quello esposto, e a seguito dello scoppio di alcune bombe di profondità, fu sbalzato dal maiale, e il 7 dicembre del 1942, scomparve in mare.

Qui dunque, nel “Parco Giovanni Colonna, Duca di Cesarò”, potrete rilassarvi, chiacchierare con gli amici ma il ricordo della storia di Taormina, sarà lì con voi e vi faranno compagnia le storie di tutti quelli che a questa articolata storia hanno contribuito. Chi con grandiose gesta, chi con umili lavori ma che ci hanno permesso di costruire anche il nostro patrimonio identitario e di tradizioni, che il turista che viene a trovarci, desidera conoscere.

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