L’Italia, un animale mitologico soggetto a una maledizione – L’Italia continua ad essere il fanalino di coda dell’Unione europea. Mentre Paesi come la Spagna e la Grecia, colpite più di noi dalla crisi economica del 2008, si stanno rialzando con qualche difficoltà e il loro pil mostra una sensibile crescita, l’Istat ha evidenziato che noi rimaniamo in recessione e se va bene siamo in stagnazione. E’ ovvio come in un contesto del genere la disoccupazione non diminuisce. Anzi, aumenta e quella giovanile rimane su livelli molto alti. I vari negozi commerciali chiudono e i ragazzi che vorrebbero cimentarsi in questo campo sono sfiduciati dal groviglio fiscale in cui inciamperebbero. L’Italia sembra una sorta di animale mitologico a cui è stata inflitta una maledizione in grado di non farla muovere. E’ immobile, statica e quindi soggetta più di altri esseri viventi al mutare del tempo. Ogni piccolo movimento rischia di provocare guai in un’altra parte del suo complicato corpo. E’ come se si trovasse in un letto d’ospedale, in attesa di una cura in grado di non compromettere altri settori dell’organismo.

Il Paese e il cubo di Rubik – Non si possono aumentare gli stipendi ai dipendenti della pubblica amministrazione, perché non ci sono le coperture e i pochi soldi a disposizione devono essere spesi per le nuove assunzioni. Un ragionamento che può essere esteso ad ogni categoria. L’Italia è soggetta al fenomeno della coperta troppo corta. Se ripari i piedi dal freddo, è ovvio che scopri qualcos’altro e viceversa. Sembra non ci sia soluzione, oppure la risposta al problema c’è. Forse è soltanto molto complicata, proprio come quella del cubo di Rubik. Però esiste e deve essere trovata. Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è convinto si trovi nella realizzazione delle riforme. Del resto, secondo esponenti del governo di larghe intese, questa è stata la strada percorsa da Spagna e Grecia e oggi iniziano a raccogliere i primi frutti della loro faticosa semina. Il problema è che la realtà italiana è diversa da quella iberica o ellenica. La burocrazia incide con maggiore forza sull’apparato statale, come in Francia, e in più veniamo da un ventennio in cui non solo non si è parlato di riforme, ma si sono trascorsi anni a discutere su questioni marginali di personaggi privati.

La lentezza del sistema politico – Dunque è scontato che la strada da percorrere è in salita e il sentiero è molto più stretto di quello attraversato da altre nazioni. A certificare queste difficoltà c’ha pensato il World Economic Forum, che ha stilato una classifica sulla competitività dei vari Paesi. L’Italia non fa progressi e si posiziona 49esima. L’ente internazionale, però, si mostra fiducioso sulla ripresa del Bel Paese a patto che realizzi il processo di riforme promesso e soltanto avviato. Al momento la classifica è impietosa. L’Italia è davanti al Kazakisthan, ma si trova dietro Turchia, Malta e Panama. Solo se si dovessero risolvere i problemi inerenti alla burocrazia, alla giustizia, all’inefficienza del ceto politico, alla rigidità del mercato del lavoro e all’eccessiva pressione fiscale si potrebbe tornare a scalare qualche posizione. Fino a quel momento continueremo, nel migliore dei casi, a sopravvivere. La soluzione al cubo di Rubik nostrano sembrano le riforme, ma c’è un intoppo ed è rappresentato dalla lentezza del sistema istituzionale della Repubblica. Un problema non da poco, forse il principale per il Paese.

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The Global Competitiveness Report 2014 – 2015

Date: 03 Sep 2014
The Global Competitiveness Report 2014-2015 looks at the competitiveness of 144 economies.

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