Oggi e domani a Newport, nel Galles, il vertice della Nato, a cui prendono parte 60 leader mondiali. La cittadina gallese, però è super protetta per via delle recenti tensioni e delle minacce jihadiste dell’Isis e perché ci sarà anche una manifestazione di protesta contro “i potenti del mondo”. Presente anche il Presidente ucraino Petro Poroshenko, per un incontro a sei prima del summit. Il Presidente americano Barack Obama e il Premier britannico David Cameron, hanno chiesto una linea ferma sulle varie crisi; da quella nell’est Europa, sino alla “polveriera mediorientale”. I temi da affrontare sono tutti scottanti e di emergenza: la guerra in Ucraina, le nuove sanzioni emesse dall’Unione Europea contro Mosca, le violenze dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, e il peso reale dell’Alleanza Atlantica nell’est Europa.

Ad incontrare Poroshenko prima dell’inizio del vertice, Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. L’Italia in particolare, è fautrice di una linea di fermezza ma con una aperta disponibilità al dialogo. Il Presidente ucraino approfitterà del’incontro preliminare per mettere a fuoco le ultime “prove di collaborazione” con il Presidente russo Vladimir Putin sui negoziati di pace e la richiesta di un cessate il fuoco, dopo gli ultimi scontri tra Russia ed Ucraina non solo sul piano diplomatico ma anche sul fronte di guerra. Nell’ultimo periodo, la Russia ha effettuato un’invasione di campo usando i convogli umanitari ed i carri armati per sostenere i separatisti filorussi. Dunque l’incontro Poroshenko-Putin, più che una presa d’atto, resta ancora “una chiacchierata d’intenti” come l’ha definita in uno dei suoi approfondimenti, il giornalista Enrico Mentana. L’incontro preliminare con Poroshenko, serve anche a ribadire il sostegno della Nato a Kiev.

Barack Obama è stato diretto con Mosca: “I confini non possono essere ridisegnati dalla canna di una pistola”. La questione tra Obama e Putin è oramai dichiaratamente da “guerra fredda” e la scelta del Presidente americano di lanciare il suo messaggio alla Russia, ieri da Tallin, in Estonia, non appare casuale. Si tratta di un Paese Nato che confina con la Russia e in cui il 30% della popolazione parla russo; lo stesso dicasi per Lituania, Lettonia e Polonia, che ancora vedono innanzi ai loro occhi gli spettri dell’ex impero sovietico. Secondo quanto riportato dalle agenzie, la Nato, sa che Mosca non è più un partner ma considera i membri Nato come avversari, conscia anche del fatto che i piani di Putin sono stati studiati nel corso degli anni per raggiungere i suoi obbiettivi, partendo proprio dall’invasione della Georgia. “Ma se Putin aveva paura che l’Ucraina o la Georgia entrassero nella Nato, ha ottenuto l’effetto contrario”. L’Alleanza Atlantica darà il via al nuovo piano d’azione “che comprende la creazione di una forza di intervento immediato con carri armati, aerei, navi e logistica già pronte in cinque basi dell’est”. Le fonti Nato assicurano l’intervento in 48 ore e il sostegno non solo ad est ma anche sul fronte sud. Barack Obama, ha detto che gli alleati della Nato devono essere difesi e le annessioni illegali della Russia di territori sovrani ed autonomi saranno protetti; in poche parole, una presenza permanente in Europa. A Kiev è stato dato anche l’ok per il supporto nella carenza delle fonti energetiche e Obama ha evidenziato che gli Stati Uniti “lavorano per rafforzare la sicurezza” degli alleati “e per aumentare ulteriormente la presenza militare in Europa”. Come a dire a Putin, che può sognare di diventare un Grande Zar ma che l’America non si tirerà indietro di fronte alla sfida. A quanto sembra, si discuterà anche delle spese per l’impegno militare visto che gli europei dovranno di nuovo tornare ad impegnare il 2% del Pil nel settore delle spese militari. Ma questo crea parecchi problemi, anche per l’Italia che soffre di un’economia che fatica a decollare. Di certo, si rianimerà il dibattito interno dei singoli membri Nato.

Se oggi e domani al vertice Nato, i leader mondiali mostreranno chi è il più forte, tuttavia la politica estera americana, sino ad oggi, non sempre si è mostrata lineare nell’intransigenza. Uno dei motivi per cui negli Stati Uniti, Obama viene criticato, è proprio il fatto di “non assumere toni più duri e fermi” nella guerra, soprattutto contro i terroristi dell’Isis. In passato, secondo acuni analisti, un intervento massiccio avrebbe già eliminato il problema ma l’idea del non intervento e degli attacchi mirati con i droni, non sarebbe sufficiente a bloccare l’avanzata jiahadista. Iraq ma anche Afghanistan tra gli argomenti da affrontare perché il 31 dicembre 2014, si chiude “la missione di combattimento Isaf” e si vuole evitare il rischio che si torni indietro allo squilibrio interno, senza scordare che i talebani sono lì pronti.

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[Foto: Carl Court/Getty Images]

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