Razzi e Salvini vanno in Corea e pensano alla Svizzera – La notizia di una delegazione politico-imprenditoriale-sportiva italiana diretta in Corea del Nord e capeggiata dal senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, sarebbe stata una gag perfetta per Maurizio Crozza. Invece è la realtà. Nessuna scenetta e poche battute. Il discusso politico italiano a cui piace cambiare casacca di partito, è volato nel Paese comunista accompagnato dal segretario della Lega nord, Matteo Salvini. Razzi, in qualità di responsabile dell’associazione parlamentare Amicizia Italia-Corea, ha fatto gli onori di casa e a quanto pare ha anche consegnato una lettera di saluti di Silvio Berlusconi indirizzata al capo supremo Kim Jong-un. Tornato in Italia è stato proprio Razzi a esaltare la Corea del Nord, che dal suo punto di vista gli ricorda la Svizzera: “Le persone sono precise per quando si danno gli appuntamenti e poi c’è una pulizia per le strade molto pulite”. Al di là dell’italiano del senatore della Repubblica, il paragone con il Paese elvetico è curioso, singolare.

Salvini contro l’embargo alla Corea del Nord – Tutto materiale per Maurizio Crozza e la sua satira, ma il parallelismo tra Svizzera e Corea del Nord è stato ripreso anche da Matteo Salvini. Il segretario del Carroccio, infatti, ha dato ragione a Razzi. Almeno sulla pulizia, secondo il leader della Lega nord, “la Corea è come la Svizzera”. La saga, però, non finisce qua. Salvini si dice colpito dal Paese asiatico e consiglia a tutti di visitarlo e cambiare opinione, perché anche lui aveva “un giudizio negativo prima di andar là”. Salvini si spinge oltre e sostiene come l’embargo alla Corea del Nord è qualcosa di “assurdo”. “La pena di morte c’è anche negli Usa, la libertà religiosa non c’è in Arabia, l’informazione libera in Cina, eccetera. I Paesi che devono fare passi avanti sono centinaia e non sono tutti sotto embargo come la Corea”, sostiene Salvini. Insomma il giovane segretario leghista non nega l’assenza di diritti umani in Corea del Nord, ma sembra quasi volerli giustificare.

L’allergia verso la democrazia – Tra le righe delle dichiarazioni del politico milanese si scorge una certa simpatia per quel modo di gestire il Paese e guarda caso anche con la Russia di Putin non c’è poi questa distanza di vedute. Anzi, proprio come la maggior parte dei movimenti populisti europei, la Lega sembra più infastidita da Bruxelles e dalle istituzioni dell’Unione europea che dalle mire espansionistiche russe: “Con la Russia bisogna discutere. Le sanzioni sono una sciocchezza che è già costata un miliardo al nostro export. È ora di farla finita, anche perché siamo noi ad avere bisogno della Russia e non la Russia di noi”. L’aspetto particolare di questo viaggio della delegazione italiana, è la semplicità disarmante con cui certi personaggi si sono recati in Corea del Nord. Dicono anche per interessi sportivi e per portare giovani coreani nelle giovanili del Perugia e del Milan (afferma Razzi), ma in realtà emerge con drammaticità un allontanamento preoccupante di una parte del ceto politico europeo dalla parola democrazia. La crisi economica del 2008, infatti, ha messo in discussione anche questa parola e diversi politici iniziano a non considerarla più come la soluzione per vivere in una società civile.

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