Viviamo in una società dedicata alle sfide. Bisogna essere vincenti, competitivi, stare al passo con i tempi dell’alta velocità. Si deve essere sempre un passo avanti, saper gestire le crisi e trovare rapide soluzioni in tempi brevissimi. La tecnologia ci sostiene e può anche sostituirsi a noi, ma il nostro cervello deve essere in grado di elaborare strategie e risposte, in modo celere. Siamo impegnati in lotte incessanti con i vicini, i colleghi; bisogna far vedere chi è il più forte, l’adrenalina sale e i livelli di testosterone aumentano, insieme all’aggressività. C’è chi si aiuta con la medicina omeopatica, chi con la fitoterapia; mangiare carne rossa fa male. Meglio una seduta di yoga ed un petto di pollo ai ferri insieme ad un’insalata verde. Siamo esausti, corriamo, a volte giriamo in tondo e ci arrabbiamo per uno spiffero. Tra uomini e donne poi vi sono delle “differenze strutturali”. Le signore sono abituate a fare più cose senza perdere la direzione e i maschietti, cadono nel caos facilmente e non desiderano troppe interferenze. Ma si perde la pazienza, con troppa facilità.

Eppure, uno studio recente, apparso su Current Anthropology, ha evidenziato che l’uomo preistorico fu sensibile all’arte e alla cultura, divenne più socievole e disposto a collaborare con gli altri, quando i livelli di tesosterone nel suo corpo diminuirono, calò la combattività e vi fu un vantaggio per il vivere sociale. Ne seguì anche una trasformazione fisica perché il cranio dei nostri antenati, si arrotondò e assunse linee più femminili. Ciò accadde 50 mila anni fa, e l’Homo Sapiens era già sul campo, la sua comparsa è datata 200 mila anni. L’autore di questa ricerca, è Robert Cieri, un biologo dell’Università dello Utah e le prove che ha portato davanti alla scienza, riguardano “la porgressiva trasformazione della scatola cranica” che coincide con l’abbassamento dei livelli dell’ormone testosterone. Il volto dell’uomo preistorico tende a diventare più armonioso, più vicino ad un modello estetico di perfezione. Uno studio del genere sarebbe piaciuto a Leonardo Da Vinci e Michelangelo, presi com’erano dallo studio delle proporzioni. L’uomo preistorico, con la progressiva perdita “del pronunciamento delle arcate sopraccigliari”, avrebbe acquisito un viso arrotondato e meno mascolino. I rilievi sono stati fatti su 1.401 crani di epoche differenti: 1.347 appartenenti al ventesimo secolo, tredici datati 80 mila anni fa; 41 rientranti in un arco temporale tra i 10 mila e i 38 mila anni fa, con trenta diverse prrvenienze etniche. Le misurazioni hanno riguardato anche “il volume interno dei teschi” e le analisi sull’accorciamento della parte superiore del cranio, la riduzione dell’arcata sopraccigliare, sono stati associati allo studio sui livelli ormonali.

Un team di ricercatori ha condotto un lavoro strepitoso ed allo studio hanno preso parte, anche due ricercatori esperti nei processi cognitivi animali, Brian Hare e Jingzhi Tan, che hanno riportato esempi del mondo animale come gli Scimpanzé e i Bonobo. I primi che durante la pubertà registrano notevoli aumenti di testosterone hanno una spinta all’aggressività maggiore, mentre i secondi, sono più pacati e mansueti. La forma del loro viso è diversa, i Bonobo sono più “femminili” e l’interazione col mondo esterno avviene in maniera differente, questi ultimi sono più socievoli degli Scimpanzé.

Se l’Homo Sapiens ad un certo punto, è diventato molto meno aggressivo, questo ha generato beneficio per la comunità. Meno lotte, meno liti e maggiore cooperazione; una visione più vicina ad un senso di vivere civile che ha consentito di fare utensili e ha dato il via libera alla creatività. La predisposizione al dare importanza a valori simbolici e la creazione di artefatti artigianali e vicini al mondo dell’arte, avrebbero favorito il piacere dello stare insieme e condividere la vita sociale, migliorandone il tessuto e rendendo la vita più semplice. Le selci lavorate, gli utensili di osso e corno, le attrezzature per la caccia e la pesca e le armi con le prime munizioni, hanno fatto entrare l’Homo Sapiens in una nuova modernità. Con la scoperta del fuoco, il poterlo controllare e il poter cuocere i cibi, si sono abbandonate vecchie e malsane abitudini, che hanno calmato gli animi ed hanno permesso, il dialogo attorno al focolare; una crescita intellettuale e spirituale. Invece di darsi addosso con clave, morsi e tirate di capelli, meglio parlare, e collaborare. L’unione fa la forza e per vivere insieme, è più conveniente rispettare delle regole, piuttosto che arrivare a lanciarsi sassi ed usare le mani anche per cercare moglie. Confrontarsi, ed imparare dalle diverse esperienze, è stata la svolta per l’uomo preistorico. Cieri ha spiegato che “la chiave del nostro successo come esseri umani sta nella capacità di cooperare, di andare d’accordo, e di imparare uno dall’altro”.

Per concludere, si può affermare che lasciare maggior spazio “al lato femminile” ha dato luogo a manifestazioni legate alla bellezza, ha permesso agli uomini di crescere, e l’abbandono di sistemi “forti e violenti” ha favorito la civiltà con la creazione di opere grandiose, migliorando la vita comune. Meno testoterone, ci ha fatto diventare più belli, ha fatto entrare l’arte e la cultura nel mondo ed ha avviato un sistema virtuoso di dialogo e cooperazione, utile per tutti. Magari, far leggere lo studio a molti dei nostri Potenti Mondiali, potrebbe generare lampi di nuova e inattesa saggezza.

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