Nuove immagini dal tunnel degli orrori della guerra siro-irachena. I militanti dell’Isis avevano in ostaggio l’altro giornalista americano, il freelance Steven Sotloff, rapito in Siria nell’agosto 2013. La notizia della morte, è stata diffusa tramite un nuovo video, posto in evidenza dal portale del SITE Intelligence Group, che tiene sotto controllo i siti web jiahadisti.

Steven Sotloff, aveva 31 ed era quello che con James Foley era stato messo al centro dell’interesse minatorio degli estremisti. Foley eliminato prima, ed ora stesso copione anche per Sotloff. Tuta arancione, il deserto siriano attorno, il boia vestito di nero che dice ad Obama di essere tornato a compiere l’opera e poi prima di morire, le dichiarazioni di Sotloff che accusa l’America di essere responsabile della sua morte. Il video viene analizzato come in precedenza quello di Foley, e sembra che il carnefice sia lo stesso uomo che ha posto fine alla vita di Foley; parla con accento inglese e quindi si pensa a “John il britannico”. Il video è stato titolato “Un secondo messaggio all’America” e l’aguzzino è molto specifico quando parla: “Sono tornato Obama, sono tornato per la tua politica estera arrogante verso lo Stato islamico”. A nulla sono serviti gli appelli della madre del giornalista, che ne aveva implorato la liberazione. Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, come risposta ha dato ordine di inviare altri 350 soldati a Baghdad. La nota è del Portavoce del Pentagono, John Kirby, il quale ha evidenziato anche che i militari americani morti in Iraq, sono circa 820. Sono previste consultazioni tra Obama e i membri della Nato e il Presidente, ha dichiarato nelle ultime ore, che l’efferatezza dei gesti dell’Isis non spaventerà gli americani, che sono coesi nel combattere il terrorismo. L’esecuzione di Sotloff era sta annunciata, quando alla fine del video in cui si vedeva morire James Foley, si diceva che se gli Stati Uniti non avessero posto fine ai raid aerei, il prossimo a morire sarebbe stato il freelance americano, Sotloff.

Naturalmente lo sdegno è stato unanime, Matteo Renzi, Presidente del Consiglio italiano e Presidente di turno dell’Unione Europea, ha detto che si è “di fronte a un atto raccapricciante, ci è sempre più chiaro quale sia la frontiera, quella della democrazia contro la barbarie”. Il Premier britannico David Cameron, ha semplicemente dichiarato: “È disgustoso e spregevole”.

Ma ciò che sconvolge è l’intento sistematico con cui i jihadisti hanno deciso di alzare la posta in gioco, privilegiando obbiettivi sensibili per i nemici, come i giornalisti. Molti di questi reporter scelgono di lavorare in queste zone perché ne subiscono il fascino. Steven Sotloff era andato in Medio Oriente perché sentiva di dover documentare la complessità delle situazioni che ci sono in queste zone. Era un ebreo che aveva ricevuto la propria educazione all’interno di una famiglia sopravvissuta alla Shoah; era cresciuto in Florida. Sotloff ebreo, Foley cattolico ma legati entrambi ad una fede monoteista e sensibili a quei luoghi che rappresentano il cuore di quelle religioni come l’ebraismo, il cristianesimo e l’islamismo. Sotloff era ebreo ed era innamorato “dal mondo islamico” e parlava benissimo l’arabo. Lui un ebreo, attratto dalle comuni radici che legano questi popoli,  desiderava toccare con mano quelle persone, quelle menti, quelle emozioni perché pur nella diversità, le considerava affini. I suoi reportage venivano dall’Egitto, dalla Libia, dalla Siria, dalla Turchia e dal Barhain. Steven era corrispondente per il Time, il Foreigners Affairs, il World Affairs Journal, il The Christian Science Monitor.

Da un fronte di guerra ad un altro fronte: l’Ucraina. L’agenzia russa, Ria Novosti, ha dato la notizia ufficiale, che un suo fotografo scomparso lo scorso 5 agosto, è stato ritrovato morto, in un veicolo che era bruciato dopo un attacco dei governativi di Kiev contro i filorussi, nei pressi di Donetsk. Andrey Stenin aveva 33 anni. All’inizio si pensava che fosse stato fatto prigioniero ma invece era stato vittima della guerra. C’era anche stata una mobilitazione per farlo liberare con il suo ritratto diffuso ovunque e lo slogan “Liberate Andei”, e la Russia che aveva avviato un’inchiesta, pensando che a rapirlo  fosse stata la guardia nazionale ucraina. Il giovane aveva realizzato numerosi servizi a Kiev e nell’est, a Lugansk, Donetsk e Mariupol. Anche in Ucraina i giornalisti uccisi salgono di numero e ricordiamo il nostro fotoreporter Andrea Rocchelli, ucciso con l’assistente russo a fine maggio. Ci sono le immagini, diffuse dalla televisione russa che mostrano la vettura, in cui è stato recuperato il corpo. L’auto sarebbe stata colpita dagli spari e poi avrebbe preso fuoco.

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