D’Alema e l’Europa, un rapporto interrotto – Dopo qualche settimana di silenzio il leader Maximo è tornato. Massimo D’Alema ha partecipato a un dibattito alla festa dell’Unità di Bologna e non ha usato mezzi termini nei confronti del suo segretario di partito. In verità non è mai stato amore tra l’ex Ministro degli esteri e Matteo Renzi, però, con ogni probabilità, la situazione è peggiorata da quando il Presidente del consiglio ha scelto Federica Mogherini come sostituta di Emma Bonino alla Farnesina e dopo come Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea. D’Alema, un po’, ci sperava. Gli affari esteri l’hanno sempre attirato e in questa seconda fase della sua vita politica, si augurava di poter dire la sua a Bruxelles. Un sogno svanito e la colpa o il merito, dipende dai punti di vista, è del segretario del Partito democratico che non l’ha nemmeno fatto candidare alle elezioni europee. La rottamazione ha colpito in primis Massimo D’Alema e non poteva essere altrimenti, perché l’ex segretario del Pds incarna quella politica di centrosinistra che l’attuale premier dice di volersi lasciare alle spalle.

Il nuovo profilo politico di D’Alema – Questa storica diatriba è stata alimentata ieri pomeriggio proprio da Massimo D’Alema, il quale, in riferimento all’attività governativa non è stato molto tenero: “Il governo compie indubbiamente degli sforzi. Poi i risultati, sicuramente, per ora non sono risultati soddisfacenti”. Ma non finisce qua e all’annuncite di cui è accusato Renzi da parte di Movimento cinque stelle e Forza Italia, si aggiunge anche D’Alema: “Di annuncite l’Italia ne ha sofferto moltissimo. Nel corso dei governi Berlusconi era un’attività costante”. Ecco, per l’ennesima volta Renzi viene paragonato all’ex premier. Il Pd non è più in campagna elettorale per le primarie, ma a quanto pare Massimo D’Alema non ha metabolizzato le vicende dell’ultimo anno. Ciò che colpisce è il radicalismo dello storico politico della sinistra italiana. Se negli anni si era contraddistinto per equilibrio e moderazione, oggi si lascia andare a dichiarazioni che non sembrano far parte della sua personalità.

Il Pd e il rischio personalismo – Durante le primarie aveva minacciato di fondare un altro partito se avesse vinto Renzi e alla festa dell’Unità di Bologna ha etichettato uno dei due giornali del Pd, Europa, come “stampa clandestina”. Dal palco emiliano D’Alema non poteva non parlare della gestione del partito e il timore è che possa diventare un “movimento del premier”. Dal punto di vista di D’Alema il Pd, al momento, non ha una segreteria: “Io credo nel ruolo dei partiti, credo che un partito non possa essere il movimento del premier. I partiti dovrebbero avere una loro vita democratica, dei loro organismi dirigenti, sostanzialmente il Pd in questo momento non ha una segreteria, ma un gruppo di persone che sono fiduciarie del presidente del consiglio. In questo modo il partito finisce per avere una vita molto stentata. Il consenso è importantissimo, ma i partiti sono delle comunità di persone che durano nel tempo, al di là del consenso che possono avere in un’elezione e magari un po’ meno in quella successivo, il consenso sempre di più è una dato fluttuante e proprio per questo occorre una struttura organizzata, una comunità che discute, che confronta insieme i problemi”.

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