Le simpatie degli euroscettici per Putin – Durante la campagna elettorale per le elezioni europee, i cosiddetti euroscettici, pur di mostrare il loro odio nei confronti dell’Unione europea, erano pronti a fiancheggiare i nemici storici di Bruxelles. In realtà lo sono ancora oggi e le parole al miele del leader dell’Ukip, Nigel Farage, su Vladimir Putin non sono passate di moda. Del resto il loro punto in comune è ormai sotto gli occhi di tutti: distruggere il sogno europeo e per farlo ogni possibile minaccia per l’Europa è accolta come una benedizione. Ogni ex zar desideroso di concretizzare il suo progetto euroasiatico è considerato come uno statista, un punto di riferimento della politica contemporanea. Dichiarazioni che hanno il fine di destabilizzare le istituzioni comunitarie e se le divisioni degli euroscettici e la loro inconsistenza numerica nel Parlamento di Strasburgo relega le loro teorie a qualcosa di astratto e privo di conseguenze, di altro peso sono le prese di posizione del principale quotidiano italiano della destra: Il Giornale.

Il Giornale in difesa dello zar di Russia – Il giornale di proprietà della famiglia Berlusconi, in ricordo della grande amicizia tra l’ex Presidente del consiglio e l’ex agente del Kgb, ha mostrato dieci punti che giustificherebbero il comportamento di Putin nella questione dell’Ucraina. Dieci chiodi che vanno a conficcarsi nel sogno di una destra europea e repubblicana in Italia e fanno risorgere quel fantasma di destra populista che nell’ultimo ventennio è stata grande protagonista. Putin, dal punto di vista del Giornale, “non può fare a meno di reagire”. Il quotidiano parla di tentativo di Stati Uniti e Unione europea di “strappare Kiev a Mosca e regalarla all’Alleanza Atlantica”, ma forse l’Ucraina non è uno Stato indipendente? Non può scegliere di firmare un accordo di libero scambio? E inoltre l’avvicinamento all’Europa è una naturale conseguenza della storia. La piazza Maidan, delegittimata in questi mesi con il termine “nazista”, ha mostrato uno spirito europeo ben più radicato di quanto ci si potesse immaginare. In realtà Putin vuole continuare ad utilizzare a proprio uso e consumo il suolo ucraino e invece dovrebbero essere i cittadini di quel Paese a prendere in mano il loro futuro. Dispiace che Il Giornale non consideri prioritaria la libertà di un popolo, visto che in questi anni ha appoggiato un partito dal nome “Popolo della libertà”.

“Il Cremlino costretto a reagire all’intesa tra Ucraina e Ue” – Per il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti “il Cremlino è stato costretto a reagire all’intesa tra Ucraina e Unione europea: rischiava di perdere corridoi energetici e approdi nel Mar Nero”. Ci sarebbe, dunque, un piano occidentale per allontanare le mire russe sui Paesi dell’est Europa. E se così fosse? Non sarebbe una buona notizia? Il Novecento ha mostrato le rovine portate dal comunismo sovietico in quella parte del mondo. Perché si dovrebbe lasciare campo libero a Putin e al suo progetto di costituire una sorta di via di mezzo tra ex Urss ed ex impero zarista? In più non è vero, come sostiene uno dei giornali della destra italiana, che Putin è stato costretto a reagire. L’Ucraina è soltanto un’altra pedina da conquistare nel suo scacchiere. Il Presidente russo, in tempi non sospetti, aveva avanzato pretese territoriali e espansionistiche anche in Georgia e una volta perso il controllo delle istituzioni di Kiev ha avviato una campagna militare fatta di furbizie e strane strategie contro il Paese confinante.

Putin interviene per difendere gli interessi economici della Russia? In realtà sta facendo l’esatto contrario – Per non parlare delle difficoltà economiche a cui sta portando questo atteggiamento di Putin. Se la Russia fosse stata costretta ad intervenire, per difendere i suoi interessi economici, avrebbe dovuto tener conto anche delle attuali conseguenze. La più grande banca d’investimento del mondo, la JP Morgan, ha perso fiducia nei confronti di Mosca e di qui a poco, se il conflitto dovesse continuare, ha previsto un crollo del 50% dell’economia russa e il rublo è già in condizioni critiche (la valuta russa ha perso da gennaio il 12,5% del suo valore). Oggi un rublo corrisponde a 37 dollari e si è già andati al di là delle conseguenze dell’ultima crisi economica. Le turbolenze sui mercati finanziari, provocate dalle sanzioni, porteranno nel lungo periodo la nazione di Putin in ginocchio. L’economia reale ne subirà tutte le conseguenze e in quel momento pensare che Putin “non ha potuto fare a meno di reagire” per difendere gli interessi economici della Russia, sarà un argomento poco credibile.

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