L’usanza di utilizzare bambini da mandare in guerra si è sempre più radicalizzata nel mondo attuale. Bambini soldato vengono coinvolti in combattimenti in Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen, Afghanistan. Nella Repubblica Democratica del Congo cresce il numero di bambini reclutati dai gruppi armati nell’incessante guerra civile che affligge la parte orientale del paese. I bambini arruolati sono violentati sessualmente, mutilati o uccisi. Si tratta di bambini portati via con la forza da scuole e ospedali. In Medio Oriente i bambini sono diventati parte integrante del conflitto, prestando servizio all’interno di gruppi islamici radicali e ricevendo un vero e proprio lavaggio del cervello, diventando cavie per il martirio degli estremisti islamici. Amnesty International ha lanciato in questi giorni l’allarme sulla detenzione di minorenni nelle stesse carceri degli adulti. Si tratta di bambini accusati di appartenere a milizie armate in Mali e di aver partecipato ai disordini nel Paese. Gli jihadisti dell’Isis utilizzano i bambini nei conflitti e ne plagiano le menti per convertirli al Califfato islamico. Agghiacciante il caso del bambino australiano fotografato con una testa mozzata in mano passatagli dal padre jihadista.

Il continente africano è l’area geografica dove ha preso il via il fenomeno, in particolare, in Sierra Leone. In Angola è stato stimano dalle Nazioni Unite che il 36% dei bambini è stato arruolato e ha partecipato a combattimenti; in Liberia sono stati ventimila i bambini coinvolti nei combattimenti (il 70% dei soldati). La LRA (Esercito di resistenza del signore – di matrice cristiana che opera in Uganda, Sudan e Repubblica del Congo attivo dal 1987) ha il primato del 100%. In Sud America i bambini sono stati utilizzati in Colombia, Guatemala, Messico, Perù, Paraguay, Nicaragua. L’Asia poi ha il triste primato del numero più alto al mondo di bambini soldati con 75 mila nel Myanmar. L’età media dei soldati bambini si aggira intorno ai 10-12 anni. L’inquietante disumanizzazione degli innocenti colpisce anche un altro orribile versante, quello del sesso. Un milione di bambini l’anno entrano nel mercato del sesso. Il Kenya è tra i paesi più a rischio: da 10.000 a 15.000 bambine che vivono nelle aree costiere di Malindi, Mombasa, Kalifi e Diani sono coinvolte e sono ragazzine fra i 12 e i 18 anni. Nell’Estremo Oriente e nel Sud Est Asiatico l’età scende: le più coinvolte sono le bambine tra gli otto e i sedici anni, ma in molte regioni l’età delle baby prostitute scende fino a 4 anni.

La Thailandia, in particolare, è divenuta negli ultimi dieci anni la meta più ambita del turismo sessuale pedofilo. I bambini provengono spesso dall’entroterra, da villaggi sperduti nella foresta tropicale. Quasi sempre le famiglie vendono i bambini che non riescono a sfamare, in cambio di qualche migliaio di dollari e con la speranza di avviarli verso un futuro migliore. Il bambino venduto finisce subito in un bordello di Bangkok o di qualche altra città, dove diventa un oggetto nelle mani del suo padrone. Il Marocco è il nuovo paradiso per i pedofili europei poichè è facilmente raggiungibile, c’è molta povertà, la disparità è alta e il governo non sta facendo niente per salvaguardare i bambini, anzi chiude facilmente un occhio sul turismo sessuale che coinvolge i bambini. Le condizioni socioculturali contribuiscono ad alimentare il dramma della mercificazione dei minori. Povertà e confusione sociale, mancanza di mezzi di sostentamento, legami familiari deboli, sono alcune delle motivazioni che inducono tanti bambini ad andare incontro agli orrori della guerra e dello sfruttamento sessuale. Tutti hanno in comune la loro infanzia rubata: non ricevono alcuna forma di istruzione, vivono una quotidianità di violenze, duro lavoro, scarsità di cibo, acqua, cure mediche, degrado fisico, tremenda pressione psicologica e di qualsivoglia manifestazione di affetto.

Foto: AfroFocus

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