Il passaggio dal sogno all’incubo – Nei dati Istat sulla disoccupazione non compaiono mai, spesso e volentieri il mondo della politica li ignora, i sindacati, ridotti a rappresentare solo i pensionati, non li considerano nemmeno. Sto parlando della generazione degli anni ’80. Quelle ragazze e quei ragazzi che oggi hanno tra i 25 e i 34 anni d’età. Sono loro le vere vittime della crisi economica del 2008 e dell’atteggiamento del mondo della politica negli ultimi decenni. L’impressione è che siano diventati invisibili. Cresciuti con la tv commerciale e con quei cartoni animati cult trasmessi da Italia uno, oggi non si sarebbero aspettati di vivere in un contesto del genere. Nell’età delle promesse, del futuro roseo, delle nuove tecnologie sempre più innovative e all’avanguardia, la generazione anni ’80 non poteva pensare ad un epilogo così amaro. Dal sogno all’incubo. E’ stato questo il passaggio che hanno dovuto, e ancora devono, sopportare queste persone.

L’incubo dell’Università – Provate a guardarvi intorno. Di ragazze e ragazzi della generazione anni ’80 ne troverete molti. Persone che sono cresciute con il mito dell’istruzione. Andrò al liceo, dopo all’università e il mio tenore di vita ne guadagnerà, senza ombra di dubbio. In realtà niente di tutto ciò è avvenuto. Anzi, il contesto in cui sono cresciuti è peggiorato con rapidità. Mentre frequentavano le varie facoltà universitarie, i governi di turno modificavano, a proprio uso e consumo, l’assetto del sistema. Senza andare al nocciolo dei problemi e facendo finta di non scorgere gli sprechi e le raccomandazioni all’interno della aule accademiche, i vari ministri hanno ridotto l’Università ad un esamificio privo di qualità e ricco di quantità. Nel contempo le corporazioni, di cui l’Italia è ricca, si sono annidate con maggiore insistenza in ogni angolo e soltanto i loro fedeli iscritti sono riusciti, nella maggior parte dei casi, a fare carriera e trovare un’occupazione.

Abbandonati a loro stessi, rassegnati e disillusi – L’eccessivo ottimismo con cui sono cresciuti le ragazze e i ragazzi della generazione anni ’80, trasmesso dal pensiero dominante del berlusconismo di quel periodo, li ha resi incapaci di rendersi conto di cosa stesse avvenendo. Il leitmotiv era “ma si, qualcosa cambierà a breve”. In verità molte cose sono cambiate, purtroppo per loro, però, si sono evolute in peggio. Dopo l’Università hanno cercato di muoversi nella giungla del mondo del lavoro. Abbandonati a loro stessi, alcuni hanno cercato rifugio nell’umiliante mondo dei venditori porta a porta o call center, altri sono emigrati all’estero in cerca di fortuna e il resto è ancora in Italia e attende un pizzico di giustizia sociale. Con il trascorre del tempo hanno imparato a disilludersi, in alcuni casi a rassegnarsi. In questi mesi, molti di loro, hanno sfogato la loro rabbia votando per un comico genovese che nel “vaffanculo” riassume il manifesto del suo Movimento, ma oggi si sono resi conto che neanche una simile protesta può servire. Sembra non esserci il lieto fine in questa vicenda, la quale non ha nulla a che vedere con quei manga giapponesi di cui andavano pazzi. Sono ignorati da tutti e neanche le ultime riforme sembrano indirizzate a loro. Eppure hanno pagato per primi la violenza della crisi economica e dell’immobilismo politico e per primi dovrebbero essere risarciti. Bisognerebbe restituirgli il futuro, la possibilità di ritornare a vivere e se si vuole cambiare verso all’Italia, occorre, in primis, rinsaldare questo patto generazionale spezzato.

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