Si aggrava la situazione del lavoro in Italia – A luglio 2014 gli occupati sono 22 milioni 360 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto al mese precedente (-35 mila) e dello 0,3% su base annua (-71 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,6%, diminuisce di 0,1 punti percentuali sia in termini congiunturali sia rispetto a dodici mesi prima. Il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 220 mila, aumenta del 2,2% rispetto al mese precedente (+69 mila) e del 4,6% su base annua (+143 mila). Il tasso di disoccupazione è pari al 12,6%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 0,5 punti nei dodici mesi. E’ questo l’amaro responso dell’Istat sulla situazione occupazionale dell’Italia. Questi numeri sono una brutta notizia per l’esecutivo di larghe intese guidato da Matteo Renzi, che al momento non sembra essere riuscito ad imprimere quella sterzata di cui l’Italia ha bisogno. Un cambio di verso, per utilizzare un linguaggio caro al premier, che non è ancora avvenuto nel nostro Paese, mentre nel resto del mondo occidentale la ripresa economica sta iniziando a dare i suoi frutti.

La lentezza delle istituzioni rallenta il Paese – Il 2014, dunque, sarà un ennesimo anno di recessione per l’economia italiana. Nelle scorse settimane era stato il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a commentare dati peggiori del previsto. Un problema in più per Matteo Renzi, il quale in queste ore sta lavorando per presentare il famoso Sblocca Italia che dovrebbe rilanciare la precaria economia nostrana. Missione complicata, resa ancora più difficile dall’attuale situazione parlamentare. La lentezza con cui le istituzioni repubblicane approvano le riforme, infatti, incide sull’assetto del Paese. Troppe resistenze, troppe incertezze in un momento in cui si dovrebbero avere idee chiare su come rimettere in piedi l’Italia. Invece si continua a litigare, a insultare, a denigrare l’avversario senza proporre ricette concrete e realistiche per il sistema italiano. L’Istat mostra come il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca, è pari al 42,9%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 2,9 punti nel confronto tendenziale.

Flessione per occupati a tempo pieno, aumentano i part time – Anche sulla forbice d’età presa in esame dall’Istituto nazionale di statistica ci sarebbe da ridire, perché vengono tagliati fuori molti giovani al di sopra dei 24 anni che al momento sono inoccupati. E quindi la flebile nota positiva sulla diminuzione dei giovani disoccupati in cerca di lavoro, assume caratteri insignificanti. Dati contrastanti, invece, emergono nei vari settori lavorativi. Nell’industria riprende la crescita dell’occupazione (+2,8%, pari a 124.000 unità), dovuta solo alla componente maschile, mentre prosegue la contrazione di occupati nelle costruzioni (-3,8%, pari a -61.000 unità) e nel terziario (-0,6%, pari a -92.000 unità). L’Istat mostra anche che la riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (-105.000 unità) si accompagna alla crescita di quella straniera (+91.000 unità). Un aumento dovuto al fatto che molti cittadini non italiani si “accontentano”, per così dire, di una retribuzione molto più bassa rispetto ai nostri connazionali. Infine non si arresta la flessione degli occupati a tempo pieno (-0,5%, pari a -89.000 unità rispetto al secondo trimestre 2013), che in quasi due terzi dei casi riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-0,5%, pari a -57.000 unità). Gli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare (+1,9%, pari a 75.000 unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario che si riferisce al 64,7% dei lavoratori a tempo parziale.

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[Foto: ANSA/Stefano Porta]

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