Una difesa poco Champions – Il Napoli è stato eliminato con un netto 3-1 dall’Athletic Bilbao e dovrà rinunciare a partecipare alla prossima edizione della Champions League. Un duro colpo per i partenopei che contavano sugli introiti della massima competizione europea per rinforzare la squadra, soprattutto a centrocampo. Nonostante il vantaggio iniziale siglato da Hamsik, la formazione di Benitez ha compiuto madornali errori difensivi. Una doppietta di Aduriz e Ibai Gomez hanno permesso ai baschi di passare il turno, ma il reparto arretrato della squadra italiana ha fatto acqua da tutte le parti. Il tecnico spagnolo ha voluto con convinzione Kalidou Koulibaly, però il giovane giocatore si è dimostrato non all’altezza. Quante incertezze, troppe disattenzioni e in uno scenario come quello internazionale non possono non pagarsi. In realtà anche Raul Albiol è poca roba e sulle fasce Ghoulam e Maggio hanno deluso e hanno permesso agli avversari di crossare con facilità.

Centrocampo senza idee, la grande differenza con la storia di Napoli – E’ stato un Napoli senza cattiveria e senza razionalità. E’ mancato il pensiero e se nella storia di questa città del Mezzogiorno si sono sempre susseguiti intellettuali in grado di dar luce a concetti interessanti, al momento nel calcio la lampadina di Archimede è spenta. In effetti non si capisce chi dovrebbe accenderla. Di sicuro non sono all’altezza ne Gargano, ripescato dopo che nelle ultime stagioni era fuori dal progetto, ne Jorginho, acquistato lo scorso anno come se fosse un campione e invece non riesce a prendere in mano il centrocampo azzurro. Sembra un Napoli senza anima, depresso e condizionato da una campagna acquisti al di sotto delle aspettative. Su Blogtaormina avevamo evidenziato il cambiamento di atteggiamento del Presidente De Laurentiis, il quale è passato da un egocentrismo sfrenato a una timidezza quasi irreale. Ha tirato i remi in barca. E’ come se il Napoli non suscitasse in lui più quell’entusiasmo di dodici mesi fa e questo si riflette, senza ombra di dubbio, anche nel calciomercato.

Quell’inchiesta di Bocca e i problemi di Napoli – E’ come se il Napoli, al momento, incarnasse tutti i problemi del mondo del pallone nostrano. Viene in mente il libro inchiesta di Giorgio Bocca, “Napoli siamo noi”, in cui il giornalista di Cuneo mette nero su bianco un’inchiesta che fa riflettere. “Napoli ha, elevate a potenza, malattie molto simili a quelle del resto d’Italia”. Già, una simile affermazione sembra vera anche nel calcio contemporaneo. Se il sistema calcistico del Bel Paese è in profonda crisi e lo si evince da molti aspetti, come le pessime condizioni degli stadi, la mancanza di un vero settore giovanile e l’incapacità di valorizzare i ragazzi, la difficoltà di sconfiggere la violenza dei gruppi ultras e l’acquisto di giocatori stranieri che sembrano delle meteore, beh a Napoli questi problemi ci sono tutti e a differenza di altre importanti piazze italiane sono più accentuati. Basti pensare alle condizioni del San Paolo, un teatro non all’altezza della Champions League.

Il dramma del Napoli calcio nell’indifferenza della Figc – Oppure alle difficoltà di valorizzare la cosiddetta “scugnizzeria”. I fischi e l’amore mai nato tra Lorenzo Insigne e una buona parte della tifoseria, è un segno eloquente della scarsa fiducia nei confronti dei giovani italiani. Per non parlare delle delinquenza annidata sugli spalti e nell’ultima finale di Coppa Italia abbiamo imparato a conoscere Genny ‘a carogna. E infine l’acquisto di calciatori stranieri, come Duvan Zapata o il portiere Rafael, che non si capisce come possano innalzare il livello tecnico della squadra. A questo punto non è meglio puntare sul prodotto autoctono? In realtà Giorgio Bocca aveva ragione. Quando scrive “il dramma di una città nell’indifferenza dell’Italia”, sembra di scorgere il dramma del calcio Napoli nell’indifferenza della Figc. Si, una Federazione dilaniata da divisioni e correnti che ha molto lavoro da fare se vuole tornare a far essere competitivo il calcio nostrano. Altrimenti gli effetti della crisi del calcio italiano saranno sempre più gravi e a Napoli ancora più grandi.

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