L’incontro bilaterale tra Vladimir Putin e Petro Poroshenko avvenuto ieri a Minsk, in Bielorussia, in teoria, avrebbe dovuto distendere gli animi ma nella realtà, la situazione continua ad essere difficile. Il vertice è stato previsto all’interno degli incontri Russia-Ucraina-UE sull’Unione Doganale; erano presenti l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione, Catherine Ashton e il Presidente kazako, Nursultan Nazarbayev. Dopo che la Russia ha dato il via all’ingresso non legale di un secondo convoglio umanitario e dopo che 10 paracadutisti russi entrati in territorio ucraino, sono stati arrestati ad una ventina di chilometri dal confine, le questioni tra Kiev e Mosca rimangono aperte. Nonostante i buoni propositi di dialogo, nonostante le rassicurazioni russe sull’accettazione delle vie diplomatiche, ancora non esiste scambio di fiducia. In ballo, oltre all’assetto territoriale e all’idea russa di rosicchiare territori all’Ucraina dell’est, approfittando dell’amore russo dei separatisti, ci sono questioni economiche di prim’ordine. Da parte russa, ci sono le sanzioni appllicate dall’Unione e dall’America: l’intolleranza verso aziende russe e uomini d’affarei mal graditi ai paesi, i controlli sulle compagnie del gas e del petrolio. Il Ministro dell’Economia russo, Alexei Ulyukayev, ha detto che sta sostenendo Rosnef, la principale compagnia petrolifera russa che è a corto di liquidi, ma ci vogliono 31 miliardi per ricapitalizzare la compagnia. Mosca ha iniziato un’azione di sostegno alle compagnie in difficoltà con la creazione di un fondo sovrano nato dai proventi di gas e petrolio e nel calendario degli aiuti ci sono anche due grossi istituti bancari: VTB e Rosselhozbank, seconda e quinta banca del paese; penalizzate dalle sanzioni perché è stato loro vietato l’accesso ai capitali occidentali. La Russia è nervosa per questo scalpita, e sebbene Putin faccia lo spavaldo, non è facile uscire dalla stagnazione che sta vivendo. Questa guerra con l’Ucraina, la sta sottoponendo ad un forte stress economico e il crollo del prezzo del greggio, ne è prova inconfutabile, così come l’intransigenza nella richiesta del pagamento del debito sulle forniture del gas a Kiev. In Ucraina, i combattimenti non cessano e non si è avuta la percezione di una distensione frutto del vertice bielorusso. Anzi, sembra che dopo il vertice, vi sia stata un’intensificazione dei combattimenti quasi a dire che “il dialogo, in verità, non è ancora iniziato”.

Frattanto, i segni di una nevrosi economica, si avvertono ed ora anche l’Italia, dà segni di impazienza, in particolare una regione: il Veneto. “La commissione per le relazioni internazionali del Veneto” ha annunciato “azioni di pressione nei confronti dell’Unione per accrescere l’attenzione sugli effetti dell’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei”. La Russia, infatti, ha posto il vesto sull’esportatzione di numerosi prodotti del comparto agroalimentare europei, in reazione alle sanzioni impostele dall’Europa. Il Veneto ha deciso di essere alla guida a livello nazionale e internazionale di un’azione di “pressing” sulla linea seguita da Bruxelles “affinché gli organismi valutino con maggiore attenzione gli effetti distastrosi sull’economia e sull’occupazione dell’attuale guerra delle sanzioni che vede contrapporsi Russia ed Europa”. Questo, quanto è stato dichiarato dal PresideNte del Consiglio Regionale del Veneto, Clodovaldo Ruffato.

I russi si trovano al settimo posto nel comparto export del Veneto, per un valore di più di 2 miliardi di euro di fatturato. Non “bruscolini”, ma soldi che garantiscono respiro all’economia interna della regione. Anche l’assessore all’Economia, Maria Luisa Coppola, ha sottolineato il pericolo che scatenerebbero nuove sanzioni con l’ingresso “di nuove nazioni e nuovi fornitori” che andrebbero “ad occupare quegli spazi di mercato che tradizionalmente erano occupati dai prodotti veneti e italiani di qualità”. Il Veneto ha chiesto che il governo e l’Europa si diano da fare per superare l’embargo. Il blocco alle esportazioni che la Russia ha imposto “ai beni agro-alimentari ed ortofrutticoli europei” sta avendo conseguenze in diversi Stati, membri dell’Unione. E la risposta russa alle sanzioni europee che la stanno penalizzando, è stata altrettanto dura, con ripercussioni che saranno a lungo termine sul piano economico.

Matteo Cazzulani, Analista Politico dell’Europa Centro-Orientale, in un articolo sul suo blog, ha messo in evidenza i vari aspetti di questa guerra economica. “Le sanzioni imposte dalla Russia lo scorso 7 Agosto, in reazione a quelle applicate dall’UE il Primo di Agosto, riguardano l’embargo sull’importazione dall’Unione Europea di gruppi di merce scelti e di prodotti agricolo-alimentari, il cui fabbisogno, tuttavia, può essere soddisfatto da Mosca solo e solamente grazie all’import dal mercato europeo”. Ma le decisioni prese per accontetare Vladimir Putin, sono state affrettate “senza alcun consulto con esperti, né esponenti di categoria” e “stanno infatti portando ad un deficit interno a Mosca tra la domanda e l’offerta, sopratutto per quanto riguarda formaggi e altri latticini, verdura, frutta e prodotti tecnici per le aziende agricole”. Inoltre, sono stati imposti controlli “fitosanitari” rigorosi per rallentare le importazioni dall’Europa, non curandosi degli allevamenti interni e delle carenze dovute all’incuria e alle epidemie, che non suppliscono al vuoto. C’è anche il fattore che le aziende agricole russe siano in difficoltà economiche ed arretrate, rispetto agli alti standard europei e non è sufficiente l’acquisto di beni dai paesi come Egitto, Iran o Turchia, Cina e Sudamerica. Senza contare che importare da paesi lontani aumenta i costi e la qualità non è la stessa. “Un aspetto a cui soprattutto gli acquirenti di alto tenore, in Russia in tanti, sono particolarmente attenti” scrive Cazzulani.

La Russia è stata ieri a Minsk, anche per tentare di realizzare alleanze alternative con la Bielorussia e il Kazakistan “e per creare un unico mercato dell’area ex-URSS nell’ambito dell’Unione Eurasiatica: progetto di integrazione geopolitica, concepito da Mosca per restituire al Cremlino lo status di superpotenza mondiale con una cospicua influenza a livello sovra regionale, che le sanzioni UE sono riuscite a mettere in crisi”. Tuttavia, l’importanza delle relazioni economiche con l’Europa, che è la più vicina anche alle politiche statunitensi, non può che far temere a Mosca, conseguenze pesantissime. La Russia per ora, pensa ancora di avere molte carte da giocare per mettere alle strette l’Unione è se si guarda ai dati, l’embargo russo, ha già colpito il 20% dell’esportazioni agricole di Lettonia, Estonia, Lituania, Finlandia, e ci sono i prodotti ortofrutticoli polacchi e quelli ittici della Norvegia. Oltre ai prodotti esportati dalla Germania, dall’Italia e persino l’economia turistica della Slovenia, è stata penalizzata. Questi paesi, così come i russi che hanno applicato l’embargo, hanno aperto le esportazioni ai mercati di Cina, Cile, alla Turchia, ai mercati asiatici e sudamericani, ma non basta. E se elezioni per il rinnovo del Parlamento ucraino sono in agenda per il prossimo 26 ottobre, allora ci attende un autunno caldo.

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