Calderoli e il rito del padre della Kyenge – I continui battibecchi tra l’esponente della Lega nord, Roberto Calderoli, e l’ex Ministro dell’Integrazione, Cecile Kyenge, continuano senza sosta. Nonostante la deputata del Partito democratico non ricopra più cariche istituzionali, è oggetto di attacchi da parte del Carroccio. L’ultimo, degno di una commedietta da anni ’80, per intenderci quelle in cui era protagonista Lino Banfi, è quello del senatore bergamasco che ha accusato la famiglia Kyenge dopo aver trovato un serpente nella sua casa. “Non sono mai stato superstizioso ma dopo la macumba che mi ha fatto il papà della Kyenge  mi è capitato di tutto e di più”, è stata la dichiarazione di Calderoli. “Sei volte in sala operatoria, due in rianimazione, una in terapia intensiva, è morta mia mamma e nell’ultimo incidente mi sono rotto due vertebre e due dita”, ha ricordato l’esponete del Carroccio il quale, anche se dice di non essere superstizioso, vorrebbe inviare un messaggio distensivo al padre dell’ex Ministro.

L’ultima scena di un film troppo lungo – Una sorta di rituale, in realtà, arrivò dall’Africa a Roberto Calderoli che aveva paragonato la Kyenge ad “un orango”. Qualcosa, però, di benevolo e non certo di vendicativo come asserisce il leghista. Le parole di Clement Kikoko, capo di un villaggio nel Katanga, erano state le seguenti: “Signore, libera questo tuo figlio dalla malvagità dello spirito. Fai che riconosca il suo peccato e che porti il suo pentimento davanti a Cecile”. Affermazioni che non bastano al senatore e proprio le sue insistenze su ulteriori rassicurazioni hanno infastidito e non poco l’ex Ministro del Partito democratico: “Mi chiedo che religione pratichi il senatore Calderoli. Io sono cattolica per cui non credo a tante altre pratiche o tanti altri riti. Che per me non esistono, per cui non sto dietro a queste sue esternazioni che secondo me vanno anche contro le credenze”. Questo è solo l’ultimo capitolo a sfondo razziale tra la Kyenge e la Lega nord. Continui attacchi razzisti al primo Ministro di colore della Repubblica italiana.

Insulti razzisti anche da estrema destra e frange del Pdl – Un vero e proprio incubo per Umberto Bossi e i principi del Carroccio. E infatti negli ultimi anni l’esponente del Pd è stata oggetto di insulti volgari e cattivi. L’esuberante Mario Borghezio l’aveva etichettata come “ministro bonga bonga”, mentre dal mondo leghista si sono levate altre ingiurie come “sembra una scimmia”, “parassita”, “ma mai nessuno che la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato?”. Le volgarità non finiscono e dagli ambienti dell’estrema destra di Stormfront e Duce.net la Kyenge è descritta come “scimmia congolese”, “governante puzzolente” e “negra anti-italiana”. Anche dalla pancia di quello che si chiamava Pdl, in verità, si levarono attacchi razzisti. L’assessore di Imperia, Diano Marina, aveva paragonato l’ex Ministro a una prostituta e Giancarlo Auzzi, ex consigliere An di Prato, dopo il lancio di banane verso la Kyenge, aveva detto: “Banane? E’ quello che si merita, un rappresentante di questo governo”. Come in quelle commedie da seconda serata, nella maggior parte di questi casi è arrivata la rettifica e le scuse di rito all’esponente del Pd. L’augurio è che simili esternazioni si esauriscano e scompaiano, proprio come quei filmetti di cui il cinema italiano si vergogna.

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