Pietrangelo Buttafuoco, pochi giorni fa, ha presentato a Taormina la sua ultima fatica letteraria: “Sicilia Buttanissima”. Appare appena superfluo sottolineare il fatto che si è trattato di un tutto esaurito. Buttafuoco più che entrare nei dettagli del suo libro ha voluto sottolineare l’inadeguatezza dell’attuale governo regionale capitanato da Rosario Crocetta. Già proprio del Governatore che ha fatto dell’antimafia e dell’omosessualità la propria bandiera, salvo poi fare sprofondare l’isola in una gravissima crisi economica, quasi irreversibile, tant’è che lo stesso Buttafuoco consiglia ai presenti “che il miglior investimento per un genitore siciliano sia quello di acquistare un biglietto aereo ai propri figli per lasciarla!”

Il “Pessimismo” dell’autore, tuttavia è più che altro un realismo dovuto alla stato in cui versa la Sicilia, aggravato da una giunta regionale incapace di affrontare le problematiche reali: sono sotto gli occhi di tutti i fallimenti degli assessori fortemente voluti dallo stesso Crocetta, quali ad esempio la studentessa fuori corso Nelli Scilabra, catapultata dai banchi di scuola alla massima poltrona della Formazione regionale o la ex stagista-segretaria Bergamasca Michela Stancheris, che ci ha deliziato con “i suoi progetti turistici a lungo respiro” tant’è che ci siamo dovuti munire di bombole d’ossigeno…

Rosario Crocetta ha promesso che se vince non farà più sesso, “ecco se non è voto di scambio questo…”. L’ex candidato UDC-PD alla Presidenza della Regione Crocetta dopo neanche tre uscite era già diventato una “simpatica macchietta”. Uscita numero uno: l’intemerata contro le cripto-checche del suo partito. Uscita numero due: la solenne promessa di cui sopra (per sposare la Sicilia e solo la Sicilia). Uscita numero tre: dichiararsi (lo ha fatto con Andrea Scanzi sul “Fatto Quotidiano”) “incredibilmente autentico” perché, ha spiegato, “non capite i miei paradossi, trovate inconcepibile che metta in gioco la mia vita per il bene comune. Voi tendete alla teatralizzazione”. Teatro a parte è lui che batte la lingua nel dente mai cariato dell’omosessualità. Ne ha fatto una categoria politica, una mostruosità nel senso del mostrare, del mostrarsi e del mettere in mostra proprio quando il Sindaco di Parigi, Berlino, il Primo Ministro Belga, il Ministro degli Esteri Tedesco e il Governatore della Puglia, senza morbosità fanno il loro lavoro politico-amministrativo, senza mai raccontare la “rava e la fava del loro essere omosessuali”

Ma l’apoteosi Crocetta la raggiunge quando chiede al Presidente del Parlamento Europeo di entrare nei saloni di Bruxelles con la scorta ed indossando un giubbotto antiproiettile, perché a suo dire, “sono un obiettivo ad alto rischio”. Peccato che in quel Palazzo si sono recati “senza problemi” uomini ben più a rischio quali il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama! Non farlo mai più sembra più una minaccia che una promessa. E non è proprio il fondamentale dei problemi, in Sicilia, sapere se Crocetta si mette o non si mette, il cuore in pace. Continua Buttafuoco: “Non è proprio un argomento urgente anche perché e la chiudo qui con questo curioso tipo della politica, diciamolo: cu su pigghia a Iddu…? Non è manco tanto bidduzzu, il Crocetta e non vale più il gioco del sexual incorrect per poi alzare l’asticella del ricatto politically correct. Non si tratta di fare Io Tarzan tu Jane con la patente del gusto sessuale oltre le liane dei garbugli di Sicilia”.

In tutto questo Claudio Fava, ex candidato di SEL alla Presidenza della Regione, che aveva superato Crocetta nei sondaggi, che infine, è diventato imbarazzante più per gli stessi omosessuali che per i suoi referenti politici. Il “puppo”, che sarebbe il polpo, non è un dispregiativo con cui il dialetto Catanese identifica gli omosessuali, ma una versione vezzeggiativa ed allegra, non altro per “mascariare” così di lordume piccolo-borghese la parola “gay”, parola appunto ordinaria e propria delle mezzecalze. Parola indegna di quell’amore che fu (come affermato dallo scomparso Giò Stajano) “privilegio degli Dei”. Accanto a questa “battaglia di civiltà”, dunque, ma giusto al livello di “Volevo i pantaloni” (ve la ricordate Lara Cardella, da Licata manco a dirlo, sempre in zona di Gela), si fanno avanti uomini “rudi, forti come foreste”. Crocetta, nella sua effervescente solitudine vuole accanto a sé il più potente dei luoghi comuni in innesto di ficodindia il Dr. Ingroia. Ecco che sorge, dai tristi anfratti della retrograda Sicilia, una Santa Alleanza di emancipati e Paladini. “Ecco che sboccia, dalle buie segrete del Medioevo, un carosello di esteti e combattenti. Ecco, dunque, una sarabanda di creativi e giustizieri. Come neanche ai tempi di Carlo Magno e della Bella Angelica. Ed è così che si è arrivati, in Sicilia, alla famosa Opera dei Puppi”.

La Sicilia non è omofoba e mi sento di dire non lo è mai stata, spiega Buttafuoco “L’ultimo e definitivo gay pride lo fece, più di cinquant’anni anni fa a Leonforte, il signor Alfonso. Camminava lungo il Corso Umberto e ai ragazzi che gli gridavano dietro “arruso!” (termine, ahinoi, non addomesticabile), con grande signorilità, volgendosi verso di loro, disse: “Mi avete detto Barone, mi avete detto”. Abitavo in un piccolo paese e mi ricordo del pedofilo, un vecchio che se ne stava seduto sulla scalinata della Chiesa di Sant’Antonio sempre pronto a far misure con il suo bastone: “Un’anticchia accussi’ me la fai vedere? Laddove l’uso del femminile qui include il sottinteso dei sottintesi, la mentula”. E se posso ricordare il mio maschissimo amico Nenè, altrimenti detto Nenè Coccodè, dovrei raccontare di sua madre, poverina, che si disperava: non capiva perché le morivano tutte le galline, come se qualcosa le perforasse….”

Tra tutte le disgrazie la Sicilia possiede due fondamentali fortune: non è mai stata né razzista né tantomeno omofoba. Altrimenti come spiegare ai democratici la “chiassosa quanto allegra stagione” di Nino Strano, legionario tra i legionari, quando con la Fiamma del Movimento Sociale, aveva intorno a sé, in campagna elettorale, i meglio puppi, i travestiti, le belle puttane di San Berillo e quei transessuali che oggi, invecchiati, ha coinvolto in una cooperativa per farne badanti e assistenti degli anziani di Catania. Non ne faceva dell’omosessualità una categoria politica, piuttosto, un’estetica. Se non ci fosse stata così tanta Sicilia, in questa furia tutta puppa, difficilmente sarebbe venuto fuori il Cigno di Ramacca (altro che Vincenzo Bellini…!), ovvero Cristiano Malgioglio, la cui “frezza bianca, tra i capelli, è citazione”. A chi gli chiedeva cosa fosse questo “ciuffo bianco,questo triangolo”? rispondeva: “È la Sicilia bedda” e andando via canticchiava “Gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato”…!

Prosegue Buttafuoco: “È una vita che dico al mio amico Sergio Claudio Perroni, Dio della letteratura, di metterci al lavoro per scrivere uno spettacolo di rivista en travesti dal titolo “L’Opera dei Puppi”. Una riproposizione del canovaccio del Ciclo Carolingio in chiave “La Cage aux folles”. Con Carla Magno, Orlanda, Rinalda e il leggiadro Angelico. Ovviamente anche con i Saraceni, tutti cattivi e masculissimi”.

Buttafuoco ha comunque anche la sua ricetta per “salvare” la Sicilia, affidandosi ad una nuova classe imprenditoriale che sappia fare ripartire l’industria turistica valorizzando il nostro immenso patrimonio culturale e paesaggistico. Pietrangelo Buttafuoco ci affascina con la sua grande capacità di passare con una incredibile naturalezza dal “faceto al serio” e allora? Tutti al “Balat”…!

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