Una riforma post-ideologica? – Il Presidente del consiglio, Matteo Renzi, sperava di mantenere il totale riserbo sulle norme da discutere venerdì in Cdm sulla scuola, invece è stato lo stesso Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, a svelare le idee dell’esecutivo di larghe intese sul mondo scolastico. Nel disegno di legge si dovrebbe voltare pagina rispetto al passato e verrebbe messo da parte l’aspetto ideologico. Già questo è un passo avanti, perché tutte le riforme della scuola fatte negli ultimi decenni sono state il frutto di un muro contro muro con l’opposizione e di una visione della realtà, da parte della maggioranza, che proponeva cambiamenti nell’istruzione nel nome di un ideologismo intransigente. Il risultato è stato aver compromesso uno dei migliori sistemi scolastici d’Europa. Continue modifiche e cambiamenti in grado di penalizzare, in primis, gli studenti e i docenti. Occorre ricordare come in tutto questo c’è stata una relativizzazione della parola cultura. Ridotta quasi a un soprammobile impolverato nelle stanze delle scuole.

“Scelte miopi negli ultimi decenni” – E’ normale che una simile degenerazione abbia aumentato il divario tra la preparazione delle nostre generazioni e quelle del resto del mondo. La scuola così come viene rappresentata nei filmati storici cinematografici italiani è ormai un ricordo lontano. E in verità neanche quella mostrata in qualche fiction, come I Cesaroni, esiste più. Per modificare questa tendenza e far ritornare l’edificio dell’istruzione un luogo di riferimento e di speranza per il futuro, è necessario invertire la rotta. Al momento è presto per dire se le norme del governo in materia scolastica siano una medicina efficace per curare il sistema dell’istruzione italiana. E’ necessario conoscere il disegno di legge nel dettaglio, ma al momento il Ministro Giannini ha annunciato soltanto alcuni capisaldi. Di fronte alla platea del meeting di Cl, l’esponente di Scelta Civica parla di “scelte miopi” negli ultimi decenni nel settore scolastico, mentre adesso “dobbiamo iniziare a guardare alle esigenze del Paese nei prossimi venti anni”.

Addio supplenze e valutazione degli insegnanti in base al merito – Dal punto di vista del governo Renzi, per mettersi al passo con un mondo in continua evoluzione, occorre innanzitutto mettere in primo piano la parola meritocrazia. A tal proposito il Ministro ha detto che gli insegnanti verranno valutati in base al merito e non solo all’anzianità. Questo inciderà sul loro contratto e quindi “se non si svolge il proprio dovere si può anche essere penalizzati”. Altro tema scottante e destinato a far discutere è quello delle supplenze. Per combattere la piaga del precariato si pensa alla loro eliminazione, perché “servono docenti che si sentano parte di un grande progetto nazionale”. Ancora non sono noti i particolari di questa rimodulazione delle supplenze, mentre si preannuncia nel testo del governo anche l’ingresso di capitali privati nella scuola pubblica. Un aspetto sempre osteggiato dalle varie prese di posizione ideologiche. E’ prevista la riunificazione tra istruzione e cultura e un nuovo rapporto, sul modello tedesco, tra istruzione professionale e lavoro. Infine sono state preannunciate innovazioni nei programmi scolastici e l’esecutivo dovrebbe proporre il potenziamento della tanto bistrattata storia dell’arte e della musica.

[hr style=”dashed”]

© Riproduzione Riservata

Commenti