La facoltà hobby di filosofia – Girando per la Facoltà di lettere e filosofia di Messina, e in particolar modo, lungo i corridoi del corso di laurea in filosofia, l’effetto è molto strano. Si percepisce una certa desolazione, si scorge poca gente e quella che c’è è demotivata per il proprio futuro. Non è il mese di agosto a fare un simile effetto. Anche all’inizio dell’anno accademico la situazione non è poi così differente. I professori, inoltre, conoscendo meglio degli studenti la situazione del Paese reale scoraggiano a iscriversi a filosofia. Quasi fosse diventata una facoltà hobby, un passatempo. Un qualcosa di superfluo che nel mondo veloce e iper-capitalista non serve più a niente. Fa parte del passato, è una disciplina fine a se stessa. Questo modo di pensare ha fatto breccia nelle facoltà e così tra le mura di aule e biblioteche si percepisce la fine di un rapporto tra l’Italia e la filosofia, il quale nel corso dei secoli è stato fruttuoso ed ha contribuito a far conoscere il nostro Paese nel mondo.

La crisi della filosofia nelle edicole – La conclusione della storia d’amore la si può notare anche nelle edicole. Si, avete capito bene. Fermandosi da un venditore di giornali in Germania, in Olanda o in Austria, per fare qualche esempio, potrete acquistare delle riveste di filosofia. In Italia, invece, le edicole hanno di tutto, ma non vendono mensili, trimestrali o semestrali con argomento la filosofia. Per leggere qualcosa del genere è necessario abbonarsi e il testo vi arriverà a casa con grande comodità. Ma non è questo il punto. Se in edicola ci sono riviste di psicologia di presunti esperti che amano frequentare salotti della tv pomeridiana e invece mancano giornali filosofici, vuol dire che qualcosa non va. Sorgono dubbi, soprattutto se si considera l’importante riscoperta della filosofia in tutto il mondo. Una filosofia spogliata dall’accademismo che nel tempo l’ha fatta rintanare in una torre d’avorio, è ormai una vera e propria attrattiva.

Morin e l’importanza della filosofia pratica – A sottolinearlo c’ha pensato il pensatore francese, Edgar Morin: “Ma non si va a trovare il filosofo soltanto per apprendere elementi di storia della filosofia, si può andare anche per dire non so che fare, ho dei problemi, vorrei divorziare, non mi so decidere ecc. La soluzione dei problemi esistenziali non è riservata a dei terapeuti che possono somministrare un farmaco, una pillola o dare dei consigli pratici. Una riflessione d’ordine generale, al di fuori di ogni dottrina terapeutica precostituita in precedenza può indurre il soggetto a riflettere sul suo destino e a prendere le sue decisioni. Si ritorna al metodo maieutico di Socrate, con cui Socrate voleva che il soggetto si sgravasse della verità che portava dentro di se. Socrate non voleva imporre all’altro una verità, voleva che l’altro trovasse la verità da se stesso e io credo che i filosofi possano aiutare le persone a trovare la loro verità da cui scaturiranno immancabilmente delle direttive per la vita pratica”.

Le differenze abissali con il resto d’Europa – Nelle parole del pensatore transalpino emerge l’attualità della filosofia e il bisogno umano che c’è verso la sua originalità. Ormai sono sempre più gli psicoterapeuti o addirittura psichiatri che sentono l’esigenza di tornare alla filosofia. C’è chi, come l’israeliano Ran Lahav, lo fa in toto e si crea una nuova professione (consulente filosofico) e chi, invece, come lo scrittore Irvin Yalom pubblica dei romanzi su Schopenhauer, Nietzsche e Spinoza. Nell’epoca della praticità, dunque, anche e soprattutto la filosofia, se spogliata di quell’astrattezza di cui molti suoi appassionati l’hanno volutamente circondata, è un tema centrale nel nuovo millennio. E’ il principio da cui ripartire in un’epoca di crisi economica e valoriale. Purtroppo, in Italia, la primavera della filosofia tarda ad arrivare. Con la parola filosofia, nel gergo comune e politico, si fa riferimento a speculazioni inutili e la disciplina della consulenza filosofia o filosofia pratica viene snobbata a partire dagli ambienti universitari. Inoltre per le strade è difficile scorgere qualche via o qualche statua dedicata a un pensatore. Gli edifici in cui hanno vissuto alcuni filosofi sono circondati dall’indifferenza (vedi l’abitazione di Nietzsche a Messina), mentre all’estero Berlino è ricca di vie come Kantstraße, Leibnizstraße e Hannah Arendt straße e ad Amsterdam, vicino a Waterlooplein, spicca un’imponente statua raffigurante Baruch Spinoza. Anche in questo si comprende come in Italia ci siamo allontanati dal nostro passato e forse per questo abbiamo più difficoltà di altri a muoverci nel presente.

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