Si riapre il dibattito – Uno dei tormentoni dell’estate della politica italiana è stato l’articolo 18. A lanciare la discussione ci aveva pensato il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che in accordo con il suo partito aveva proposto l’abolizione, almeno per i giovani assunti, di “norme ideologiche”. Dichiarazioni in grado di ricompattare il centrodestra e trovare d’accordo Renato Brunetta e Forza Italia. Nel governo, però, il leader del Ncd aveva dovuto incassare le risposte negative del Partito democratico. Dal Ministro Madia all’esponente della segreteria di via del Nazareno, Filippo Taddei, le repliche alla proposta di cancellare l’articolo 18 furono abbastanza dure e nette. “Non è questo il problema della disoccupazione in Italia”, è stata la frase pronunciata con maggiore frequenza dal principale partito dell’esecutivo. Sulla stessa linea di pensiero, e non poteva essere altrimenti, anche i sindacati italiani che fanno della difesa dell’articolo 18 un loro baluardo. Un confine insuperabile.

Modificare l’articolo 18 – Si pensava che le parole di Alfano fossero semplici teorie destinate ad essere dimenticate nel bel mezzo dell’ozio di agosto, invece il tema è stato ripreso da un renziano della prima ora. Si tratta del Presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Lo storico politico del Pd, in un’intervista alla Repubblica, ha parlato della condizione sociale dell’Italia e, senza troppe sorprese, la situazione non è delle migliori. Chiamparino è convinto che l’autunno sarà molto caldo e nello stesso tempo sostiene come “le grandi crescite del Pil appartengono a un`altra epoca, quando c`era da ricostruire l`Italia. Oggi a far girare l`economia non è la costruzione dell`Autostrada del Sole ma la vendita dei telefonini”. Per invertire questa situazione, secondo l’ex sindaco di Torino, occorre modificare l’articolo 18 e riscrivere lo Statuto dei lavoratori. Due temi molto cari alla sinistra italiana e per questo motivo, se nella prossima riforma del lavoro dovessero essere introdotti simili aspetti, si preannuncia uno scontro frontale tra i renziani e l’ala tradizione del partito.

Riscrivere lo Statuto dei lavoratori – Dal punto di vista di Chiamparino non c’è altro modo per diminuire la disoccupazione ed essere competitivi con il resto del mondo e soprattutto con le potenze emergenti riunite nei celebri Brics. Sull’articolo 18, il politico di Moncalieri, non è radicale come Angelino Alfano: “L`abolizione dell`articolo 18 di per sé non crea lavoro. Le aziende assumono se hanno le commesse e licenziano quando le commesse cessano e purtroppo lo fanno anche con l`articolo 18. Sarebbe invece necessario un lavoro di riscrittura totale dello Statuto dei lavoratori. Occorre discutere sul sistema migliore per tutelare i diritti di chi lavora eliminando quelli che sono considerati dalle imprese vincoli non più compatibili con la globalizzazione”. Ma è sullo Statuto dei lavoratori che Chiamparino, se oggi fosse un sindacalista, interverrebbe con convinzione: “Ha 44 anni e rappresenta un mondo del lavoro che è profondamente cambiato. Se io tornassi a fare il sindacalista oggi chiederei di riscrivere lo Statuto dei lavoratori. Per trovare un sistema di regole che garantisca tutti gli occupati, anche quelli che oggi sono fuori dalle tutele”. Dichiarazioni in grado di mostrare la linea di pensiero dell’ala renziana del Pd su un tema destinato a far discutere, nei prossimi mesi, il mondo della politica e del lavoro.

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