“Buttafuochissima” serata quella del 21 agosto nello splendido giardino del “Centro studi Italiani Babilonia”, eccellenza nel suo genere, diretto da Alessandro Adorno. D’altronde non poteva essere diversamente ed era certamente prevedibile visto il provocatorio e dirompente libro che veniva presentato, Buttanissima Sicilia!, di quel Pietrangelo (spero che ci perdoni la confidenza) che le cose si sa non solo non le manda a dire ma le spiattella anche sui libri e sui giornali.

Un libro-pamphlet, un j’accuse radicale che ci lascia perplessi e forse l’intento del giornalista-scrittore era proprio questo. Ci lascia perplessi perché, pur trovando in alcuni attacchi duri, spietati, veritieri, l’analisi oggettiva di una Regione amministrativamente inefficiente, burocraticamente paralizzante e politicamente corrotta, non possiamo, e da siciliani direi anche non dobbiamo, accettare tout court degli slogan politici, non elettorali come ammette lo stesso Buttafuoco, ma pur sempre politici. E allora con un piglio pieno di passione, gliene diamo atto, ci viene data una lettura di una terra stritolata da una pletora di questuanti, governata da un Presidente che non ama le critiche e si trincera dietro il suo essere gay e essere minacciato dalla mafia, affiancato da un assessore che è fuori corso e da un altro che, invece, ha messo alla berlina il suo cognome, importante e per certi versi anche pesante; una terra dove persino la mafia passa in secondo ordine e la Muos è il pagamento di un dazio dovuto che risale a oltre settant’anni fa verso un Stato quello americano che ci ha liberato, una terra infine che non attua il suo Statuto, e ha un’autonomia senza strumenti di controllo.

Una terra spartita tra una borghesia benestante, proprietaria di terre e case e una classe politica corrotta, inetta, familista e clientelista. Ora premettendo che alle ultime regionali ho votato Giovanna Marano e che su Crocetta e la  sua giunta non avrei scommesso neanche una lira anzi un centesimo di euro, e vi garantisco mi rode il fegato ad ammetterlo visto che alcuni volti nuovi, giovani e femminili, mi hanno fatto sperare almeno per un attimo in un certo rinnovamento, si può fare un’analisi politica ad personam anzi ad pregiuditium? Se invettiva doveva essere avrei preferito che fosse stata sull’operato o meglio il non operato del Governatore Crocetta, dell’assessore Lucia Borsellino e soprattutto visto lo scandalo del Piano Giovani, esploso in questi giorni, sulla catastrofica inefficienza dell’assessore Nelli Scilabra. Se non altro perché si rischia di far passare l’idea che per far il politico in Sicilia e farlo bene bisogna essere etero, bello, laureato e con un cognome magari comune come Rossi e siccome l’appello più forte da parte dell’autore è stato indirizzato ai suoi coetanei, uomini cinquantenni che come lui appartengono alla gloriosa borghesia bene siciliana, aggiungerei queste ultime caratteristiche come prerogative.

Speravamo poi in uno “sfruculiamento” maggiore da parte dell’intervistatore, Paolo Valentino, penna importante del Corriere della Sera, se non altro per la sua passata militanza partitica e il suo vissuto all’estero. Così non è stato e ce ne doliamo molto. Speravamo, infatti, di capire meglio perché Buttafuoco sostenga il ritorno ai Comuni inneggiando l’abolizione delle Regioni e perché vorrebbe abolire lo Statuto siciliano? Noi che di siciliano abbiamo il padre ma di romagnola abbiamo la madre la regione Emilia Romagna non vorremmo proprio che venisse soppressa e sullo Statuto, invece, che di dubbi ne abbiamo molti ci sarebbe piaciuto confrontarci maggiormente.

E avremmo voluto anche umilmente dire che se da un lato ci sono scrittori, giornalisti e intellettuali giustamente “incacchiati”, che dal noto Tomasi di Lampedusa attraverso Leonardo Sciascia sino a Pietrangelo Buttafuoco hanno sempre denunciato quell’immobilismo tipico siciliano e dall’altro ci sono i tanti, troppi siciliani antropologicamente vittime di tutti i mali che attanagliano la loro/nostra terra c’è tutto un mondo di gente comune di buona volontà, ci sono le associazioni, quelle ambientali, culturali, di volontariato, ci sono migliaia di giovani laureati che decidono di rimanere in Sicilia a fare gli apicoltori, i vinicultori, i pescatori, (avrei dovuto alzare la mano quando Buttafuoco lo ha chiesto incredulo che un genitore possa vedere un futuro in Sicilia per suo figlio), c’è una sana società civile che merita almeno una volta di essere citata e sostenuta e visto che non lo fanno i politici, che lo facessero almeno gli illustri scrittori e giornalisti. La denuncia è sacrosanta, la critica giusta, la provocazione stimola ma l’idea che non ci sia via d’uscita e che oggi è peggio di ieri e domani è peggio di oggi ci fa ricadere in quella subdola filosofia del non fare che ci attanaglia in Sicilia.

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