Una notizia dall’Ansa in cui si legge: “Il Regno Unito si prepara a moltiplicare i ricorsi alla cosiddetta ‘prerogativa reale’ che permette al governo di ritirare il passaporto a chi intende uscire dal Paese per partecipare ad attività terroristiche”. Misure che l’Inghilterra ha deciso di adottare dopo l’uccisione del reporter americano, James Foley, da parte di un cittadino britannico che si è unito ai jihadisti e in seguito, al moltiplicarsi delle adesioni alla causa dell’Isil, da parte di occidentali. Il Ministro degli Esteri britannico, Theresa May, ha dichiarato: “Dobbiamo fermarli. Dobbiamo impedire che continuino a partire per combattere in Siria e Iraq”. Ansia crescente; preoccupazione da parte dei governi europei per un fenomeno che si sta allargando a macchia d’olio. Il volersi fare militanti della Jihad, il volere aderire allo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Sposare la causa del Califfato, dell’Islam nuovo e onnipotente.

L’intelligence britannica, MI5 e MI6, ha già dato un nome e un volto a colui che si è macchiato di uno dei crimini più atroci, l’esecuzione tramite la decapitazione di un altro cittadino occidentale. Un giornalista americano, James Foley. Esecuzione fatta, per dimostrare la forza dell’Isil contro l’America e l’imperialismo occidentale. Si tratterebbe di Abdel Majed Abdel Bary, un ragazzo di 23 anni, londinese di origini egiziane, ex rapper. Viveva in un elegante quartiere di Londra, sino all’anno scorso. Pupillo di una famiglia bene, che ha deciso di lasciare gli agi della società occidentale per andare a combattere a fianco dei jihadisti. Leader di un gruppo conosciuto come “The Beatles”, una delle numerose cellule islamiste che dalle parole di un ex ostaggio, sarebbe responsabile “della gestione di ostaggi internazionali”.

Abdel Majed Abdel Bary, 23 anni, londinese di origini egiziane, ex rapper. Il boia di James Foley
Abdel Majed Abdel Bary, 23 anni, londinese di origini egiziane, ex rapper. Il boia di James Foley

Già nel fine settimana, una squadra dello Special Air Service (Sas) e dello Special Reconnaissance Regiment (Srr), sarebbe stata inviata in Siria ed Iraq per iniziare la caccia al boia, e a quanti sono coinvolti. Si tratta di militari addestrati “ad agire dietro le linee nemiche e i loro nomi sono top secret”. La priorità è quella della cattura di “John il jihadista” come è stato ribattezzato il rapper ed i suoi complici “The Beatles”, ritenuti infatti responsabili “di agire da carcerieri e da carnefici nelle file dell’Isil”. Queste forze speciali britanniche si sono unite alle unità irachene e curde, sono divise in squadre da quattro e oltre a catturare i militanti britannici, devono stabilire i contatti che li condurranno a stanare, il boia. Intercettazione di messaggi radio; e dopo la cattura, schedatura, DNA, registrazioni della voce, interrogatori e confronti incrociati, per stabilire l’identità di “John il jiahadista”.

Dal fronte, tutti i dati raccolti, vengono inviati tramite un satellite portatile sotto il controllo di un militare della Sas ad un aereo spia, dove a bordo c’è un equipe di 17 persone che effettua l’elaborazione dei dati e “le invia al quartier generale del governo per le comunicazioni segrete a Cheltenham”. Qui, ci sono ulteriori indagini, confronti, nuove informazioni e il tutto viene rinviato alle unità sul campo di battaglia.

Altre novità sono giunte dalle analisi del video dell’esecuzione di Foley. Il “Daily Telegraph” ha pubblicato l’informazione secondo cui l’analista inglese Eliot Higgins, un super esperto nelle questioni siriane, avrebbe trovato il luogo dell’esecuzione di Foley. Dai fotogrammi del video analizzati, in cui si offre al pubblico l’efferata esecuzione, si tratterebbe di una  zona vicino a Raqqa.

Dalle immagini video della decapitazione del reporter John Foley, in cui L’Isil mostra al mondo la sua arroganza ad un altro video, in cui i toni sono simili e veicolano un analogo messaggio. Un’agenzia di stampa internazionale, ieri, ha diffuso un video di 52 minuti.

Nigeria, il leader del gruppo armato Boko Haram, Abudakar Shekau, che opera prevalentemente nel nord-est del paese, ha annunciato la nascita “del Califfato Islamico in Nigeria”. Del nuovo Stato farebbero parte le città di Buni Yadi, nello Stato di Yobe e la città di Gwoza, nello Stato di Borno. L’esercito ufficiale della Nigeria, ha definito le dichiarazioni di Boho Haram “prive di senso e di qualsiasi fondamento”, per affermare la sovranità territoriale della Nigeria.

Il punto, è che il fascino del “Grande Islam” è oramai penetrato ad ogni livello, ammaliando i territori protagonisti della guerra, dal Medio Oriente, all’Africa; ma è penetrato anche in Europa, e in Occidente. E l’Occidente, sembra non riuscire a dare risposte forti e decisive, al rafforzamento degli estremismi. Sembra sia come impotente innanzi a un fenomeno, che risulta essere dilagante come una marea.

E viene spontaneo chiedersi se questo desiderio di far parte di una nuovo grande organismo, che unisce sotto un’unica grande idea, e che stringe tutti attorno a dei principi severi e che appaiono a noi, inconcepibili, invece, non sia la ricerca da parte di quanti stanno aderendo al Califfato, di un luogo che non appaia frammentario. Un luogo fondato “sul tutti per uno, uno per tutti” nella lotta a valori occidentali, che molti considerano privi di umano spirito, individualistici, anche nello stesso Occidente.

Diventerebbe dunque accettabile, il sacrificio di altri esseri umani, in nome di una causa più grande. Ma quello che ci colpisce, oltre alle violenze ingiustificabili, è che ancora l’Occidente non sia reso conto sino in fondo, che queste sono domande epocali, a cui dovrà rispondere.

Perché è in atto un cambiamento, e il concetto stesso di Occidente, è stato di nuovo rimesso in discussione.

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