Si leggono sui giornali italiani sempre più frequenti elogi del gavettone ghiacciato anti-Sla (Ice Bucket Challenge): per sensibilizzare contro una delle più terribili malattie del nostro tempo. E anche per ottenere fondi per la ricerca scientifica. La Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica), male che immobilizza negli anni sino a impedire qualunque movimento, toglie progressivamente il respiro, ma che infaustamente, lascia invece perfettamente funzionanti gli organi cerebrali.

Non mi convince questa iniziativa, la trovo discutibile. Innanzitutto ogni evento di questo tipo, quando si trasforma in un gioco estivo per VIP, con nominations e quant’altro, mi lascia perplesso. Non amo il ridere intorno a questo tipo di situazioni, non c’è nulla da sdrammatizzare. In Italia almeno per ora la raccolta fondi va a rilento e all’inizio addirittura non se ne parlava nemmeno. Altrove non va così, in altri paesi è diverso.

Mi colpisce poi questa “scoperta” della SLA. E il fatto che nessun riconoscimento pubblico sia dato a chi di questa e di simili malattie si occupa da quindici anni, i radicali: c’è qualcuno che ricorda che quando questi benemeriti tre gatti si occupavano di Luca Coscioni, e Luca Coscioni di loro, c’era chi diceva che era una operazione strumentale? E Coscioni, diventato leader del movimento, che chiedeva se si pensasse davvero che lui non fosse in grado di ragionare? C’è qualcuno che ricorda che il PD in vista delle elezioni 2008 rifiutò qualunque accordo con i radicali perché volevano presentarsi come Lista Coscioni?

C’è poi dell’altro, che prescinde dalla politichetta nostrale. Parlare di SLA significa anche introdurre tematiche spinosissime: la ricerca scientifica sulle cellule staminali embrionali, discutere di eutanasia e autodeterminazione e fine vita. Vedremo presto se i politici combattenti anti-SLA avranno una tardiva resipiscenza, e cercheranno di fare qualcosa di concreto, liberale e laico, o saranno soltanto degli allegri zuzzurelloni con il desiderio inconcusso di fare una ennesima simpatica comparsata televisiva.

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