Amerli, Iraq, a 180 chilometri da Baghdad. Una città che da più di due mesi, è sotto assedio da parte delle milizie dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. Qui, ci vivono 20 mila persone. La città, è stata posta sotto attacco da parte dell’Isil, a giugno quando Mosul venne fatta cadere. Le strade che portano ad Amerli sono bloccate, la città è isolata, non c’è energia elettrica né acqua, e l’approvvigionamento alimentare avviene dall’alto. Dagli aiuti, che gli elicotteri dell’esercito iracheno lanciano e che tuttavia, sono esposti al rischio di venire colpiti e abbattuti dagli uomini dell’Isil. Gli abitanti di Amerli, sono una delle tre etnie presenti in Iraq e perseguitate dall’Isil, insieme agli yazidi ed ai cristiani. Sono i turcomanni, minoranza sciita, chiamati anche turkmeni. Il loro numero varia dai 500 mila ai tre milioni in tutto l’Iraq, sebbene i dati non siano stati aggiornati e le stime fatte, risalgono agli anni cinquanta. Per gli estremisti dell’Isil, i turcomanni in quanto sciiti, sono da considerare tra gli apostati. La presenza in Iraq, risale al VII secolo dopo Cristo quando giunsero dall’Anatolia, nella regione di Kirkuk e Mosul. La maggior parte in seguito, immigrò durante l’espansione ottomana, e dopo la Prima Guerra Mondiale, iniziarono ad essere perseguitati dai sunniti e dagli stessi curdi. Oggi il 40% dei Turcomanni sono sciiti. La loro presenza nei territori iracheni, è attestata anche nelle province di Arbil, Selahattin e Diyale. Durante l’epoca di Saddam Hussein, i piani di allontanamento di kurdi e turcomanni per la loro sostituzione con gli arabi provenienti dal sud Iraq, hanno creato uno spostamento di questa etnia. Sino agli anni settanta, a Kirkuk per esempio, il turco era la lingua ufficiale, sino a che venne sostituito dall’arabo. Saddam Hussein costrinse questa minoranza, ad abbandonare i luoghi di nascita, privandoli della loro casa. Nel 1995, fu così fondato l’ITF, l’Iraqi Turkish Front, per difendere e rappresentare i diritti dei turcomanni iracheni. Perchè oggi, i luoghi che un tempo erano abitati da questa minoranza, oggi sono abitati da arabi e curdi; persino Kirkuk,  è stata rivendicata dai curdi come parte della regione autonoma. I turcomanni, sono considerati peggiori dei cristiani e degli yazidi.

Nella città di Armeli, i miliziani dello Stato Islamico hanno l’artiglieria, i blindati, e uomini tanti, uomini. In città, invece ci sono delle unità dell’esercito regolare iracheno e dei volontari. Tra i 500-600 uomini, con poche armi in dotazione, qualche mortaio, kalashnikov e pochi bazooka anticarro. La stanchezza è quotidiana, c’è una sola clinica con un medico e pochi infermieri che curano circa 400 persone, e con la mancanza d’acqua e di energia elettrica, la vita si fa impossibile, ogni giorno che passa. Gli elicotteri dell’esercito iracheno, fanno quello che possono, oltre i rifornimenti di cibo, lanciano anche munizioni ed equipaggiamento bellico, diverse volte alla settimana. Però gli uomini dell’Isil, hanno scavato una trincea tutto intorno alla città, riempita la fossa di petrolio, e appiccano il fuoco per rallentare gli aiuti dall’alto, perché la visibilità dei velivoli con il fumo, diventa difficile. Da New York, il rappresentante speciale dell’ONU, Nikolay Mladenov ha dichiarato, che la situazione è allarmante, e necessita un urgente intervento per evitare che la popolazione turcomanna venga massacrata. Si auspica la “creazione di un corridoio umanitario” per evacuare la città, ma gli americani sono impegnati su altri fronti e le truppe irachene da sole, non bastano a fronteggiare l’Isil. Il sindaco di Amerli, con una telefonata ha chiesto “con urgenza l’invio di cibo, latte per bambini, medicinali” e un team medico. Da circa una settimana, i lanci degli elicotteri sono diventati meno frequenti, l’ultimo è di tre giorni fa, e la maggioranza della cittadinanza è affamata e allo stremo.

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