Parteggiamo su tutto, siamo italiani – Tutto si può dire di noi italiani, tranne che siamo un popolo a cui non piace parteggiare. Adoriamo schierarci in ogni ambito: politica, musica, calcio, temi d’attualità, cronaca e chissà su quante altre tematiche. Parafrasando Gramsci potremmo dire che gli italiani “odiano l’indifferenza”. Così anche sulla doccia gelata del momento, l’Ice Bucket Challenge siamo riusciti a creare delle tifoserie. Favorevoli e contrari dibattono sulla funzionalità o meno di questa secchiata di acqua mista con ghiaccio e su quanto si discosti dal motivo originario per cui è nata. Si, perché l’Ice Bucket Challenge è sorta negli Usa grazie a Corey Griffin, un cittadino statunitense con un amico malato di Sla, che per cercare di aiutarlo si è inventato una forma originale per raccogliere denaro utile alla ricerca di terapie idonee a sconfiggere la malattia diffusa anche tra alcuni ex calciatori italiani. Il buon Griffin ha pensato a una sorta di catena dove chiamare in causa vip facoltosi, indurli a farsi una doccia gelata, dare un contributo per la ricerca e passare il testimone ad altre loro conoscenze.

Prima il versamento e poi la secchiata, please – In questo modo, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, si attira l’interesse dei semplici cittadini e si sensibilizza il grande pubblico su una malattia terribile e poco conosciuta come la Sla. Un’iniziativa, in effetti, non malvagia. Se il fine è così nobile, perché criticare il mezzo? Una risposta potrebbe trovarsi nell’aver ridotto questo passaparola a una moda del momento e così facendo ci si dimentica anche di effettuare il versamento in favore della ricerca. E’ probabile che ne approfittino vip e giocatori caduti in bassa fortuna e come si può notare sui social network anche centinaia di cittadini comuni hanno deciso di sottoporsi alla doccia gelata. Alcuni, nel nome dell’esibizionismo sfrenato, sostituiscono questa foto con quella del loro profilo. Bene, bravi, bis. Però prima di sfruttare qualcosa di così delicato per ricevere qualche like in più sullo scatto bagnato, sarebbe meglio fare un versamento. Anzi, a questo punto è meglio effettuare prima una donazione e poi rinfrescarsi le idee con la secchiata di moda.

Se le donazioni dovessero aumentare, le secchiate avrebbero avuto un senso – Se Valentino Rossi, Marco Materazzi, Checco Zalone, Laura Pausini e nelle ultime ore anche Carlo Tavecchio (per citarne alcuni) si sono fatti annaffiare, chi ha espresso la propria contrarietà su questa pratica è stato lo storico editorialista del “Giornale” Vittorio Feltri. Pungente e ironico, il giornalista ha detto: “L’idea è stata accolta con entusiasmo, come tutte le novità idiote, in mezzo mondo, Italia inclusa, talché oggi anche dalle nostre parti si fa a gara per bagnarsi e rabbrividire. Poco male. Essendo estate, il rischio di raffreddori, polmoniti e affini è ridotto al minimo, o almeno si spera, dato che il solleone quest’anno non è stato implacabile. […] Gli infradiciati, felici di essere immortalati mentre battono i denti, riescono a vantarsi con gli amici del loro sacrificio e fanno molti adepti, tutti interessati ad allungare la lista di coloro che si offrono alla doccia fredda”. Al di là delle parole di Feltri che si possono condividere o meno, l’Ice Bucket Challenge ha aperto un dibattito sulla praticità o meno di questo metodo. Le parole, a volte, lasciano il tempo che trovano e così l’unico metro di misura sarà il compenso economico della raccolta fondi per la Sla. Se i soldi racimolati per la ricerca, durante questo periodo, dovessero avere un’impennata, allora le secchiate avrebbero dato i loro frutti. Altrimenti l’acqua gelata avrebbe soltanto rinfrescato le idee di molta gente.

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https://www.youtube.com/watch?v=6TTpXKFBkjk

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