Da Bono a Di Battista. Le parole sull’Isis non sono un caso – I dubbi complottisti del consigliere regionale piemontese del Movimento cinque stelle, Davide Bono, sulle immagini della decapitazione del giornalista americano James Foley e la visita del premier Matteo Renzi in Iraq, hanno svelato una visione tutta particolare dei grillini in politica estera. Qualcosa che fa breccia in un substrato della società italiana. Teorie appoggiate da intellettuali desiderosi di fama e notorietà e disposti ad argomentare le idee più assurde. Sul blog del guru genovese si possono trovare vari ragionamenti pronti a giustificare farneticazioni del fondamentalismo islamista. Se le affermazioni di storici e altri studiosi poco conosciuti non fanno notizia tra i media nazionali, le parole del deputato Alessandro Di Battista hanno generato un putiferio. Non sono state dichiarazioni personali e isolate all’interno del Movimento. Quello che ha detto il volto noto del grillismo militante è la linea di pensiero di Beppe Grillo e dei suoi seguaci.

Pensieri collegati con quelli del grande capo – Dopo aver giustificato il terrorismo (“Il terrorismo unica arma a disposizione dei ribelli”), Di Battista è tornato alla carica e ha detto: “A quel poveretto gli hanno messo addosso un divisa simile a quella indossata dai prigionieri a Guantanamo. Io penso che la violenza indecente, barbara, inaccettabile che ha subito quel ragazzo sia, in parte, figlia della violenza indecente, barbara, inaccettabile subita dai detenuti nel carcere di Abu Ghraib”. Ma non finisce qua, perché una figura molto vicina al M5s, Paolo Becchi, ha rincarato la dose su twitter: “Armi ai curdi, poi però non lamentiamoci se alle due italiane, attualmente in mano all’Isis, venga tagliata la gola”. Punti di vista in grado di ricollegarsi con il post, di qualche giorno fa, dello storico Aldo Giannuli sul blog di Grillo. Tutto torna e così se si va indietro nel tempo si scopre che le dichiarazioni dell’ultimo periodo sono frutto dell’idea sul mondo di Beppe Grillo.

Se per Grillo “Bin Laden non era tradotto bene” – Sono note le teorie del comico genovese sulla Siria, su Israele e sugli Stati Uniti: “In Siria non sappiamo se sia in corso una vera guerra civile o se invece si tratti di agenti infiltrati nel Paese”. La sagra continua e degenera: noi conosciamo il Medio Oriente tramite “un’agenzia internazionale che si chiama Memri, dietro la quale c’è un ex agente del Mossad”. In precedenza, inoltre, aveva rilasciato altre dichiarazioni come “mia moglie è iraniana, lì la donna è al centro della famiglia. […] C’è una lobby ebraica che controlla il potere e Bin Laden non era tradotto bene. Me l’ha detto mio suocero”. Alla luce di tutto ciò le dichiarazioni del deputato Di Battista sembrano addirittura moderate. Sta di fatto che in un momento del genere, dove il rischio attentati anche in Italia è elevato, queste parole possono essere la classica goccia che fa traboccare il vaso. Da chi è seduto in Parlamento o da chi rappresenta un partito importante nell’attuale legislatura, ci si aspetterebbe maggiore responsabilità, anche se la sua ideologia è lontana anni luce dalla storia e dalla tradizione del mondo occidentale.

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