C’è stato un colloquio telefonico tra gli Stati Uniti e la Germania. Grande è l’apprensione per quello che sta accadendo in Ucraina. Mosca, imperterrita, “se ne infischia” di sanzioni, ultimatum, appelli al dialogo e alla collaborazione. Non riconosce autorevolezza al governo di Kiev, non ne riconosce la sovranità territoriale, in particolare, è decisa a riprendersi i territori dell’est, gli spazi che da mesi sono sotto assedio dei separatisti russofoni. Mosca vuole attuare un’altra operazione di annessione dopo quella della Crimea. Barack Obama e Angela Merkel hanno definito quest’invasione “una provocazione e una violazione della sovranità dell’Ucraina e dell’integrità territoriale”. Il convoglio russo, che era fermo ai confini ucraini, composto da mezzi militari che a bordo, dovrebbero avere solo “aiuti umanitari” per le popolazioni dell’est; – convoglio che Kiev aveva chiesto di sottoporre ai controlli dell’esercito di Kiev e della Croce Rossa Internazionale, affinché i generi alimentari e di prima necessità, giungessero nelle mani giuste – è entrato in Ucraina e non ha chiesto l’approvazione del governo. L’Europa è in allarme e il Pentagono non usa mezzi termini. L’addetto stampa, John Kilby ha dichiarato: “La Russia deve togliere i suoi veicoli e il suo personale dal territorio dell’Ucraina immediatamente”. Un’ulteriore violazione “si tradurrà in costi e isolamento aggiuntivi”.

Il Segretario Generale dell’Onu, Ban Ki-moon non smette di esortare alla calma e alla prosecuzione del dialogo. Ma ci si chiede, quale dialogo, se Mosca persiste nell’atteggiamento del “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”? Il Presidente ucraino Petro Poroshenko grida all’invasione però, invita le parti a ragionare e lui, il Presidente russo Vladimir Putin, ha spiegato alla Merkel, che non c’erano vie alternative, “non si poteva aspettare ancora di più”. Si immagini, come avrà reagito la cancelliera tedesca alle provocazioni russe. Il convoglio russo è costituito da 280 camion, e di questi, la metà sono dentro il territorio ucraino dopo aver attraversato il valico di Izvaryne, che è sotto il controllo dei filorussi. I camion trasportano, acqua, sacchi a pelo e generatori per le popolazioni dell’est. Già una ventina di convogli sono entrati a Lugansk, mentre i colpi d’artiglieria hanno fatto altre due vittime civili a Donetsk.

Visto dall’esterno, il balletto tra Mosca e Kiev sembra aver raggiunto i toni del dispetto reciproco e del dover mostrare, in particolare la Russia, che loro “ce l’hanno più duro”; parafrasando un motto di un politico italiano divenuto celebre negli anni scorsi. Tuttavia, la situazione è assai grave. Dei camion del convoglio russo, la Croce Rossa è riuscita ad ispezionarne solo 40 e il Capo dei Servizi di Sicurezza ucraini, Valentin Nalivaicenko, afferma che gli autisti dei camion, “sono militari carristi”. La stessa Croce Rossa, ha preferito “abbandonare il campo” degli accordi e non ha voluto accompagnare il convoglio nei territori ad est, perché ha ritenuto “la scorta troppo pericolosa”. Inoltre, negli accordi iniziali, mai presi in considerazione dai russi, l’autorizzazione all’ingresso era limitata a una trentina di camion e non alla carovana che poi, è di fatto entrata nei territori: 134 mezzi. Anche l’Italia ha giudicato gravissima la scelta dei russi perché penetrare in un altro Stato, pur se con intenti umanitari, senza l’autorizzazione equivale “a un’azione unilaterale e contraria al quadro normativo e di sicurezza richiesti dall’Icrc, necessario per assicurare all’intervento carattere neutrale, imparziale e indipendente”. Questo è ciò che la Farnesina ha espresso in modo molto chiaro, in una nota, evidenziando che nell’est dell’Ucraina, l’emergenza umanitaria è evidente ma “è indispensabile che tutti gli attori coinvolti nella crisi contribuiscano responsabilmente a trovare un’immediata soluzione alla gravissima situazione in Ucraina orientale, sostenendo e facilitando l’attività degli operatori internazionali, a partire da quelli dell’Icrc, secondo regole e principi di diritto internazionale e umanitario”.

La situazione sul piano militare, non è certo rosea. I separatisti hanno nei giorni scorsi, abbattuto un elicottero militare Mi-24, e tutti i membri del’equipaggio sono morti. Tredici soldati governativi, sono stati catturati e due paesi a ovest della città di Snizhne, sono in mano ai separatisti. Dalla parte di Kiev, il governo ha dichiarato che negli scontri sono stati uccisi 100 filorussi, e distrutto tre carri armati, cinque veicoli corazzati e undici lanciarazzi Grad. Sì certo, sembra quasi di leggere “la lista della spesa” ma qui, di vite umane spese e sacrificate fin’ora, ce ne sono in numero considerevole. Una delle azioni più deprecabili, è stata quella dell’attacco ad un autobus su cui stavano fuggendo decine di persone, e tantissimi erano i bambini, tra le città di Khryashchuvate e Novosvitlivka, sempre nella regione di Lugansk. Anche stavolta, le accuse si sprecano; Kiev ha accusato i filorussi e i separatisti hanno detto “se qualcuno è stato ucciso, non siamo stati noi, ma l’esercito ucraino”.

Dall’incontro che nei giorni scorsi, si è tenuto a Berlino, sembrava che si potesse far qualcosa e l’Ucraina ha detto che “chiede tre cose: che la frontiera sia totalmente sicura; che l’Osce vigili sul cessate il fuoco da ambo le parti, frontiera inclusa; che si liberino tutti i detenuti e che non ci siano tentativi di catturare altri ostaggi”.

Nulla di ciò che è stato richiesto è stato mantenuto, i filorussi, non sono interessanti ai dialoghi berlinesi tra Kiev, L’Ue e Mosca perché sanno che Mosca comunque, li sosterrà. E mentre, i bambini come in tutti i luoghi in cui si svolgono conflitti, sono quelli che pagano il prezzo più elevato. Nella Repubblica Popolare di Donetsk, da lunedì, è stata introdotta la pena di morte “per chiunque commetterà reati particolarmente gravi”. I prigionieri di guerra, potranno essere giustiziati e Vladimir Antiufeev, primo vicepremier di Donetsk ha chiarito “che la pena di morte non è vendetta, ma solo il più alto livello di protezione sociale”.

La protezione del popolo russofono ha la priorità e il raggiungimento dell’obbiettivo, ossia un est Ucraina russo, non è un miraggio. L’occupazione è in corso, Angela Merkel è giunta oggi in Ucraina per parlare con il Presidente Poroshenko, e sembra che alcuni dei camion russi abbiano già lasciato i territori ad est per far rientro. Ma oltre agli aiuti, che cos’altro avranno scaricato?

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