I social network sono il loro primo campo di battaglia – E’ ormai da diversi mesi che si assiste alla partecipazione di occidentali alla causa jihadista in Medio Oriente. Un fenomeno in crescita durante il conflitto in Siria e in espansione in Iraq. Le sirene dell’Isis e di Al Qaeda attraggono sempre più europei e americani. Sembra quasi una tendenza che rischia di portare il fondamentalismo islamico nel cuore del nostro mondo. Anche molti italiani hanno ceduto al “fascino” della jihad e le istituzioni nostrane hanno lanciato l’allarme di fronte ad un evento da non sottovalutare. Hanno tra i 16 e i 30 anni, non parlano arabo e per aggirare la diffidenza dei vertici di Al Qaeda nei loro confronti si auto-arruolano su internet. I social network diventano il loro primo campo di battaglia. Con profili falsi invadono gruppi che considerano nemici, si organizzano e cercano di diffondere l’ideologia di combattere una guerra santa, imporre la sharia, costruire un califfato mondiale e colpire a morte il nemico israeliano e statunitense.

Giovani con problemi esistenziali – Tra queste figure spicca Musa Cerantonio, che da piccolo era cattolico e in seguito si è convertito all’Islam ed è diventato un fanatico jihadista. Oggi predica su internet e in tv, ispirando centinaia di occidentali ad andare a combattere in Siria. Poi c’è stato il caso di  Giuliano Ibrahim Delnevo, ragazzo genovese convertitosi alla fede radicale e morto in Siria nel giugno 2013. Invece si sono perse le tracce di Anas el Abboubi, marocchino cresciuto nel bresciano. Era stato arrestato in Italia per aver praticato attività di addestramento con finalità di terrorismo. Uscito dalla prigione entra in contatto con un network di albanesi che lo porta in Siria. Qui cambia nome e scompare nel nulla. Ci sarebbero altri esempi da citare e vari seguaci, mascherati su facebook e twitter, sono presenti in Italia. Come nel resto d’Europa la situazione è molto critica. Questi giovani isolati, con problemi personali ed esistenziali, trovano nel fondamentalismo islamico una valvola di sfogo, quasi un conforto, un motivo per andare avanti.

L’Italia teme gli jihadisti nostrani – Per loro è una calamita. Così la paura reale è che possano colpire anche in Italia. Molti di loro, infatti, non riescono a partire per una serie di motivi e potrebbero diffondere il terrore in patria. L’allerta è massima, soprattutto dopo l’impegno diretto voluto dal governo Renzi in Iraq contro l’Isis. Il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha inviato una circolare a prefetti e questori in cui li invita a stare più che mai con gli occhi aperti. L’Interpol è già attiva e si teme una reazione sconsiderata di qualche jihadista di ritorno. Proprio come successo a Bruxelles o in Gran Bretagna. Il terrorismo è il volto della guerra del nuovo millennio. La fine del Novecento ha mostrato l’anticamera di questo fenomeno, ma adesso si potrebbe scorgere in tutta la sua brutalità anche in Europa. Per questo motivo gli 007 sono impegnati per impedire una degenerazione terrorista nei confini del vecchio continente.

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