Una giustizia più efficiente e quindi meno costosa – Durante il prossimo Consiglio dei Ministri fissato per il 29 agosto, verrà discusso il cosiddetto “pacchetto civile” che conterrà norme salienti in merito alla tanto attesa riforma della giustizia. L’imperativo categorico espresso dall’esecutivo di larghe intese è quello di ridurre i tempi dei procedimenti che nella maggior parte dei casi si protraggono per anni. Basti pensare che l’Italia ha un contenzioso pari a 3,5 volte la Germania. Una spesa insostenibile e un attesa inaccettabile per le persone coinvolte. Anche se negli ultimi vent’anni si è parlato in continuazione di riforma della giustizia, non si è mai riuscito ad affrontare un tema così centrale e importante. Del resto la guerra civile tra berlusconiani e antiberlusconiani era troppo accesa sui protagonisti di quel momento per potersi concentrare su altro. Così gli anni sono passati e oggi ci troviamo a dover affrontare problemi vecchi in un mondo nuovo. Bel problema. L’obbligo, considerato il contesto internazionale, è quello di accelerare sulle riforme. Il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, su questo punto è stato sin troppo chiaro.

La necessità di concentrarsi sul rapporto tra economia e giustizia – Più riforme si fanno, ovviamente funzionali agli interessi del sistema Italia, e più si stimola la crescita economica. Per questo motivo il rifiuto di dialogare del Movimento cinque stelle con i democratici sulle tematiche della giustizia, è qualcosa che non preoccupa più di tanto in via del Nazareno. Considerato l’esito degli streaming sulla riforma del Senato e del Titolo V, l’incontro saltato tra M5s e Pd potrebbe velocizzare il confronto con le altre forze politiche presenti in Parlamento. Forza Italia, Scelta Civica, Nuovo Centro Destra e Sel sembrano disposte ad ascoltare. Il Ministro Andrea Orlando, intanto, ha le idee chiare e l’impressione è che proporrà norme per concentrasi sul rapporto tra economia e giustizia. L’assenza di quest’ultima, secondo l’esponente democratico, è diventata qualcosa di “insostenibile” per il Paese. Tutto ciò “dà problemi di competitività e di affidabilità internazionale e di gestione delle controversie tra privati” e questo offre “alla criminalità organizzata la possibilità di offrire una giustizia sostitutiva, una sorta di ordine alternativo”.

Ampliare le intercettazioni in una nuova deontologia condivisa – Il Ministro sembra voler partire dal processo civile e al “Sole 24 ore” ha ribadito i punti dai quali intenderà iniziare il suo percorso di rinnovamento: “Soluzione dell’arretrato e specializzazione dei tribunali per arrivare, gradualmente, alla riforma del processo. Poi, la questione ordinamentale (Csm, responsabilità dei magistrati, giudici onorari, personale amministrativo). Infine la parte relativa al processo penale”. L’obiettivo del governo è quello di mettere in piedi tribunali efficienti in grado di essere un motore di sviluppo per il Paese. L’impresa non è semplice a questo va ad aggiungersi il tema sulle intercettazioni, dove il Ministro Orlando dichiara di volerne “ampliare l’utilizzo ai fatti di corruzione” e creare una nuova deontologia. Infine, sostiene il politico del Pd, “il sistema giustizia non può non contare sull’apporto convinto e condiviso di un’avvocatura moderna” e quindi c’è anche l’urgenza di completare la riforma professionale del 2012.

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