I polipi nasali sono una delle più comuni patologie che si presentano all’osservazione dell’otorinolaringoiatra. Si tratta di neoformazioni gelatinose di colorito giallastro che vanno a occupare le cavità nasali impedendo meccanicamente la respirazione nasale e la percezione degli odori. Pur essendo una patologia non grave, la poliposi nasale influenza molto negativamente il benessere dei pazienti, condizionandone spesso lo stile di vita. Il meccanismo di formazione dei polipi non è noto con precisione, è certo che stimoli irritativi cronici, per esempio l’allergia, determinano un ispessimento della mucosa delle cavità che, in individui predisposti, a un certo punto si “gonfia” sino a generare formazioni tondeggianti, di aspetto translucido. I soggetti allergici, a causa dell’irritazione cronica della mucosa nasale hanno una tendenza maggiore allo sviluppo dei polipi, anche se questo non vuol dire che tutti i soggetti affetti da rinite allergica vadano incontro alla degenerazione polipoide della mucosa. E, invece, geneticamente determinato lo sviluppo dei polipi nasali nei pazienti allergici all’aspirina e con asma bronchiale, perché affetti dalla cosiddetta Triade di Widal che si riscontra in molti individui di una stessa famiglia.

La comparsa dei polipi rappresenta l’evento finale di una serie di alterazioni che hanno portato a una diffusa mutazione della reattività organica. La poliposi nasale, infatti, deve essere interpretata come malattia d’organo poiché in realtà investe sempre tutto il naso nel suo complesso con una mutazione della reattività del rivestimento mucoso, (la mucosa nasale dei pazienti affetti da poliposi reagisce a qualsiasi tipo di stimolo, infezioni, allergie, polveri, irritandosi e producendo sempre e solo nuovi polipi), e spesso come malattia di apparato respiratorio quando associandosi con l’asma, crea un “unicum” per cui tutto l’apparato respiratorio del paziente è in uno stato di perenne infiammazione che si estende dalla sua porzione iniziale (il naso) alla sua parte finale (i bronchi). Per tale motivo l’otorinolaringoiatra dovrebbe sempre intraprendere una stretta collaborazione con lo pneumologo. E’, infatti, un dato oggettivo che alla guarigione della patologia nasale seguano degli ottimi miglioramenti anche a carico dell’asma.

È bene precisare che i polipi nasali non originano nella cavità nasale, bensì nei seni paranasali, grandi cavità piene di aria che si trovano sopra e sotto le orbite, e da lì si aggettano dentro le fosse nasali. Nella stragrande maggioranza dei casi la malattia inizia nell’area del seno etmoidale, quella che per conformazione è la più esposta alle infiammazioni. La nascita dei polipi in quel punto compromette il funzionamento anche degli altri seni paranasali, a causa della posizione dell’etmoide che è il regista del funzionamento dell’area ostio-meatale. Il sintomo principale della poliposi nasale è l’ostruzione nasale. La crescita dei polipi, infatti, riduce il passaggio dell’aria. Inoltre, il cattivo funzionamento dei seni paranasali provoca i sintomi della sinusite, cioè il dolore facciale che può presentarsi molto intenso, come nelle sinusiti acute, o limitato a un senso di peso e a una cefalea quasi costante, delle sinusiti croniche. Si associa, spesso, secrezione nasale anomala o rinorrea, limpida o giallastra, nel caso che si verifichi un’infezione del muco, e soprattutto diminuzione o perdita dell’olfatto o iposmia/anosmia per compromissione della mucosa olfattiva formata da cellule neuro-sensoriali dette cellule di SCHULTZ.

Quest’ultime presentano in alto delle espansioni che prendono il nome di ciglia olfattorie che si immergono nel muco che riveste la mucosa e all’estremità opposta presentano gli assoni afferenti che insieme vanno a costituire i filuzzi del nervo olfattivo che passando attraverso la lamina cribrosa dell’etmoide raggiungono i bulbi olfattivi della fossa cranica anteriore. La poliposi nasale rappresenta senza dubbio la più grave patologia benigna del naso, in particolare per la sua tendenza a resistere ai trattamenti e a recidivare. Per tale motivo è necessario che l’otorinolaringoiatra affronti con meticolosità la malattia. A tal proposito sarebbe utile comprendere che per affrontare tale patologia è indispensabile che lo specialista non si limitasse a trattare la poliposi nasale chirurgicamente o farmacologicamente, ma si approcciasse al paziente in maniera olistica ossia studiando quest’ultimo nella sua interezza. È importante raccogliere informazioni riguardo lo stile di vita del paziente, eventuali allergie respiratorie, alimentari o da contatto, la tipologia di alimentazione ed eventuali patologie gastrointestinali, come reflusso gastroesofageo, intolleranza o allergia ai FANS, alterazione del metabolismo dell’acido arachidonico e infine eventuali interferenze di terapie assunte in atto per altre patologie.

Anche in presenza di sintomatologia atipica è sempre indicato eseguire un’endoscopia delle fosse nasali mediante l’uso di fibre ottiche flessibili o rigide di dimensioni e angoli di visione molteplici, così che introdotti nel naso, permettono di visualizzare con precisione zone non altrimenti visibili. La diagnosi va completata sottoponendo il paziente ai vari test allergologici e all’esame citologico nasale, approccio diagnostico importantissimo per l’identificazione, e quindi il successivo trattamento medico mirato, delle diverse forme rinitiche responsabili dell’infiammazione cronica della mucosa nasale. In ultimo e altrettanto importante, al fine di indicare un eventuale e corretto approccio chirurgico, è la diagnostica radiologica e l’indagine da preferire è la TC dei seni paranasali. La terapia della poliposi nasale è pressoché esclusivamente chirurgica, ad eccezione delle fasi iniziali della formazione dei polipi, in cui una valida terapia antiinfiammatoria e decongestionante, può dare risultati. I polipi di maggiori dimensioni raramente regrediscono completamente con la terapia farmacologica, per cui dopo un periodo di tempo variabile tornano a produrre la sintomatologia.

Ma la risoluzione del problema respiratorio, soprattutto in funzione degli effetti collaterali della terapia medica che deve essere necessariamente protratta nel tempo, è chirurgica. Lo sviluppo delle tecniche endoscopiche e la comprensione del funzionamento del sistema dei seni paranasali hanno permesso enormi passi avanti nel trattamento chirurgico della poliposi nasale. Alla possibilità del chirurgo di vedere accuratamente, mediante strumenti ottici sempre più all’avanguardia, si è associata tutta una serie di strumenti “ad hoc” per una chirurgia poco aggressiva, così che l’intervento, nella stragrande maggioranza dei casi, può essere eseguito in anestesia locale. L’intervento chirurgico può essere eseguito mediante l’utilizzo di micro frantumatori-aspiratori nasali, come debrider o shaver, strumenti innovativi e tecnologicamente avanzati che permettono di eseguire la chirurgia mini-invasiva. Attualmente presso la nostra clinica la quasi totalità degli interventi chirurgici è effettuata con tecniche di chirurgia mini-invasiva utilizzando una serie di presidi ottici che bene si combinano con l’utilizzo di micro frantumatori o apparecchi laser o radiofrequenza riducendo notevolmente il disagio post-operatorio del paziente.

Oggi una validissima alternativa agli interventi tradizionali è rappresentata appunto dalla Laser Chirurgia, tecnica moderna, semplice, rapida e indolore. Si esegue in regime ambulatoriale, in anestesia locale di contatto (utilizzando uno spray anestetico, senza iniezioni), utilizzando una fibra laser che inizialmente apre in due la formazione polipoide ne vaporizza successivamente il contenuto acquoso e in seguito permette di asportare i residui del polipo stesso. Dal punto di vista prognostico, i polipi nasali rappresentano una patologia che ha una pessima reputazione tra la popolazione per la sua fama, di essere incurabile e che gli interventi siano sempre e soltanto palliativi, infatti, come già detto la poliposi nasale, ha una spiccata tendenza a recidivare e a richiedere ripetuti interventi chirurgici. Un approccio olistico, associato a una buona diagnostica e, se dovesse servire, a un’adeguata terapia chirurgica seguita da una serie di trattamenti che correggano le alterazioni che stanno alla base della patologia e la alimentano, fornisce risultati molto gratificanti anche in pazienti che hanno già subito diverse recidive.

Oggi un’innovativa metodica medico-chirurgica ci permette di ridurre, e a volte azzerare, la percentuale di recidiva della poliposi nasale. Ques’’ultima consiste nell’apposizione, sotto visione endoscopica, di “schiume” vegetali, (che si riassorbono rapidamente dopo pochi giorni, e non ostacolano mai la respirazione nasale), a livello della bulla etmoidale, e successiva infiltrazione di quest’ultime con cortisonici mediante un apposito e sottilissimo ago, dopo aver eseguito un’accurata chirurgia che risani i focolai di patologia e consenta di ri-ventilare i seni paranasali. Tale procedura, non invasiva e indolore, della durata di pochi minuti, può essere ripetuta ogni tre mesi per prevenire l’infiammazione e l’edema della mucosa nasale e quindi la possibilità della recidiva della poliposi. E’ molto importante che il paziente comprenda che la poliposi nasale è una patologia curabile ma infida e per tale ragione bisogna che dopo il trattamento chirurgico si sottoponga a:

  • protocolli terapeutici locali utilizzando farmaci antiedemigeni non necessariamente cortisonici per periodi di tempo ben stabiliti
  • trattamenti desensibilizzanti nel caso di allergie respiratorie certificate
  • una sostanziale modifica del proprio stile di vita, in particolare riguardante l’alimentazione, secondo le indicazioni fornite dallo specialista
  • una correzione delle patologie concomitanti (per es.reflusso gastroesofageo)
  • regolari controlli per intercettare in fase precoce un inizio di recidiva e bloccarla con le cure specifiche del caso

A conforto finale, è bene comunque rilevare che se l’intervento è ben eseguito e se lo specialista affronta con meticolosità la malattia sia in ambito diagnostico sia in ambito terapeutico post-chirurgico, di solito si riduce di molto la probabilità di eventuale recidiva che impone eventuali “ritocchi” chirurgici molto meno impegnativi ormai ambulatoriali in regime di Day Hospital senza necessità di eseguire il tamponamento nasale anteriore.

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