La visione “italian” nel mondo – Dopo che il noto Scott Schuman, autore del blog The Sartorialist, ha pubblicato sul suo profilo Instagram la foto di un addetto alla sicurezza del Palazzo Reale di Napoli intento a schiacciare un sonnellino durante il turno di lavoro, in rete è scoppiata la polemica. “Italian style” è stato uno dei commenti più gentili nei confronti del nostro Paese. Nel bel mezzo del turismo estivo l’Italia fa una figuraccia di fronte al resto del mondo, che ci etichetta come scansafatiche e poco seri nell’affrontare questioni lavorative e private.

Questo modo di pensare lo si può scorgere quando si viaggia all’estero e a molti sarà capitato di udire, con una buona dose di disprezzo, una sorte di intercalare “italian” pronunciato da cittadini provenienti da ogni parte del mondo e indirizzato a nostri connazionali. Quest’espressione mette in evidenza la dicotomia tra la realtà italiana e le altre nazioni. Non è una novità. Nella cinematografia degli anni sessanta, per esempio, si può assistere ad alcune scene in cui viene ripreso questo modo di pensare. Niente di nuovo sotto il sole, ma rispetto al recente passato la visione “italian” è degenerata.

Il Van Gogh Museum, funzionale e facilmente raggiungibile – Siamo considerati incapaci di gestire il nostro patrimonio, come i beni culturali. Quella che potrebbe essere una nostra fonte di ricchezza, è un ennesimo verminaio in cui vengono parcheggiate persone solo per interessi politici e di parte. Poche competenze, nessuna meritocrazia e tanto clientelismo. È la ricetta che ha messo in ginocchio l’arte e la cultura in Italia. Le differenze le noti soprattutto se giri per l’Europa. Qualche giorno fa ad Amsterdam ho avuto la fortuna di visitare il Van Gogh Museum. Innanzitutto è un sito facilmente raggiungibile grazie ai tram 2, 3 e 5. Appena si scende, immersi nel verde, ci si trova nella cosiddetta zona dei musei della capitale olandese. Un luogo di cultura che ha nel Van Gogh Museum l’attrattiva principale. Le porte vengono aperte alle 10 e la coda, anche se consistente, scorre con facilità. Il costo dell’ingresso è di quindici euro e se si vuole usufruire di un supporto tecnologico per comprendere appieno le varie opere del genio nato a Zundert, si possono pagare cinque euro aggiuntive e attraversare i tre piani dell’edificio e la vita di Van Gogh con l’approfondimento portatile.

A due passi dai capolavori di Van Gogh – Anche se la folla che si avvicina ai dipinti di Van Gogh è consistente, è possibile, seguendo la fila, ammirare i capolavori da vicino. Si scorgono da due passi i quadri di uno dei grandi protagonisti della storia dell’arte. Non capita in tutti i musei di stare accanto alle opere. Il tutto è ben organizzato e si riesce ad entrare, pian piano, nella vita di Van Gogh. Tramite i suoi dipinti si scopre la sua vita, le gioie, le sofferenze e la morte. Come non notare i celebri autoritratti che sottolineano la grande capacità di autocritica di Van Gogh. Non si può rimanere indifferenti dinanzi alla passione per la natura, che in diversi momenti della sua esistenza è stata un conforto. Persino le bottiglie di vetro sembrano prendere vita e nel gioco di luci assumono sfumature reali. Ci si può fermare a qualsiasi dipinto, riflettere e provare a immaginare Van Gogh mentre dipingeva. Dietro ogni quadro c’è la sua visione della realtà, speculazioni filosofiche da non sottovalutare. Il Van Gogh Museum permette di assistere con tranquillità alle opere del pittore dei Paesi Bassi.

Van Gogh ha dipinto lo spirito dei luoghi in cui è stato – L’unica accortezza, e su questo il personale è molto attento e scrupoloso, è di non fare foto, lasciare zaini e tutto il resto nelle cassette di sicurezza all’ingresso. Prima di entrare nel salone che immette il pubblico nelle stanze in cui si trovano le opere, c’è un metal detector per fugare ogni dubbio. Quanto stride tutto ciò con il dormiente custode napoletano, oppure con l’incuria in cui versano altri musei italiani. Il Van Gogh Museum, invece, è un gioiello. Possiede una biblioteca al suo interno e si rimane senza parole quando si assiste ai “Girasoli”, che nella loro particolarità riflettono le sfumature caratteriali dell’artista. Oppure come rimanere indifferenti di fronte ai “Mangiatori di patate”? Un dipinto in grado di riassumere un libro sulla condizione sociale delle classi povere. Poi c’è “La camera da letto” che riesce a mostrare come qualcosa di straordinario una semplice stanza. I paesaggi, inoltre, fanno venir voglia di vivere in quella realtà e come accade nel “Campo di grano con corvi” sono uno sfogo del dolore di Van Gogh. Tramite i suoi dipinti si ha la fortuna di vedere con quali occhi l’artista guardava il mondo. Tutti i colori che animano i suoi quadri oggi sono presenti per le vie di Amsterdam, nello spirito di questa città. È come se Van Gogh avesse dipinto l’essenza dei luoghi in cui è stato. È un’occasione unica assistere a un simile spettacolo e il tutto è reso piacevole dall’organizzazione e dalla gentilezza olandese.

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