Il gap infrastrutturale tra il sud e il nord Italia è enorme. Lo studio effettuato da Unioncamera-Istituto Tagliacarne mostra un’Italia a due velocità. Lo studio, ahimè, mette in luce che il divario negli ultimi dieci anni è aumentato dell’1% rispetto alla media del paese. I dati sono ancora più significativi se si pensa che la maggior parte dei soldi, svariati miliardi, stanziati dal cosiddetto obiettivo “Convergenza”, il processo di sviluppo delle regioni più arretrate dell’Unione Europea atto a portarle allo standard dell’Unione non siano spesi.

Il Sud patisce in generale per le infrastrutture un gap del 34,6% rispetto al Nord-Est, l’area più privilegiata dalle cosiddette infrastrutture economiche, gap che diminuisce per quanto riguarda le infrastrutture portuali, l’unica voce dove il Mezzogiorno sale sopra la media italiana, e aumenta per quanto riguarda la rete ferroviaria e stradale. D’altronde l’alta velocità si ferma a Salerno e appare impossibile ipotizzare un Freccia Rossa a Reggio Calabria o a Palermo e anche se l’Anas è impegnata in tutta Italia con lavori in corso o in fase di avvio per un importo pari a oltre 43 miliardi di euro di cui oltre la metà destinati alle regioni del Sud (Campania, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna) le strade e le autostrade meridionali sono ancora lontane anni luce dalle attrezzate, illuminate, pulite sicure strade e autostrade del Nord.

Se le strade e ferrovie vanno male, anzi malissimo, gli aeroporti stanno peggio. Qui il divario con la situazione nazionale sfiora il 40% e arriva al 60% se il raffronto è con il Centro-Nord. Passando poi a quelle che il rapporto Unioncamere definisce infrastrutture sociali (scuole, ospedali e infrastrutture culturali) la percentuale di ospedali e strutture sanitarie in genere al Sud è del 15,6% sotto la media nazionale, divario che passa al 25,2% rispetto al Centro-Nord e schizza al 34,4% rispetto al Nord-Ovest la macro-area con più strutture sanitarie. Questo scenario produce l’effetto perverso di esasperare ulteriormente le disparità tra un Nord sviluppato e un Sud strutturalmente in affanno e non produce certamente quell’allineamento che rappresenta la ragion d’essere della politica regionale di convergenza voluta e programmata dall’Unione Europea.

Il divario tra Nord e Sud Italia è stato calcolato dall’Associazione per lo sviluppo del Sud (Svimez) in anni. Per colmare le differenze, le sperequazioni, ci vogliono quattro secoli di storia, quattrocento anni d’investimenti che vadano a buon fine. A dispetto del fatto che la Sicilia sperperi o restituisca i fondi europei, c’è un Mezzogiorno, coraggioso, virtuoso, innovativo, che merita maggior considerazione in questo senso lo slogan “ripartire dal Sud per far ripartire tutta l’Italia” ci piace.

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