Forse non tutti sanno che, a seguito della dichiarazione di guerra del Governo italiano nei confronti della Gran Bretagna e della Francia (10 giugno 1940) e della conseguente applicazione della legge di guerra (approvata appena due anni prima), gli inglesi e i francesi presenti sul suolo italiano con proprietà e beni furono dichiarati con decreti prefettizi “di nazionalità nemica”. La conseguenza fu il sequestro di tutti i beni loro appartenenti.

Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 179 del 1° agosto 1940, furono pubblicati numerosi decreti siffatti a firma del prefetto di Messina, dottor D’Eufemia, alcuni dei quali riguardanti cittadini stranieri che abitavano a Taormina. I loro nomi erano: Trewhella Percy Alfredo fu Roberto, Nelson Hood Ronland Arthur Herbert, Kutchinson Ethel Agnes fu Carlo, Ethel Margherita fu Edoardo, Roberto Kitson fu Giovanni, Daneu Giovanna fu Vincenzo in Lander W., Lang Hobe Maria e Annie Luise, Geltrude Trewhella, Basilio Corrado Leader Wiliams fu Enrico, Shaw Hllier Mary fu Evelyn, Pratt-Barlow Roberto fu Francesco, Roberto Percival Campbell, Mervyn Llevolly fu Vernovo Tichel Hill, tutti residenti a Taormina, e Alexander Dashwood, residente a Barnt Green (Inghilterra).

Si notino i nomi italianizzati e qualche errore di trascrizione. Ma la cosa più interessante è che molti di questi “espropriati” non tornarono più a Taormina e lasciarono l’Italia. Per tutti il decreto prefettizio prevedeva: “del sequestro formano oggetto i beni mobili e immobili, di qualsiasi natura compresi i titoli ed il denaro ancorché depositato presso terzi, i crediti, le opere, le provviste e i materiali in genere, anche in corso di costruzione, di lavorazione o di fornitura per consegna da parte di ditte ed enti di nazionalità italiana”. Il decreto nominava un responsabile, denominato sequestratario, che avrebbe compilato un inventario e poi avrebbe messo in vendita i beni.

Come dimostrano alcune storie – una di queste accaduta proprio a Taormina – la popolazione non sempre accettò questa politica suicida e si fece garante dei beni stessi. Ma in tutti gli altri casi, purtroppo, l’applicazione della legge di guerra si tradusse in un disastro. Quanto accadde dopo la fine della seconda guerra mondiale, vinta da inglesi e francesi, non riuscì a sanare la rottura di un rapporto di fiducia e di un senso di sicurezza che gli stranieri persero nei confronti dell’Italia.

Si potrebbe obiettare che dalla fine della guerra e fino a tutti gli anni Sessanta ci fu un nuovo innamoramento degli stranieri nei confronti del nostro paese, ma le grandi famiglie dagli ingenti patrimoni non fecero più quelle scelte totali che avevano compiuto prima. Non ci furono più uomini come Robert Kitson, quello di casa Cuseni, che vendevano tutto il loro patrimonio in patria, scegliendo la Sicilia come patria esclusiva. Il mondo era cambiato e anche l’amore per l’Italia aveva subito forti ridimensionamenti. Per colpa del fascismo e della guerra.

In precedenza molti stranieri avevano scelto di vivere in Italia, acquistando casa e persino facendosi seppellire in una terra eletta a patria. Naturalmente, questo poteva essere un privilegio riservato ai più ricchi. Anche la Sicilia ha avuto il suo periodo di grande attrazione, in alcune località in particolare, come Taormina, Messina, Lipari. In alcuni casi il motivo che induceva queste persone a scegliere la Sicilia era legato alla loro condizione nel paese d’origine, dove evidentemente non si trovavano bene, ma in altri casi era l’attrazione esercitata della nostra isola (clima, paesaggio, cultura, ecc.). Sarebbe interessante indagare meglio questi motivi, perché forse potrebbe essere più chiaro come mai questa attrazione non viene più esercitata dalle nostre terre, che continuiamo a magnificare, ma che sappiamo noi stessi hanno perduto qualcosa della loro originaria bellezza.

© Riproduzione Riservata

Commenti