Papa Francesco, è stato in visita apostolica nella repubblica di Corea dal 13 al 18 agosto, e qui ha incontrato numerosi leader religiosi. Il Pontefice ha lasciato l’Arcidiocesi di Seoul con uno dei suoi spontanei ringraziamenti, perché il suo spirito permeato di francescanesimo, vede naturale il “dire grazie” e il chiedere “che si preghi per lui”. Bergoglio ha detto: “Voglio ringraziarvi per la gentilezza e l’affetto che avete dimostrato venendo qui ad incontrarmi. La vita è un cammino, un cammino lungo, ma un cammino che non si può percorrere da soli. Bisogna camminare con i fratelli alla presenza di Dio”.

Queste parole, sono state lasciate nel cuore di chi in questi giorni lo ha ascoltato, ma costituiscono in un certo senso, un’introduzione alle altre parole di Papa Francesco, quelle che ha pronunciato davanti ai giornalisti, mentre era sull’aereo di ritorno a Roma.

Già a Seoul, il Pontefice aveva largamente parlato dei vari fronti di guerra, che in questo momento sono aperti. Dal Medio Oriente, all’Africa, all’Ucraina, che sono i punti più caldi e stanno generando troppe vittime. Uomini, donne e bambini, tanti bimbi che l’unica colpa che possiedono, è quella di essere venuti al mondo, in tali luoghi, la cui loro permanenza è marchiata già alla nascita, dalla violenza. Lo spirito francescano di Bergoglio, il quale è una delle più importanti guide religiose del Mondo ed un Capo di Stato, non può che ribellarsi innanzi a quest’ondata di sangue. Papa Francesco ha detto che i conflitti hanno raggiunto “un livello di crudeltà spaventosa, che non è altro che il frutto di una III Guerra Mondiale, ma a pezzi”.

E noi, ci troviamo d’accordo con questa dichiarazione perché quello che sta avvenendo, è infatti il prologo di un conflitto che se sottovalutato ancora, rischia di espandersi. Bergoglio ha affrontato i temi della crisi attuale, dicendo che dopo la Seconda Guerra Mondiale è venuta alla luce l’idea di creare l’Organizzazione delle Nazioni Unite e quest’organismo deve interrogarsi, oggi più che mai, sul modo di fermare questo oltraggio all’umanità. “I mezzi con i quali fermare l’aggressore ingiusto dovranno essere valutati” ed ha posto l’accento sul senso “dell’avere memoria” di ciò che in passato è già accaduto: “Quante volte, con questa scusa di fermare l’aggressore le potenze hanno fatto una vera guerra di conquista? Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore”.

Parole, forti come macigni, che Bergoglio lancia quale monito, affinché, chi tra i più interessati nell’economia dei conflitti, faccia attenzione alle prossime mosse. E Papa Francesco, si riferisce agli Stati Uniti, agli interventi “mirati” e favoriti da interessi “mirati”, in talune zone di conflitto ma parla anche delle responsabilità della Ue e degli altri paesi forti come Israele, o l’Arabia Saudita, e la Cina con il Giappone.

Il Pontefice ha lanciato anche un’altra provocazione che tuttavia è una “dichiarata linea d’azione” in merito ai fatti sanguinosi in Iraq ed alla persecuzione delle minoranze fra cui le comunità cristiane. È deciso a recarsi in Kurdistan ed ha aggiunto: “c’è questa possibilità. Fermare l’aggressore ingiusto è un diritto dell’umanità, ma è anche un diritto che ha l’aggressore di essere fermato perché non faccia il male”.

Papa Francesco ha posto sotto la lente del proprio giudizio, la triste consapevolezza che “la tortura è diventata un mezzo quasi ordinario” e che dunque l’attacco alla vita e alla dignità di altri esseri umani, va fermato. Ma con il verbo “fermare”, Francesco ha precisato, che intende “non bombardare o fare la guerra”, e puntando di nuovo l’attenzione, sulla spaventosa persecuzione che sta avvenendo in Iraq, ha dichiarato: “Sì ci sono le minoranze cristiane, ci sono i martiri, ci sono tanti, ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose e altri, e tutti sono uguali davanti a Dio”.

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