Il grande artista Corrado Cagli iniziò la sua carriera di artista nel 1929-30 poco più che ventenne e fu originale creatore di varie maioliche dal gusto straordinariamente moderno, ma poco dopo, nel 1932-33, si convertì alla pittura entrando a far parte della Scuola Romana: tra le sue prime opere vi furono Neofiti (1934), Partita a carte e Arlecchino granduca (1936), Veduta di Roma e Pesci (1937), ed esse furono tra le più importanti e significative opere tra tutte quelle fatte dai membri della stessa scuola, contribuendo in modo decisivo a diffondere i principi del Primordialismo.

Ma nel 1938 egli fu costretto a lasciare l’Italia a causa delle Leggi Razziali, andando a vivere prima in Francia e poi negli Stati Uniti, ritornando poi in Italia nel 1944-45 al seguito delle truppe Alleate e continuando comunque anche in questo difficile periodo il suo lavoro, con la creazione di opere come Pellegrino (1939) e poi Davide e Golia (1940).

Nell’immediato Dopoguerra recuperò l’espressione figurativa dopo una fase astratta, creando opere come Chimera (1946), La Veglia e il sonno (1947), Studio di mani (1952), Madre del popolo (1953), San Giorgio e il drago e poi Arlecchino in Scozia (1957), Apollo (1958), Accattone (1961, un omaggio a Pasolini), Cecilia (1962), Minotauro (1967), Picciotto (1968), Ungaretti (1969, un omaggio al grande poeta), Natività (1970), Lava a sud-est (1971), Uomo d’arme (1974) ed Il mio Segno (1976).

Lo stile di Cagli stabiliva che il suo non era un eclettismo di scelta ma un ragionamento sull’arte che non ha nessun momento di discontinuità con l’espressione lirica o artistica propriamente intesa, in quanto per Cagli l’arte non si limitava ad una pura lirica del quadro o dell’oggetto ma essa doveva giungere a penetrare tutti i sensi di un pensiero morale, dialettico e politico, espressione globale di un’esistenza consapevole di un mondo nuovo e moderno.

Quella di Cagli era una riflessione ampia sul contesto culturale contemporaneo, una meditazione di vari termini figurativi dei fatti artistici europei e mondiali, ed egli vi inseriva anche elementi di riferimento di artisti e movimenti che riteneva importanti nella dialettica artistica, usandoli come punto di riferimento per la storia da tracciare: negli anni trenta si ispirò a Picasso, Prampolini, Scipione, Matisse e Campigli oltre che al Surrealismo, negli anni quaranta a Braque, Gorky ed alla Metafisica, negli anni cinquanta a Kelle, Mathieu e Pollock ed infine negli anni sessanta-settanta alla corrente degli Aerograph.

Le Forme e l’Astratto sono due generi come l’Epica e la Lirica, ed essi, quando si isolano, giungono a spiegare meglio una sequenza cronologica di opere di Cagli, la pluralità dei suoi intenti, la forma simultanea di una duplice esigenza poetica che egli seppe esprimere nella sua vita: tuttavia il suo ideale di libertà era troppo aperto per i suoi tempi (a causa delle ideologie totalitarie e di un certo modo di pensare della critica), ma oggi lo possiamo interpretare con una maggiore disponibilità e senza alcun tipo di preconcetti.

La città di Taormina ha deciso di omaggiare il grande artista (che qui visse per molti anni della sua vita) organizzando in questo periodo una mostra (a cura di Angelo Calabrese) di molte delle sue più grandi opere.

[hr style=”dashed”]

[Photo Andrea Jakomin / Blogtaormina (CC) 2014]

© Riproduzione Riservata

Commenti