I pacifisti a priori rimarranno delusi – Il massacro dei cristiani, degli Yazidi, degli sciiti e delle altre minoranze dell’Iraq sta assumendo dimensioni enormi. Difficile non prendere una posizione netta in un contesto del genere. Il Vaticano, tramite vari comunicati, ha scelto di parlare e di condannare duramente la violenza disumana dell’Isis, ma questa volta anche il Papa ha pronunciato una dichiarazione destinata a segnare uno spartiacque profondo rispetto al recente passato. La Chiesa guidata da Francesco non è certo bellicista. Il ripudio della guerra rimane l’imperativo categorico per i cattolici, ma qualche sinonimo della parola non è poi così disdegnato in Vaticano. È sempre stato così e soprattutto in un contesto del genere non potrebbe essere altrimenti, considerando il genocidio in atto nel Paese mediorientale. La furia jihadista dell’Isis preoccupa anche il Pontefice e così chi pensava di trovare una sorta di rifugio nella figura di Bergoglio ne rimarrà deluso. Tutti coloro che in questi mesi immaginavano il Santo Padre, con una buona dose di strumentalizzazione, come una figura politica di riferimento, dovranno trovarsi altri simboli.

“È lecito fermare l’aggressore ingiusto” – Le parole del Papa sono sin troppo chiare: “In questi casi in cui c’è un’aggressione ingiusta posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo fermare, non dico bombardare o fare la guerra, ma fermare. I mezzi con cui fermare dovranno essere valutati. Qualche volta, infatti, sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto, le potenze si sono impadronire dei popoli e hanno fatto una vera guerra di conquista. Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. E’ all’Onu che si deve discutere come farlo. Fermare l’aggressore ingiusto è un diritto dell’umanità e anche un diritto dell’aggressore essere fermato, perché non continui a fare del male”. Tutti ricordiamo quando nel 2003 le bandiere della pace sventolavano in Italia con l’appoggio di Papa Giovanni Paolo II, ma adesso queste frasi di Bergoglio potrebbero segnare un cambiamento nelle strategie vaticane. La politica del buon vicinato della Santa Sede nei confronti del mondo arabo è destinata a mutare.

La vera innovazione di Francesco – Le persecuzioni dei cristiani in Iraq hanno dettato quest’inversione. Certo Papa Francesco non parla di guerre giuste o sbagliate, ma è evidente la necessità di difendere i confini della cristianità. Chi ha voluto portare sulle sue spalle il nome Francesco, in segno di semplicità e anche di pace, probabilmente dovrà trovarsi a preservare i cattolici del mondo dalla brutalità assassina dei fanatici islamici. Per il Pontefice siamo già nella “Terza guerra mondiale a pezzi”, frammentata. E in un contesto del genere è impossibile non prendere una posizione o, peggio, voltarsi dall’altro lato. Ecco la vera rivoluzione di Francesco. Pronunciare parole importanti come pace, ma impedire che i pacifisti ad orologeria, di cui l’Italia è piena, strumentalizzino le sue parole o dichiarazioni. Il punto di vista di fronte ai bombardamenti americani in Iraq non lascia spazio a dubbi. “È lecito fermare l’aggressore ingiusto” è una frase che non piacerà a chi parla di pace a giorni alterni e distingue tra morti di serie A e morti di serie B, ma è una bella ventata di novità.

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